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Cosa significa remunerazione del capitale investito?

La remunerazione del capitale investito comprende gli interessi sul debito contratto per investimenti sulla rete e sugli impianti, le tasse sul reddito, il profitto del gestore.

Il servizio idrico integrato necessita di ingenti investimenti per la costruzione di reti e impianti e per la loro manutenzione. Ad esempio, la costruzione di una condotta idrica, la realizzazione di un impianto di potabilizzazione o di depurazione sono considerati investimenti in quanto queste infrastrutture hanno una durata pluriennale. La somma degli investimenti realizzati è il capitale investito.

Per poter fare fronte alla realizzazione degli investimenti (che vengono decisi dall’Autorità di Ambito Territoriale Ottimale, dal 2012 sostituita dall’Agenzia territoriale regionale), il gestore può ricorrere a finanziatori esterni come le banche o altri istituti finanziari pagando ad essi un interesse per il finanziamento ottenuto. In questo caso, la remunerazione del capitale investito ripaga i costi per gli interessi passivi che vengono pagati sul debito contratto, oltre ai costi per le imposte sul reddito. La parte di remunerazione rimanente dopo aver sottratto gli oneri finanziari e le imposte costituisce il profitto per il gestore.

 
Composizione della remunerazione del capitale investito

La remunerazione del capitale investito viene calcolata, secondo il metodo regionale in vigore dal 2008, in percentuale rispetto al capitale investito dal gestore al netto degli ammortamenti. Dal 2008 nella regione Emilia Romagna è pari al 7,16% del capitale investito e si compone di una quota che copre gli oneri finanziari sul debito, di una quota rappresentata dalle imposte sul reddito del gestore e da una quota residuale che rappresenta la remunerazione netta per il gestore.

La remunerazione del capitale investito è stata aggiornata, così come previsto dalla normativa regionale, dalle Autorità di Ambito Territoriale Ottimale di Bologna e Modena in fase di approvazione del nuovo periodo di regolazione tariffaria valevole rispettivamente per gli anni 2011-2015 e 2010-2014 ed è fissato rispettivamente in 5,36% e 6,24%.

Se invece gli investimenti vengono autofinanziati dal gestore, facendo quindi ricorso alle risorse finanziarie interne all’azienda e non attraverso l’indebitamento presso le banche, il gestore stesso rinuncia a utilizzare quelle risorse per impieghi in altri servizi; la remunerazione del capitale investito in questo caso va a ripagare questo mancato guadagno del gestore e, sempre al netto delle imposte, rappresenta il profitto per il gestore.

Con il referendum di giugno 2011, si è deciso di modificare la metodologia di definizione della tariffa eliminando la voce “remunerazione del capitale investito”. Ad oggi il legislatore non ha ancora definito le modalità per recepire l’esito del referendum di giugno 2011 sulla remunerazione del capitale investito.