15 anni
99,7%
rispetto degli standard di qualità
fissati dall’Autorità per quattro servizi
10,6
minuti di attesa media
agli sportelli e possibilità di prenotare l’appuntamento con un operatore in anticipo
399
mila analisi
effettuate sulle acque potabili
del Gruppo, 1.100 al giorno, di cui
il 63% sulla rete di distribuzione

Qualità dell'acqua potabile

Nel 2017 per garantire il controllo sulla qualità dell’acqua erogata i laboratori del Gruppo in Emilia Romagna, Triveneto e Marche hanno eseguito 398.983 analisi su acque potabili, comprensive di tutte  le analisi eseguite per il processo acquedotto nel suo complesso. Corrispondono ad una media di quasi 1.100 analisi al giorno. Di queste il 63% è stato effettuato su campioni prelevati nelle reti di distribuzione.

I controlli sulla qualità delle acque destinate alla potabilizzazione e quelle destinate al consumo umano sono regolati rispettivamente dal D.Lgs. 152/2006 e dal D.Lgs. 31/2001.

I controlli sono effettuati dal gestore del servizio idrico e dalle Aziende USL e sono svolti presso i punti di campionamento delle fonti, presso gli impianti di potabilizzazione e accumulo, lungo le reti di adduzione e distribuzione.

Hera ha consolidato un Piano di controllo di Gruppo in cui sono riportati i punti di campionamento e le modalità di controllo applicate (parametri analitici e frequenze). Il Piano di controllo è sviluppato sulla base di linee guida tese alla caratterizzazione chimica, fisica e batteriologica dell’acqua, a tutela del pieno rispetto dei requisiti di legge e a garanzia della fornitura di un prodotto di qualità ottimale. Nel corso del 2017 sono stati introdotti controlli preliminari della radioattività nelle acque potabili (come ricchiesto dal D.l.28/2016) e aumentate le analisi su inquinanti ad alto impatto ambientale (ad esempio il glifosato). Ciò ha prodotto un ampliamento della tipologia dei controlli finalizzati alla valutazione del rischio.

Quanto costa l’acqua

Consumare acqua di rubinetto al posto della minerale, oltre a benefici ambientali, produce anche risparmio economico: considerando infatti un consumo medio di 1.000 litri all’anno per una famiglia di tre persone e il prezzo medio di 27 centesimi per litro di alcune acque minerali naturali in commercio, la spesa per l’acqua minerale è di circa 270 euro l’anno. La spesa per la stessa quantità di acqua proveniente dall’acquedotto sarebbe invece di 2,08 euro all’anno (valore calcolato come media 2017 delle bollette delle principali nove città servite da Hera). L’Italia si trova al terzo posto nel mondo per consumo di acqua in bottiglia con 201 litri di acqua pro capite consumati nel 2014 dopo Messico e Thailandia (Fonte International Bottled Water Association 2016).

Qualità dell’acqua significa anche controllo dell’efficacia dei processi di trattamento. A titolo di esempio si citano la ricerca dei cloriti e dei trialometani, sostanze conseguenti rispettivamente all’utilizzo del biossido di cloro e dell’ipoclorito di sodio come agenti disinfettanti. La concentrazione del clorito e dei trialometani nella rete di distribuzione è tenuta costantemente sotto controllo nel rispetto del limite di legge.

Dal 2008 i dati medi rilevati per i parametri pH, durezza totale, residuo secco a 180°C, cloruro, fluoruro, sodio, nitrato, nitrito e ammonio sono pubblicati sul sito internet del Gruppo per singolo comune e aggiornati semestralmente. Dal 2012 questo set di parametri è stato ampliato con  ulteriori quattro: calcio, magnesio, solfato e alcalinità totale. Questi 13 parametri sono ritenuti rappresentativi della qualità dell’acqua potabile distribuita e consentono un confronto con la qualità delle acque imbottigliate in commercio.

A partire dal secondo semestre 2014 il  set di parametri è stato ulteriormente ampliato con ulteriori 6 parametri come disposto da Arera: conducibilità, potassio, arsenico, bicarbonato, cloro residuo e manganese. I parametri oggetto di pubblicazione sono quindi 19, uno in più rispetto a quanto disposto dall’Autorità.

Dal 15 settembre 2012 l’etichetta dell’acqua di rubinetto è presente nelle bollette di Hera oltre che sul sito web. Ogni cliente può trovare direttamente in bolletta i dati della qualità dell’acqua distribuita da Hera nel proprio comune, aggiornati ogni 6 mesi. La comunicazione riguarda 165 comuni dell’Emilia-Romagna in cui Hera gestisce il servizio di distribuzione di acqua e comprende i valori di 19 parametri della qualità dell’acqua confrontati con i limiti di legge (alcalinità da bicarbonati, alcalinità totale, ammonio, arsenico, calcio, cloro residuo libero, cloruro, conduttività, pH, durezza, fluoruro, magnesio, manganese, nitrato, nitrito, potassio, residuo secco a 180 °C, sodio, e solfato). Ai dati è affiancato un messaggio che ricorda che l’acqua di rubinetto è buona, sicura, fa bene all’ambiente e fa risparmiare 270 euro all’anno. Anche per i comuni serviti del territorio di Padova e Trieste, sul sito web di AcegasApsAmga, sono disponibili, costantemente aggiornati, i dati sulla qualità dell’acqua.

