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Raccolta differenziata e ciclo del recupero

La maglietta del calciatore? Nella sua vita precedente era una bottiglia di plastica. Addirittura le caffettiere sono fatte di materiale riciclato: bastano 37 lattine di alluminio. Ecco a cosa serve la raccolta differenziata.

 
Contenitori per la raccolta differenziata
Contenitori per la raccolta differenziata

La raccolta differenziata: qualche dato
Nel 2010 l’Italia ha prodotto 32,5 milioni di tonnellate di spazzatura, con una media di circa 536 kg pro capite in un anno (dati Ispra). La raccolta differenziata ha raggiunto una percentuale pari al 35,3% della produzione nazionale dei rifiuti urbani (in media, 189 kg per abitante) attestandosi a oltre 11,4 milioni di tonnellate, in lieve crescita rispetto al 2009 (33,6%). Gli obiettivi che il nostro paese si era dato sono stati raggiunti dunque con 4 anni di ritardo e sembrano lontanissimi quelli fissati per il 2009 (50%) e 2011 (60%), insieme a quelli del 2007 (40%) e del 2008 (45%). Inoltre, differenziare i rifiuti è una pratica ancora diffusa a macchia di leopardo in Italia, con forti differenze geografiche: il Nord nel 2010 ha raggiunto il 49,1% (262 kg per abitante) mentre il Centro ed il Sud hanno registrato tassi pari, rispettivamente, al 27,1% (166 kg pro capite) e 21,2% (105 kg). Nel territorio servito da Hera (circa 2,8 milioni di cittadini) nel 2011 si sono raggiunte percentuali di raccolta differenziata del 50,5%.

A che serve separare i rifiuti?
Per capire l’importanza di separare i rifiuti e la necessità per paesi come l’Italia di incrementare le quantità raccolte, è utile seguire il percorso completo di un rifiuto e il suo avvio al riciclo. Per questo, il Gruppo Hera pubblica da tempo l’opuscolo Sulle Tracce dei Rifiuti, dove è possibile tracciare i materiali dal cassonetto alle aziende che li ricevono utilizzandoli poi come nuova materia prima.

Dallo shampoo all’abbigliamento
Andando ancora più a fondo, proviamo a fare un esempio pratico. Un flacone di shampoo che viene buttato a Bologna nel corretto contenitore Hera della plastica, arriva presso i centri di raccolta della città e passa per un impianto di selezione. Lì la plastica viene separata da corpi estranei o metalli e il nostro flacone, a seconda della sua composizione, finirà nel gruppo delle plastiche Pe (polietilene), PP (propilene), PVc (cloruro di polivinile), Pet (polietilentereflato), PS (polistirene) o altri. Già suddivisa per tipologia, la plastica passa poi attraverso altre strutture dove viene lavata e macinata, e trasformata poi in scagliette o granuli pronti per essere fusi e produrre nuovi oggetti in plastica. Il nostro shampoo, insieme ad altri 9 flaconi simili, potrà quindi diventare una sedia. Con qualche altro contenitore in più potrà diventare addirittura un caldo maglione di pile o una maglietta di poliestere. Ricordate gli scorsi mondiali di calcio in Sudafrica? Una nota marca di abbigliamento sportivo aveva confezionato le maglie ufficiali di diverse squadre proprio con poliestere riciclato da bottiglie di plastica!
Per sapere quali sono i possibili utilizzi della plastica riciclata, basta fare un giro sul sito del Corepla, il Consorzio nazionale che raggruppa le aziende attive in questa filiera a cui anche Hera affida il materiale, una volta raccolto.

Alluminio e vetro: materiali importantissimi
Allo stesso modo, per la vaschetta di alluminio del tonno che buttiamo nella campana del vetro, il percorso sarà simile. Andrà subito ad un impianto di selezione, per essere separato dal vetro o da altri materiali come la plastica (in alcuni casi, infatti, vengono raccolti insieme), attraverso dei sistemi meccanici, magnetici o manuali. Poi, verrà fuso ad altissime temperature, per essere poi reintrodotti nel ciclo di produzione e, dunque, subire ulteriori fusioni o lavorazioni. Così, la nostra scatoletta di tonno sarà utilizzata per produrre nuovi utensili, elettrodomestici, complementi di arredo, articoli sportivi, materiali edili e molto altro. (Per info, il Consorzio degli imballaggi in Alluminio e il Consorzio degli imballaggi in Acciaio).
Analogamente, il vetro, materiale riciclabile all’infinito, diventa nuovo vetro per produrre nuovi oggetti e contenitori, la carta si rigenera evitando di distruggere altri alberi e la frazione organica diventa compost da utilizzare nei campi come fertilizzante.

Cosa fa Hera
Il Gruppo Hera non si occupa della sola raccolta: in molti casi, attraverso i suoi impianti, è presente anche nella fase successiva delle varie filiere. In quella dell’organico, per esempio, con le strutture dedicate al compostaggio come Romagna Compost o il biodigestore di Ravenna, o in quella della plastica, con gli impianti di selezione a lettura ottica come quello di Voltana (Ravenna), gestito da Akron, società controllata da Herambiente. Strutture come questa, infatti, inaugurata pochi mesi fa, permettono di incrementare le percentuali di raccolta e avvio a riciclo.