15 anni
6.502
lavoratori
l'indotto occupazionale generato da Hera nel 2017
78
milioni di euro
investimenti in innovazione e digitalizzazione e 13 progetti in smart city, economia circolare e utility 4.0
75%
di suolo riutilizzato
nelle progettazioni realizzate nel 2016 e 2017

Tutela dell’aria e del suolo

Gli studi sugli impatti ambientali dei termovalorizzatori

L’attività legata all’incenerimento dei rifiuti è, da molti anni, oggetto di numerosi studi e monitoraggi nonché di importanti miglioramenti tecnologici legati anche alla definizione di criteri impiantistici e gestionali sempre più stringenti da parte della normativa comunitaria e nazionale. La tecnologia ha raggiunto elevatissime performance in tema di contenimento delle emissioni e degli impatti sull’ambiente.

Se si considerano le emissioni in atmosfera di diossine totali annue come somma di tutti gli impianti di incenerimento di rifiuti presenti sul territorio nazionale dal 1990 al 2013 si nota come a seguito dell’evoluzione normativa si sia verificata una riduzione del 98% delle emissioni da incenerimento rifiuti (Fonte: Sinanet-Ispra-Banca dati SNAP).

Contestualizzando l’analisi ai diversi comparti produttivi si evince come dal 2001 l’incenerimento dei rifiuti costituisce la sorgente meno rappresentativa in termini di emissioni di diossine e furani, al contrario dell’industria del ferro, dell’acciaio e di tutto il comparto residenziale (es. riscaldamento domestico).

Anche l’andamento delle emissioni di PM10 totali annue mostra una significativa riduzione di circa il 55% delle emissioni da incenerimento rifiuti (dal 1990 al 2011) anch’essa dovuta all’evoluzione normativa. Le emissioni di PM10 dagli impianti di incenerimento su territorio nazionale si attestano su valori di circa tre ordini di grandezza inferiori rispetto al comparto residenziale. Le principali fonti di PM10 a livello nazionale sono rappresentate dal settore residenziale, dal traffico veicolare, dai processi di combustione con contatto (es. fonderie) e dall’agricoltura.

I Progetti di sorveglianza e di monitoraggio della qualità dell’aria

Le Autorizzazioni dei termovalorizzatori di Ferrara, Modena, Forlì e Rimini prevedono che il Gruppo Hera effettui studi sul potenziale impatto che gli impianti esercitano verso l’ambiente circostante.

Nel 2008, conformemente alle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale dell’impianto di incenerimento di Rimini, è stato condotto da Arpae un monitoraggio della qualità dell’aria (monitoraggio ante-operam). Tale studio era finalizzato alla caratterizzazione della qualità dell’aria nelle aree intorno all’inceneritore, potenzialmente interessate dai fenomeni di ricaduta delle emissioni dell’impianto. Nel 2013, con la nuova linea 4 in funzione a regime, il monitoraggio è stato ripetuto con le stesse modalità, allo scopo di valutare le eventuali differenze o impatti sulla qualità dell’aria eventualmente riconducibili alla presenza del nuovo impianto (monitoraggio post-operam). I risultati del monitoraggio sono stati elaborati da agenzia regionale per la prevenzione e l’ambiente Rimini nel corso del 2014 e sono stati resi disponibili nel 2015. Dallo studio è emerso come non vi siano evidenze significative sulla qualità dell’aria nella condizione post-operam rispetto alla condizione ante-operam.

Nell’area industriale in cui insiste l’impianto di Forlì, Hera ha installato una stazione di monitoraggio della qualità dell’aria che viene gestita da Arpae Forlì. La stazione, attiva dal 2009, fornisce dati in continuo validati da Arpae e pubblicati sul sito web dell’ente. Presso la centralina, inoltre, sono svolte campagne periodiche per la ricerca di microinquinanti e metalli nel particolato. Dalle risultanze emerse non si osserva nessuna differenza sostanziale tra un sito cittadino e l’area circostante l’impianto, a indicare la presenza di un fondo omogeneo, influenzato in maniera significativa dalla realità urbana più che dalla presenza/contributo dell’impianto. Tali risultati sono stati confermati anche nel 2017, quando Arpae Forlì ha reso disponibili i dati delle campagne di monitoraggio della qualità dell’aria e dei terreni eseguite nell’anno precedente.

