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La potabilizzazione: quando l'acqua diventa buona da bere

Per essere conforme l’acqua deve rispettare requisiti fisico-chimici, microbiologici e organolettici previsti per gli usi potabili

I trattamenti di potabilizzazione sono finalizzati a rendere l’acqua conforme ai requisiti previsti per gli usi potabili migliorandone gli aspetti organolettici (colore, odore, sapore), chimici (ad esempio effettuando la rimozione di ferro e manganese) e microbiologici (ad esempio, Escherichia coli).

I principali trattamenti, illustrati in ordine di sequenza, sono i seguenti.

  • Sedimentazione : è un processo fisico che consente di rimuovere le sostanze solide sedimentabili presenti nell'acqua dalla quale si separano generalmente per gravità;
  • Chiariflocculazione: consiste nell'addizione all'acqua di alcuni composti chimici (es. sali d'alluminio) che favoriscono l'aggregazione di piccole particelle, non altrimenti sedimentabili, in aggregati più voluminosi, favorendone la rimozione nella fase di filtrazione;
  • Ossidazione: si effettua con idonei agenti chimici (es. permanganato di potassio, ozono) che interagiscono con i contaminanti disciolti (sostanze organiche e inorganiche), facilitandone la rimozione;
  • Filtrazione: serve a eliminare le particelle ancora presenti dopo i precedenti processi. La filtrazione su sabbia è un processo fisico che consente di separare dall'acqua le particelle sfuggite dai comparti di sedimentazione e di chiariflocculazione; la filtrazione su carbone attivo rimuove microinquinanti prevalentemente organici;
  • Disinfezione: è lo stadio di trattamento finale che agisce sulla componente microbiologica residua e assicura l'assenza di microrganismi patogeni; usualmente è effettuata con prodotti a base di cloro (ipoclorito di sodio, biossido di cloro) che consentono di mantenere un residuo di disinfettante lungo tutta la fase di distribuzione. Il biossido di cloro viene prodotto in soluzione liquida per reazione tra acido cloridrico e clorito sodico presso l'impianto, i cloriti sono i suoi sottoprodotti di disinfezione. All'ipoclorito di sodio, già pronto per l'utilizzo, più economico e meno persistente, si associano invece come sottoprodotti della disinfezione i trialometani. Per entrambi i sottoprodotti il D.lgs 31/2001 (nell’allegato B) fissa valori parametrici da rispettare e in questo report sono riportati i risultati delle analisi effettuate dal gestore e dalle Aziende Usl anche per questi due componenti.
Le acque provenienti da sorgenti e pozzi profondi necessitano di minori trattamenti di depurazione

Le acque di migliore qualità all'origine, derivate da sorgenti e pozzi profondi, necessitano in genere di trattamenti semplici (ad esempio sedimentazione, filtrazione e disinfezione) in quanto beneficiano dei fenomeni naturali di "auto-depurazione" che avvengono durante la filtrazione dell'acqua nel terreno e negli strati del sottosuolo. Le acque superficiali e alcune acque di falda, specie quelle di pianura, a causa delle loro caratteristiche e della loro vulnerabilità a inquinamenti accidentali, richiedono filiere di trattamento complesse comprendenti in genere molte o tutte le fasi sopra descritte. In alcune acque di falda è necessario effettuare trattamenti per la rimozione di inquinanti di origine naturale, quali ammonio, ferro e manganese, e di origine antropica, i più comuni dei quali sono i composti organoalogenati.

 

Il cloro nell’acqua potabile

Nella filiera di trattamento la disinfezione è indispensabile per garantire al consumatore finale un’adeguata protezione igienico-sanitaria. Il dosaggio di disinfettanti a base di cloro, sia nell’impianto di produzione sia lungo la rete di distribuzione, garantisce la rimozione all’origine dei microrganismi potenzialmente patogeni e la persistenza necessaria a evitare il loro sviluppo durante la distribuzione. L’introduzione della clorazione nei primi anni del secolo scorso, unitamente ai trattamenti di filtrazione, ha ridotto drasticamente a livello mondiale la diffusione di patologie connesse all’acqua utilizzata per l’alimentazione.

Affinché l’acqua perda l’odore e il sapore derivanti dalla presenza di cloro, è sufficiente adottare piccoli accorgimenti domestici come lasciare l’acqua in una brocca, in modo da consentire al cloro di volatilizzarsi gradualmente. È preferibile inoltre consumarla fredda dato che l’acqua a bassa temperatura risulta più gradevole.