
Video, informazioni sulla qualità dell'acqua e sugli impianti. Gli appuntamenti del Festival dell'acqua
É nata HerAcademy!
La Corporate University di Hera è stata presentata al convegno "Beni privati, beni pubblici e beni sociali"
HERA gestisce alcuni impianti di trattamento terziario delle acque reflue comunemente detti "di fitodepurazione". Si tratta di interventi di affinamento delle acque reflue già sottoposte a trattamento secondario, realizzati con il sistema a stagni biologici e mediante l'uso di vegetazione macrofita che svolgono la funzione di veri e propri "ecosistemi filtro" e hanno come fine l'ulteriore miglioramento delle acque già trattate. A questo scopo si affianca il recupero di zone generalmente marginali, ricreando ambienti esteticamente piacevoli, di notevole valore "architettonico" come oasi naturalistica e paesaggistica, rifugio di diverse specie di volatili, anfibi e rettili.
Il termine "fitodepurazione" deriva dal ruolo che le piante rivestono nella rimozione di alcuni inquinanti dalle acque di scarico come i solidi sospesi, le sostanze organiche, l'azoto, il fosforo, i metalli pesanti, virus e batteri, mediante l'azione combinata di azioni naturali tra cui la sedimentazione, la filtrazione, il bioaccumulo, l'adsorbimento, l'azione microbica in ambienti aerobici e anaerobici, le radiazioni luminose.
L'esperienza di Bentivoglio (BO)
La struttura operativa di Bologna gestisce un impianto di fitodepurazione costruito in collaborazione con i comuni di Bentivoglio, di Argelato e di San Giorgio di Piano.
Il sistema di depurazione degli scarichi fognari di Bentivoglio è composto da un impianto a fanghi attivi del tipo a dischi biologici, seguito da un comparto affinativo di "fitodepurazione" consistente in una zona umida ricostruita a superficie libera d'acqua (FWS, Free Water Surface).
L'impianto è composto da una serie di stagni biologici con uso di vegetazione macrofita, esteso su un'area complessiva di 48 000 mq circa di cui 24 000 preposti al trattamento vero e proprio delle acque come superficie bagnata.
Nei bacini d'acqua, caratterizzati come vere e proprie unità di processo biologico, sono coltivate varie specie di idrofite, piante che trovano nelle zone umide l'ambiente idoneo al loro sviluppo.
Nel primo comparto, formato da tre bacini aventi una lama d'acqua profonda circa 50 cm, sono presenti piante radicate emergenti dall'acqua (elofite) del genere typha, scirpus e phragmites, nei successivi due bacini si attua la coltivazione della lenticchia d'acqua (Lemna gibba), una pianta acquatica galleggiante (pleustofita).
Fra i bacini sono frapposti dei panconi in legno, regolabili in altezza, che mantengono i livelli prestabiliti dell'area allagata.
L'acqua confluisce quindi in un bacino per ittiocoltura in cui sono stati introdotti, assieme al comune pesce rosso, anche carpe e tinche che svolgono il controllo di sviluppi indesiderati di fito e zooplancton.
Al termine del ciclo sono stati realizzati due bacini di finissaggio e infine una zona umida con coltivazione di varie essenze pregiate piantumate lungo un percorso didattico appositamente studiato.
Quest'ultima zona, di circa 5 000 mq, realizzata con criteri di ingegneria naturalistica, presenta uno specchio d'acqua dove è possibile osservare campioni di vegetazione planiziale spontanea suddivisa per specie botaniche come il potameto, il ninfeto, lo scirpeto, il fragmiteto, il tifeto.
E' stata infine predisposta una stazione automatica di sollevamento, dotata di idonee pompe sommerse, per l'invio dell'effluente finale a una serie di laghi in cui una associazione ricreativa locale pratica la "pesca sportiva", riutilizzando così l'acqua depurata per l'allevamento del pesce.
Pagina aggiornata al 22 agosto 2011