Sull’impianto di Modena da un decennio sono condotti monitoraggi ambientali relativi a diverse matrici: qualità dell’aria, suoli, biomonitoraggio, deposizioni totali. Dal 2013 la rete di monitoraggio è gestita da Arpa territoriale (oggi ARPAE) alla quale sono quindi affidate tutte le indagini previste dalle prescrizioni dell’Aia del termovalorizzatore. A Modena, inoltre, in base alle prescrizioni della VIA, è stato condotto uno studio di sorveglianza sanitaria dal 2003 volto a valutare il rischio sanitario per la popolazione residente in prossimità dell’inceneritore e per quella lavoratrice presso insediamenti industriali in prossimità dell’inceneritore. Sono analizzati due indicatori di tipo riproduttivo, il rischio teratogeno ovvero le malformazioni congenite e l’abortività spontanea. Il programma di studio si è concluso nel 2014 con l’elaborazione dei dati raccolti nel 2013 e non ha evidenziato l’esistenza di relazioni dose – risposta tra esposizione e rischio relativo di aborto spontaneo e malformazioni.

Sul termovalorizzatore di Ferrara, nel biennio 2010-2012, è stato condotto un vero e proprio protocollo di sorveglianza ambientale e sanitaria il cui dettaglio delle attività è stato definito da Arpa (oggi ARPAE), Ausl e Provincia e che ha riguardato diverse matrici ambientali. Il coordinamento scientifico di questi studi è stato affidato a istituzioni di comprovata esperienza nel settore (CNR e Università).

Gli esiti del primo biennio di studio, terminato nell’ottobre 2012, hanno confermato quanto valutato preliminarmente in sede di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale ovvero che il contributo dell’impianto, in termini di qualità dell’aria, non è discriminabile dal fondo ambientale. Alla luce dei risultati ottenuti il monitoraggio è stato prolungato per un secondo biennio (2013-2015) in modalità semplificata approfondendo solo gli aspetti considerati più significativi: qualità dell’aria e studio degli inquinanti nei suoli. Le attività di monitoraggio della qualità dell’aria si sono concluse nei primi mesi del 2015, confermando i risultati del biennio precedente. In particolare lo studio sui suoli, ripetuto nell’autunno 2013, non ha evidenziato fenomeni di accumulo di metalli e microinquinanti nei terreni delle aree circostanti l’impianto, confermando così che il contributo emissivo dell’inceneritore non è discriminabile dal fondo ambientale. Nel 2015 sono state inoltre concordate con gli enti di controllo le modalità di prosecuzione del monitoraggio negli anni successivi. In particolare nel 2016 è stata sottoscritta con ARPAE la convenzione per la prosecuzione del monitoraggio triennale dei suoli.

Il termovalorizzatore di Padova, coerentemente con le previsioni del “Protocollo di intesa per la valutazione dell’impatto sanitario nella città di Padova e nell’area metropolitana” sottoscritto dai comuni di Padova e Noventa Padovana, con Arpav, Ulss 16 di Padova e l’Università di Padova è stato oggetto di una indagine che ha visto la sua conclusione a dicembre 2015, con la presentazione della “Relazione sulla fase pilota del progetto di sorveglianza sanitaria della popolazione assistita dall’ASL 16 di Padova con un particolare interesse nei potenziali effetti sulla salute da inquinamento atmosferico – uno studio longitudinale in Padova (SLPD)”. Le conclusioni hanno evidenziato da un lato una potenza statistica non sufficiente a rilevare effetti statistici sulla salute delle persone correlabili alle emissioni dell’impianto, dall’altro il differenziale delle stime di concentrazione (stimate a valori della terza cifra decimale) non è compatibile con misurabili effetti sulla salute, ovvero il contributo delle emissioni di polveri PM10 dal termovalorizzatore ai livelli di inquinamento di fondo appare irrilevante.

Lo stesso impianto è oggetto dell’Accordo volontario per il monitoraggio delle ricadute dell’impianto di termovalorizzazione di San Lazzaro (Padova), di durata triennale. HestAmbiente ed Arpav hanno effettuato alcune indagini ambientali supplementari rispetto a quelle previste dalla normativa vigente e dagli atti autorizzativi.

Più dettagliatamente è stata garantita l’operatività di due centraline fisse di monitoraggio della qualità dell’aria di HestAmbiente (monitorando SO2, CO, O3, NOx, PM10 e PM2,5, con apparecchiature automatiche e pubblicando sul sito internet Arpav in una pagina dedicata al Termovalorizzatore i relativi dati validati dalla stessa Arpav). È stata effettuata una campagna annuale di monitoraggio della qualità dell’aria con un mezzo mobile messo a disposizione di Arpav da HestAmbiente. È stato effettuato il campionamento del suolo in 5 siti in prossimità del Termovalorizzatore, ed effettuate in laboratorio le analisi dei metalli: Pb, As, Cd, Ni, Hg; degli Idrocarburi Policiclici Aromatici; delle Diossine, Furani e PCB ed è stata una campagna di verifica dei livelli di pressione sonora dell’impianto. Tutte le indagini sopra riassunte hanno evidenziato impatti ambientali dell’impianto trascurabili. HestAmbiente ha già manifestato la propria disponibilità a sottoscrivere un prolungamento triennale dell’accordo in scadenza, ed a proseguire nelle attività anche nelle more della formalizzazione del nuovo accordo.

