6.502
lavoratori
l'indotto occupazionale generato da Hera nel 2017
78
milioni di euro
investimenti in innovazione e digitalizzazione e 13 progetti in smart city, economia circolare e utility 4.0
75%
di suolo riutilizzato
nelle progettazioni realizzate nel 2016 e 2017

Sviluppo economico e inclusione sociale

Il “fondo fughe acqua”

A luglio 2014 Hera Spa ha definito un regolamento unico su tutto il territorio servito che istituisce un “fondo fughe” per tutelare i clienti nei casi di perdita di acqua occulta sull’impianto di proprietà, ovvero a valle del contatore. Lo strumento di tipo volontario consente una parziale copertura di bollette di importo anche molto elevato in conseguenza di perdite accidentali e non note lungo la rete privata del cliente. Con un contributo annuo di 15 euro addebitati in bolletta il cliente aderente può ottenere, in caso di perdita occulta all’interno del proprio impianto, il rimborso dell’importo riferito ai volumi che eccedono dell’80% la media dei consumi abituali, fino ad un massimo di 10.000 euro.

L’adesione al fondo da parte del cliente non è obbligatoria ed è possibile recedere in ogni momento mediante una semplice comunicazione.

Tutto l’importo accantonato nel “fondo fughe” è a totale ed esclusiva disposizione per la copertura dei maggiori oneri dei clienti che hanno una subito una perdita.

Fondo fughe acqua (migliaia di euro)

Fondo fughe e clienti beneficiari
2015 2016 2017
Fondi erogati (migliaia di euro) 14.555 14.990 17.636
Numero clienti beneficiari 11.033 10.902 12.539
Rimborso medio (euro) 1.319 1.375 1.407

 
Il fondo presenta un saldo disponibile al 31 dicembre 2017 di circa 0,44 milioni di euro (compreso quota interessi attivi). Il saldo, relativo al solo anno 2017 è negativo per -2,5 milioni di euro. Nel corso del 2017, in coincidenza con un periodo siccitoso prolungato e inconsueto, che come noto ha un effetto diretto non solo sulle rotture delle tubazioni di competenza del gestore ma anche su quelle interne di proprietà dell’utente, il numero delle richieste di accesso al fondo è notevolmente salito rispetto all’anno precedente (+28% circa). Questo ha comportato la sensibile riduzione del fondo il cui saldo, al 31/12, è comunque ancora positivo.

Dal momento che il fondo è esclusivamente a favore dei clienti aderenti, sui saldi mensili accantonati, sono stati calcolati interessi, al tasso legale vigente, per 2.734 euro. Il fondo, dalla sua istituzione, ha rimborsato circa 40 mila tra famiglie e aziende di cui 12.539 nel corso del 2017, per un rimborso medio di 1.407 euro. Meno del 4% dei clienti non è coperto dal “fondo fughe”. Nel 2017 sono pervenute un migliaio di disdette al fondo.

La tariffa pro capite premia il risparmio idrico e agevola le famiglie numerose

La tariffa pro capite è stata istituita dalle ex Autorità d’ambito ottimale di Bologna, Modena e Ravenna (limitatamente al comune di Faenza) per incentivare il risparmio idrico e agevolare le famiglie numerose. Il numero dei componenti della famiglia, infatti, è uno dei parametri considerati per calcolare la bolletta con la tariffa pro capite. Le tariffe sono agevolate per consumi bassi e penalizzano, invece, i consumi che superano il quantitativo fissato per ogni persona, sulla base degli obiettivi di risparmio del Piano di tutela delle acque della Regione Emilia-Romagna. Il Piano ha stabilito una dotazione base per abitante di 150 litri al giorno, pari a 55 metri cubi l’anno. La dotazione pro capite e le fasce di consumo variano con il numero dei familiari, e agevolano quindi le famiglie numerose che hanno necessariamente l’esigenza di un maggior consumo.

Nel corso del 2017 l’AEEGSI (oggi ARERA), attraverso il provvedimento sull’articolazione tariffaria, ha assunto la tale metodologia come obbligatoria e da applicarsi in tutti i comuni con criterio graduale a partire dal 2018 e da concludersi entro il 2022.

La tariffa pro capite è applicata solo alle utenze domestiche: nel 2017 è in vigore in 52 comuni della provincia di Bologna (capoluogo compreso), in 26 comuni della provincia di Modena (anche il capoluogo è tra questi) e in un comune della provincia di Ravenna. Nei comuni che applicano la tariffa pro capite risiede il 53% della popolazione servita dal Gruppo.

