15 anni
57,7%
raccolta differenziata
in un territorio di 3,3 milioni
di abitanti
94,6%
di rifiuti recuperati
la quota della raccolta differenziata
recuperata a favore dell’economia
circolare
103 mila
tonnellate di plastica riciclata
prodotta da Aliplast

Qualificazione di impianto di recupero per i termovalorizzatori del Gruppo Hera

La direttiva 2008/98/CE, recepita in Italia con D.Lgs. 205/2010 introduce un criterio di calcolo dell’efficienza energetica che permette di classificare un impianto di incenerimento di rifiuti urbani come impianto di recupero di energia. Tale criterio permette di calcolare l’efficienza energetica del processo di incenerimento sulla base dell’energia introdotta con i rifiuti, dell’energia consumata e dell’energia prodotta (termica ed elettrica). Al fine di uniformare le modalità di applicazione del criterio succitato, è stato emesso, a livello europeo, un documento di riferimento per il calcolo dell’efficienza energetica.

La formula per il calcolo dell’efficienza energetica definita nella direttiva 2008/98/CE è, di fatto, un indice prestazionale. Esso, pertanto, non corrisponde al rendimento dell’impianto calcolato secondo i criteri classici della termodinamica, ma è un indice della capacità di recupero energetico finalizzato alla comparazione tra impianti differenti.

Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 19 maggio 2016,  n. 134,  la formula è stata integrata con un “fattore climatico” che permette di tenere in considerazione la fascia climatica che caratterizza il luogo in cui è ubicato l’impianto. Tale fattore è stato introdotto per compensare gli effetti del clima, sia sulla produzione di energia elettrica sia sul mancato utilizzo del calore prodotto; gli impianti ubicati in paesi con climi caldi presentano, infatti, rendimenti energetici “fisiologicamente” più bassi rispetto a quelli situati in aree più fredde. Lo status di “impianto di recupero”, oltre a rappresentare un riconoscimento della bontà degli investimenti affrontati negli anni per adeguare gli impianti alle migliori tecniche disponibili, permette di attribuire all’impianto un ruolo di primaria importanza nel sistema di gestione dei rifiuti.

Infatti, mentre i rifiuti urbani destinati a smaltimento sottostanno al “principio di autosufficienza nell’Ambito territoriale ottimale” i rifiuti urbani destinati a recupero soggiacciono al “principio di prossimità”, ovvero possono essere avviati all’impianto di recupero più vicino, non necessariamente presente nell’Ato di appartenenza.

Verificato il soddisfacimento del criterio di efficienza energetica, definito dalla norma, affinché si concretizzi la gestione di un impianto di incenerimento come impianto di recupero è necessario modificare l’autorizzazione che ne regolamenta il funzionamento (Autorizzazione Integrata Ambientale). Tali modifiche autorizzative sono di carattere non sostanziale in quanto non comportano né incrementi di potenzialità dell’impianto né variazioni del regime emissivo, precedentemente autorizzati.

Tutti gli impianti di valorizzazione gestiti dal Gruppo Herambiente (compresi quelli di Hestambiente a PD e TS) operano come impianto di recupero R1 ad eccezione dell’impianto di Ravenna per i rifiuti speciali (F3). A questo riguardo nei tavoli di confronto europei si avvia un processo di valutazione per la definizione di un criterio univoco per l’attribuzione della operazione R1 anche agli impianti per rifiuti speciali.

La potenza installata complessivamente sui WTE gestiti dal Gruppo (oltre a quello di Ravenna) è pari a circa 140 MWe (equivalente ad una centrale termoelettrica di medio-piccola taglia) e l’energia recuperata nel 2016 è pari a circa 884 GWh.