La trasparenza sulle emissioni dei termovalorizzatori

Dal 2008, sul sito internet del Gruppo sono consultabili i valori medi del giorno precedente e le “medie semiorarie” delle emissioni dei termovalorizzatori del Gruppo (ogni mezz’ora i dati on line si aggiornano con i valori medi registrati nell’arco degli ultimi 30 minuti). I dati sono trasmessi automaticamente dai sistemi di rilevazione in funzione 24 ore su 24 su tutti gli impianti, ubicati nelle province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Ravenna, Rimini e Isernia.

Inoltre, a ulteriore garanzia di trasparenza, Hera assicura:

  • la trasmissione quotidiana o settimanale dei report contenenti le medie semiorarie e giornaliere all’ente di controllo (Arpa);
  • la trasmissione annuale del report sull’esercizio dell’impianto, entro il 30 aprile di ogni anno, alle autorità competenti (Provincia) e di controllo (Arpa);
  • nel caso di impianti registrati Emas, la pubblicazione degli esiti dei controlli nella “Dichiarazione Ambientale”;
  • la pubblicazione, nel Bilancio di Sostenibilità del Gruppo, dei dati annuali confrontati con i limiti di legge e i limiti previsti dalle autorizzazioni.

Dal 2015 sul sito internet di Gruppo sono disponibili  anche i dati degli impianti di Padova e Trieste, secondo le modalità previste (media semioraria aggiornata in tempo reale).

Infine, dal 2018 saranno anche disponibili per tutti gli impianti i dati medi annuali degli autocontrolli periodici relativi ai metalli ed ai microinquinanti organici.

Sempre più utilizzata la telepresenza

Si riconferma, anche per il 2017, un ulteriore incremento sia in termini di sessioni che di ore di utilizzo delle sale di telepresenza del Gruppo Hera a pari perimetro di sale.  La telepresenza si dimostra sempre più strumento facilitatore nella gestione delle riunioni, con risparmio di tempi spostamento, rischio e affaticamento permettendo anche un notevole risparmio energetico e non ultimo garantendo una diminuzione dell’impronta ecologica del Gruppo Hera.. A livello di Gruppo si è verificato un incremento rispetto al 2016, infatti, il loro impiego è aumentato arrivando ad un utilizzo complessivo di circa 24.000 ore nell’intero Gruppo. A parità di perimetro l’incremento dell’utilizzo è stato del 3,6% passando da 9.292 sessioni nel 2016 a 9.630 ore nel 2017.

Riutilizzo delle terre da scavo per le spiagge di Rimini

Il Gruppo Hera si occupa di recuperare sabbia per il ripascimento delle spiagge del litorale di Rimini, nell’ambito dell’avanzamento del piano per la salvaguardia della balneazione (PSBO), la più grande opera di risanamento fognario mai realizzata in Italia.

Complessivamente sarà possibile recuperare 25 mila metri cubi di sabbia, 8 mila dei quali sono già stati posati prevalentemente nelle spiagge della parte Nord di Rimini e in quelle ricomprese tra la parte Sud del capoluogo provinciale e Riccione, così come previsto da Arpa e dal Servizio Tecnico di Bacino.

Realizzato da Hera e Comune di Rimini, insieme a Romagna Acque e Amir, il PSBO si articola in 11 interventi su condotte fognarie e impianti depurativi, 5 dei quali già completati. Nel suo insieme, si tratta di un’opera essenziale per riqualificare e valorizzare impianti e reti già esistenti e, al contempo, per garantire la sostenibilità di un servizio idrico che, in riviera, deve ormai fare fronte ogni anno a 16 milioni di pernottamenti. Attraverso il PSBO, quindi, Hera prosegue nella creazione del cosiddetto “valore condiviso”, generando benefici verso l’ambiente, le comunità locali e le loro economie.

I lavori porteranno entro l’estate 2018 alla realizzazione di una vasca di accumulo delle acque in grado di migliorare la sicurezza idraulica e la qualità della balneazione. Oltre a questi benefici, si aggiungono la completa riqualificazione degli spazi urbani per la valorizzazione del lungomare ed il ripascimento delle spiagge, che si tradurrà in un’importante operazione di recupero del suolo e conservazione delle coste. Tutto ciò è reso possibile da una puntuale indagine geologica, con cui Hera ha studiato a fondo le caratteristiche del materiale scavato nel cantiere, lavorandolo in modo tale da ottenere i massimi livelli possibili di quantità e qualità di sabbia.