Quando la sostenibilità ambientale e sociale vanno a braccetto

Nel 2017 è continuato l’impegno di Hera SpA nel sostenere progetti quali “Manolibera”, “RAEE in carcere”, “RAEEbilitando”, rivolti all’inclusione sociale e lavorativa di diverse categorie di persone in situazioni sfavorevoli, in esecuzione penale, appena uscite dal carcere o che si trovano in una situazione di evidente svantaggio fisico e psichico.

Il progetto “Manolibera” è venuto alla luce nel 2011 grazie alla volontà di Hera, dell’Istituto di Formazione Techne ed al contributo del Consorzio Comieco, con la creazione di una cartiera artigianale presso la Casa Circondariale di Forlì. Un ruolo importante è quello del monitoraggio e della verifica delle attività svolte dalla cooperativa sociale CILS e dell’Istituto Techne per la parte formativa (sviluppata su tre percorsi) dei detenuti partecipanti, la quale consente una continua e concreta opportunità lavorativa.

La parte commerciale e di marketing è gestita dalla Legatoria Editoriale Berti di Forlì’. La costante crescita delle vendite è conseguenza dell’esclusività dei metodi di lavorazione ed del valore artistico, sociale ed ecologico dei prodotti, unici nel loro genere, realizzati nella cartiera.

La promozione dei prodotti avviene sulle principali piattaforme per l’organizzazione di eventi e di wedding planner. Inoltre, sono continuate le azioni di promozione e vendita attraverso la rete nazionale  di economia carceraria “Freedhome”.

Il recente contributo della Regione Emilia-Romagna porterà alla futura realizzazione di specifici corsi di rilegatura a mano o a macchina dedicati agli stessi detenuti, da tenersi direttamente nel laboratorio.

Nel corso del 2017 il progetto “RAEEbilitando”, dopo un periodo di inattività causa ristrutturazione dei locali adibiti al laboratorio, ha ripreso a pieno l’attività. Nel mese di luglio 2017, i partner del progetto (Hera SpA,  Consorzio Remedia, Opera dell’Immacolata e Tred Carpi Srl) hanno condiviso il rinnovo del protocollo d’intesa conferendo così continuità al progetto, grazie al quale i ragazzi disabili e le persone in situazioni svantaggiate che operavano nel laboratorio di Bologna hanno potuto riprendere il loro lavoro di smontaggio dei RAEE (circa 19 ton di piccole apparecchiature elettriche ed elettroniche).

Nel corso del 2017 sono state impegnate per il progetto un totale di 8 persone, di cui una proveniente da stage esterni. La quota di materiale trattato dall’avvio del progetto ha raggiunto le 125 tonnellate, dal quale si sono potuti recuperare materiali preziosi tra i quali rame, alluminio, plastiche, vetro.

È proseguita l’esperienza pluriennale del progetto “RAEE in carcere”, un esempio di collaborazione tra le istituzioni e le reti territoriali, in un’alleanza tra economia sociale, formazione e sistema profit, perseguendo il valore dell’impegno e della responsabilità sociale delle imprese. Il progetto, nato nel 2008 presso le Case Circondariali di Bologna, Ferrara e Forlì, è frutto di uno studio, sviluppo e collaborazione tra Hera SpA e di Techne, a cui hanno successivamente aderito la Regione Emilia-Romagna e numerosi altri enti ed organizzazioni, tra i quali i Consorzi di recupero e riciclo Ecolight, Ecodom ed ERP.

I tre laboratori sono stati realizzati direttamente all’interno delle Case Circondariali e sono divenuti all’esterno dei siti produttivi stabili ed operativi. Partendo da un percorso formativo, è stato possibile per i detenuti conoscere ed acquisire tutte le modalità operative necessarie per il disassemblaggio di RAEE, di piccole e di grandi dimensioni, provenienti dai Centri di Raccolta di Hera. Tali apparecchiature dopo esser state trattate vengono avviate al recupero per ottenerne le materie prime e seconde di cui sono composti.

Dall’avvio del progetto al 2017 sono stati 97 i detenuti interessati ai vari percorsi di formazione e poi impiegati nelle numerose attività dei laboratori, di questi ben 33 sono stati assunti o accompagnati all’inserimento lavorativo in imprese del territorio grazie alle cooperative sociali che gestiscono gli stessi laboratori.

Per quanto riguarda il contributo ambientale, le quantità di apparecchiature elettriche ed elettroniche trattate nei laboratori dall’avvio del progetto sono pari ad oltre 4.653 tonnellate.