Recentemente il contesto comunitario ha ulteriormente approfondito la materia, determinando a livello europeo un fattore climatico correttivo (CCF) alla formula per l’efficienza del recupero energetico R1, tramite la direttiva (UE) 2015/1127 della Commissione europea del 10 luglio 2015; con provvedimento del Ministero Ambiente (decreto 19 maggio 2016, n. 134) si è quindi recepito tale fattore, per cui il coefficiente è stato ridotto da 1,38 a 1,25. Anche con questa nuova previsione gli impianti del gruppo  Herambiente mantengono la qualifica R1 acquisita.

Tale rete di impianti permette di attuare una gestione dei flussi dei rifiuti urbani indifferenziati oltre ai cosiddetti rifiuti di derivazione urbana sul territorio regionale per cui, in caso di fermo dell’impianto di riferimento, questi possono essere avviati in toto o in parte all’impianto di recupero energia più prossimo, limitando il ricorso alla discarica e perseguendo, in questo modo, gli obiettivi espressi dalla normativa comunitaria e nazionale in materia di gerarchia di trattamento dei rifiuti.

A titolo di esempio, i rifiuti urbani indifferenziati raccolti nel territorio della provincia di Rimini, in condizioni di fermo o qualora la produzione degli stessi ecceda la capacità di trattamento dell’impianto di Coriano (RN), ad esempio come spesso accade nei periodi di maggiore affluenza turistica, sono avviati a recupero di energia agli impianti disponibili più prossimi (es. Ravenna o Forlì ) e non più a smaltimento in discarica.

Per quanto concerne l’aspetto legato alla valutazione delle prestazioni degli impianti in termini di efficienza, si possono sottolineare due aspetti “strutturali”. Il primo attiene al processo legato alla conversione dell’energia liberata dalla combustione dei rifiuti, il secondo alle utenze esterne che possono impiegare in maniera utile i cascami termici derivanti dalla combustione. Nel primo caso, la valutazione è di tipo impiantistico: il calore sviluppato durante la combustione del rifiuto viene impiegata per produrre del vapore che, a seconda delle caratteristiche (pressione e temperatura), consente di raggiungere poi, sulla turbina a vapore, prestazioni differenti (maggiore è la temperatura del vapore, maggiore è il rendimento del ciclo). La scelta di optare per soluzioni più o meno spinte tiene conto non solamente del fattore prestazionale, ma anche di fattori di tipo economico (ad esempio, per lavorare con vapore a temperature elevate occorre porre particolare attenzione al problema della corrosione acida delle tubazioni in cui il vapore fluisce, con un incremento nei costi per il maggior inspessimento delle tubazioni o il ricoprimento delle stesse con materiali, quali l’Inconel, efficaci contro la corrosione ma particolarmente costosi) e gestionale (ad esempio, lavorare in condizioni più critiche può comportare la necessità di incrementare sia in durata che in frequenza gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria).

Nel secondo caso, infine, occorre valutare la capacità di recupero dei cascami termici prodotti dai processi di combustione. Tanto maggiore è la capacità di recuperare questi cascami da parte di utenze esterne al termovalorizzatore, tanto maggiore sarà il rendimento dell’impianto, anche in termini di indice R1.

I termovalorizzatori, infine, oltre a garantire un significativo recupero di energia (elettrica e termica) producono scorie pesanti (cosiddette IBA) per le quali esistono consolidati processi di recupero grazie ai quali le stesse scorie sono avviate presso soggetti che operano in questo specifico settore. A fronte di una produzione di circa 250.000 ton di tali scorie negli impianti del gruppo oltre l’80% è destinato in modo consolidato  a recupero di materia (solo una piccola quota è utilizzata in discarica come materiale tecnico per la coltivazione). La filiera più rilevante di recupero è quella della produzione di aggregati artificiali destinati alla produzione di cemento oltre alla produzione di conglomerati cementizi e (in un caso) direttamente alla produzione di cemento.

Quindi i termovalorizzatori non solo garantiscono il recupero di energia ma contribuiscono in maniera rilevante al recupero di materiali per l’edilizia nell’ottica di una filiera di economia circolare.

 

Il Decreto Sblocca Italia e la nuova normativa di smaltimento rifiuti