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Il fabbisogno di investimenti

Per risolvere l’emergenza italiana servono 65 miliardi di euro da qui ai prossimi 30 anni. Almeno due miliardi l’anno: un obiettivo, purtroppo, ancora lontanissimo

 
  • Investimenti idrici in Italia
 
Potabilizzatore Hera a Pontelagoscuro (Ferrara)
Potabilizzatore Hera a Pontelagoscuro (Ferrara)

Nel Bel Paese il 15% dei cittadini (due su 10) non è collegato alle fognature, il 30% (tre su 10) non accede al servizio di depurazione e più del 35% dell’acqua, con punte che arrivano al 70%, si perde durante il trasporto. Sono numeri che ben illustrano la grave situazione in cui versa il sistema idrico italiano e che si associano con difficoltà a un Paese pienamente sviluppato.

Un miliardo e mezzo all’anno gli investimenti oggi in Italia
Nel passato sono mancati gli investimenti necessari a dare piena copertura al territorio nazionale e solo gli ultimi 10 anni sono stati caratterizzati da un aumento delle risorse dedicate alle infrastrutture del sistema idrico, con una spesa di circa 1,5 miliardi all’anno. Cifra, però, ancora non sufficiente rispetto a quanto sarebbe necessario e ben al di sotto della media europea, che si aggira attorno ai 4-5 miliardi l’anno. Non è un caso che in Europa le perdite idriche si collochino di norma tra il 7 e il 15%. La rete di fognatura e depurazione è tra l’altro la parte più complessa del sistema idrico, sia dal punto di vista degli investimenti necessari al suo sviluppo e manutenzione, che dal punto di vista della gestione tecnica.

Oltre 2 miliardi la cifra necessaria annuale per i prossimi 30 anni
In Italia, tutto questo ha generato un costo quantificato dagli organismi di pianificazione territoriale competenti in almeno 65 miliardi di euro (dal BlueBook 2011): oltre due miliardi all’anno per i prossimi 30 anni sono, infatti, la cifra considerata necessaria per realizzare gli investimenti che porterebbero l’Italia fuori dall’emergenza, pari a circa 40 euro all’anno per abitante. Attualmente, però, nel settore idrico gli investimenti si fermano a quota 26 euro/anno/abitante, pari a solo un terzo di quanto invece investono gli altri paesi occidentali: Gran Bretagna e Stati Uniti, ad esempio, viaggiano sugli 80 euro (dati Ocse).

Oltre la metà degli investimenti pianificati non viene realizzata
Il Paese presenta quindi un grave deficit infrastrutturale che produce emergenze qualitative e quantitative. In particolare sono il Nord Ovest e il Sud le zone più critiche del paese, Sicilia, Campania e Lazio in testa. Basti pensare che nel Sud solo il 23% circa degli investimenti programmati viene effettivamente realizzato, a fronte del 74,6% del Nord e dell’85,3% del Centro (media italiana: 55,8%). In questo contesto, secondo la ricerca di Federutility “Rapporto generale sulle Acque: obiettivo 2020” il contributo pubblico agli investimenti copre solo il 10% circa del totale, mentre il restante 90% proviene da investitori che reperiscono le loro risorse o attraverso capitale proprio oppure attraverso capitale di debito, quindi preso in prestito. Oltre la metà degli investimenti sono realizzati dal 10% delle aziende, quelle maggiori, mentre il restante 90% delle utility è spaccato a metà: un 45% riesce a coprire il 35% degli investimenti mentre l’altro 45% arriva con difficoltà al 10%. Un settore frammentato, quindi: un fattore che non aiuta nel reperimento delle risorse e nella ricerca dell’efficienza.

Le tariffe idriche italiane sono tra le più basse in Europa
Anche a causa della crisi economica, a partire dal 2008 gli investimenti sulle reti sono nuovamente diminuiti e questo ha contribuito ad aggravare la situazione, peggiorando il livello del servizio (fonte: Rapporti dell’OCSE sulle perfomance ambientali: Italia 2013). A questo si aggiunga che, secondo un recente rapporto di Federutility, la morosità è in crescita: le bollette scadute da oltre 24 mesi e non pagate equivalgono a circa 3,8 miliardi di euro. Il 4,3% delle utenze è moroso, un tasso quattro volte superiore a quello che si registra ad esempio nel servizio dell’energia elettrica. Questo, nonostante l’elettricità fatturi bollette molto più elevate e le tariffe acqua italiane siano tra le più basse in Europa (fonte: International Water Association): 1/8 di quella danese, 1/4 di quella tedesca o francese o britannica, metà di quella spagnola, 3/4 di quella turca (Global Water Inteligence, 2009). Il tutto in una situazione ancora non definita sul fronte normativo che non aiuta le aziende, mentre l’Unione Europea richiede infrastrutture adeguate a garantire una buona qualità dei servizi.