Tale cantiere sarà quindi capace di mettere a frutto tutte le fasi del suo processo, nell’interesse prioritario del territorio, della tutela delle sue risorse naturali e della qualità dell’offerta turistica della zona.

La riqualificazione urbana e ambientale dell’area di viale Berti Pichat a Bologna

Nel maggio 2017 sono stati completati i lavori per la realizzazione del nuovo immobile direzionale, nella sede di Hera SpA, che hanno consentito il trasferimento del personale dall’edificio uffici SACEP, da altri edifici della stessa area (per circa 360 unità) e della operatività della mensa e dei bar.

Conseguentemente al completamento dell’immobile ed ai suddetti trasferimenti è stato possibile eseguire la demolizione delle vecchie strutture precedentemente utilizzate, consentendo di attivare le operazioni di riqualificazione ambientale e funzionale dell’intero comparto secondo le indicazioni della variante all’accordo urbanistico di riqualificazione urbana dell’area siglata in data 3 Maggio 2016 ed il nuovo progetto operativo di bonifica autorizzato dal Comune di Bologna con atto del 13 Aprile 2016.

Il progetto operativo di bonifica sta consentendo la riqualificazione ambientale dell’area in coerenza con gli obiettivi temporali sanciti dall’accordo urbanistico, assicurando contestualmente la circolazione e la fruibilità dell’intero comparto. In particolare, nel corso del 2017, sono stati completati i cantieri per consentire la bonifica della falda del sito ed, inoltre, sono stati completati gli interventi di bonifica di gran parte delle aree a nord del comparto,  tramite lo scavo e la rimozione del riporto storico e del terreno contaminato oltre che, ove previsto, tramite trattamento con metodologia ISCO dei terreni e delle acque sotterranee.  ARPAE, per ciascuna fase di bonifica, ha verificato la conformità agli obiettivi di bonifica fissati dal progetto in riferimento all’intervento eseguito e, conseguentemente a queste verifiche, è stato possibile avviare i cantieri di sistemazione urbanistica per la realizzazione delle aree verdi, della nuova viabilità e dei nuovi parcheggi interni.

Nei primi mesi del 2018 sono stati avviati i lavori di bonifica delle aree denominate attualmente destinate a parcheggi, che verranno riqualificate per gran parte a verde ad uso del personale Aziendale. Il completamento di queste ultime aree, previsto per fine 2018, rappresenterà la conclusione della riqualifica dell’intera area di Viale Berti Pichat (circa 70.000 mq di superficie complessiva) .

Su tutta l’area sono proseguite, secondo le cadenze previste dagli accordi con gli enti di controllo, le attività di monitoraggio delle matrici aria e acqua relative al sito. Contestualmente, in aggiunta alle analisi correntemente svolte dalle imprese in ambito di esecuzione dei cantieri, la direzione Qualità Sicurezza e Ambiente, ha proseguito i monitoraggi con particolare focus sugli impatti che i cantieri potebbero potenzialmente avere sulla salute dei lavoratori operanti nella sede aziendale.

Il risanamento ambientale proseguirà, per fasi funzionali fino al completamento delle attività sull’intero comparto previsto entro il 2018, a onere di Hera, pur non essendo il soggetto responsabile dell’inquinamento dell’area.

Durante il 2017 sono stati effettuati 4 incontri con i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) al fine di illustrare e condividere sia l’avanzamento e la programmazione dei lavori, sia gli esiti dei monitoraggi.

Hera ha sempre operato nel pieno e completo rispetto della normativa, a tutela dei lavoratori e dei cittadini e sotto la vigilanza degli enti di controllo.

Nel dicembre 2017 sono stati completati i lavori di ristrutturazione dei piani 1 e 2 dell’immobile posizionato all’angolo tra viale Berti Pichat e via Ranzani, che hanno consentito il trasferimento del personale di Herambiente dalla sede di via Trattati Comunitari (Bologna). La riqualificazione dell’edificio ha visto un adeguamento impiantistico con ristrutturazione delle facciate per poter accogliere strutture commerciali e di rappresentanza di Herambiente. I lavori al piano terreno, le sistemazioni esterne e la realizzazione di una nuova portineria dedicata saranno integrati nel completamento di tutte le sistemazioni esterne dell’area che si concluderanno entro dicembre 2018.

Rimanendo in tema di sedi aziendali e altre proprietà del Gruppo, si segnala che nel 2017 è proseguito l’importante piano di sostituzione e bonifica delle coperture in amianto nei fabbricati dislocati in tutti i territori serviti. A fine 2017 sono stati bonificati circa 20 mila metri quadrati di coperture in amianto pari al 70% del totale detenuto (il 100% di quelle riguardanti le sedi ad uso ufficio). La conclusione degli interventi di bonifica è prevista nel 2018.