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Bilancio di Sostenibilità 2011
Ce ne parla Maurizio Chiarini (Amministratore Delegato del Gruppo Hera)
Gli effetti negativi dell'inquinamento, tra cui il più preoccupante è sicuramente il graduale innalzamento della temperatura del pianeta (effetto serra), negli ultimi anni hanno contribuito a porre l'accento sulle problematiche ambientali legate alla produzione industriale.
Per cercare di affrontare in modo concreto questi mutamenti, la comunità internazionale nel corso della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici che si è tenuta in Giappone nel 1997, ha redatto un documento divenuto famoso come Protocollo di Kyoto. Questo accordo fissa, per i Paesi industrializzati che lo hanno ratificato, un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, tra cui il più rilevante l'anidride carbonica. Si è così stabilito di ridurre le emissioni complessive del 5,2% tra il 2008 e il 2012 rispetto ai livelli del 1990. Per la Comunità Europea e per l'Italia, nel dettaglio, l'impegno di contenimento è rispettivamente dell'8% e del 6,5%.
Gli obblighi assunti nell'ambito del Protocollo di Kyoto, in Italia come negli altri Paesi firmatari, hanno contribuito non solo ad incentivare politiche di perseguimento dell'efficienza energetica e dello sviluppo da fonti rinnovabili ma anche meccanismi volti a dare valore commerciale alle emissioni inquinanti. In modo tale da perseguire politiche di sviluppo sostenibile, che si propongono cioè di soddisfare le esigenze produttive del presente senza compromettere questa possibilità per le generazioni future.
Il sistema di regolamentazione delle emissioni si articola in maniera ovviamente globale, in quanto globale è il processo che causa un'alterazione nella composizione dell'atmosfera.
Per favorire questo approccio internazionale sono stati studiati tre sistemi differenti detti "meccanismi flessibili". Si tratta dell'Emission Trading System (ETS), del Joint Implementation (JI) e del Clean Development Mechanism (CDM).
L'Emission trading è un sistema basato sulla compravendita dei diritti di emissione nell'atmosfera. Questo commercio nasce dalla necessità, per ogni impresa e paese di rientrare entro determinate soglie massime di emissione prestabilite.
Poiché i principali paesi industrializzati sono anche i maggiori responsabili dell'effetto serra, essi sono stati inclusi in una lista (Annesso I) e hanno firmato un accordo che prende il nome di Joint Implementation (letteralmente implementazione congiunta). Questo accordo, incluso nel Protocollo di Kyoto, permette a ciascuno di loro di comprare o vendere quote di emissione reciprocamente.
Questo scambio è stato poi ampliato con il Clean Development Mechanism (meccanismo di sviluppo pulito) che ha allargato lo scambio anche ai paesi in via di sviluppo non appartenenti alla lista iniziale inclusa nell'Annesso I.
Pagina aggiornata al 4 agosto 2011