Dal gennaio 2009 tutti gli impianti di produzione di acqua potabile della Romagna sono gestiti da Romagna Acque – Società delle Fonti, la società costituita a questo scopo dalle amministrazioni locali romagnole. Quindi l’acqua distribuita nei territori di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini è in gran parte acquistata all’ingrosso da tale società, e l’intervento di Hera sulla sua qualità è limitato alla gestione delle reti e delle stazioni di disinfezione integrativa lungo le reti di distribuzione.

Le valutazioni sulla qualità dell’acqua potabile distribuita, in confronto alla qualità dell’acqua minerale, sono effettuate sulla base dei valori di parametri analitici comunemente ricercati presso i punti di campionamento rappresentativi delle reti acquedottistiche: pH, durezza totale, residuo secco a 180°C, sodio, fluoruri, nitrati, nitrito, cloruri, calcio, alcalinità da bicarbonati, manganese, potassio, solfato. I parametri prescelti di misura della qualità dell’acqua distribuita sono in gran parte riferiti all’importanza di distribuire acqua potabile caratterizzata da un adeguato apporto di sali minerali. I parametri prescelti di misura della qualità dell’acqua distribuita sono in gran parte riferiti all’importanza di distribuire acqua potabile caratterizzata da un adeguato apporto di sali minerali.

Si conferma anche per il 2017 che i dati medi dell’acqua Hera sono confrontabili con quelli delle acque minerali in commercio e che non sono state concesse deroghe al rispetto dei limiti previsti dal D.Lgs. 31/2001. L’unico risultato medio rilevato dalle analisi effettuate da Hera superiore a quello riscontrato nelle etichette di 17 acque minerali in commercio è relativo al nitrato nei territori di Modena, Padova e Rimini; il valore medio riscontrato nel 2017 nelle acque distribuite da Hera è in questi casi inferiore al limite di legge del 66-78%.

Confronto qualitativo tra l’acqua distribuita da Hera e le acque minerali naturali in commercio
  Acque minerali (min-max) Limiti per acqua di rubinetto
D.Lgs. 31/2001
Bologna Ferrara Forlì-Cesena Modena Padova Pesaro-Urbino Ravenna Rimini Trieste
pH 5,8-8,0 6,5-9,5 7,4 7,6 7,7 7,5 7,6 7,7 7,9 7,6 7,7
Durezza totale (°F) 0,7-88 50* 32 23 27 37 27 29 22 28 19
Residuo secco a 180° (mg/l) 22-932 1.500* 408 320 356 557 320 434 334 387 240
Sodio (mg/l) 0,3-67 200 26 22 20 64 4 27 29 30 8
Fluoruri (mg/l) 0,03-1 1,5 <0,10 <0,10 <0,10 <0,10 0,06 0,22 <0,10 <0,10 <0,1
Nitrati (mg/l) 1-9 50 8 6 8 17 17 6 5 11 7
Cloruri (mg/l) 0,2-80 250 33 31 25 94 11 34 37 37 14

* Valore consigliato.
Confronto effettuato con i dati indicati nelle etichette di 17 acque minerali naturali di larga commercializzazione. I dati relativi all’acqua potabile sono valori medi di 14.988 analisi effettuate secondo le frequenze e nei punti di prelievo lungo la rete di distribuzione, come previsto dal piano di controllo e sorveglianza del ciclo idrico.

Nei casi di non conformità anche di un solo parametro rispetto ai limiti di legge, Hera attiva interventi immediati di ripristino della conformità dell’acqua (lavaggi delle condotte, controllo della disinfezione, ecc.) anche su indicazione delle aziende Usl locali. Per motivi di igiene, sanità e sicurezza pubblica i comuni possono emettere, per determinati periodi di tempo, ordinanze di non potabilità dell’acqua. In questi casi l’uso dell’acqua per scopi alimentari può essere del tutto vietato oppure subordinato all’adozione di particolari accorgimenti (per es. bollitura nel caso di non conformità microbiologiche) mentre di norma l’acqua può continuare a essere utilizzata per tutti gli altri usi.

Nel corso del 2017 sono state emesse 22 ordinanze interessando complessivamente circa 2.500 cittadini:

  • un’ordinanza ha riguardato una zona del comune di Alto Reno Terme nella località di Porretta Terme e ha coinvolto 100 cittadini per 7 giorni;
  • un’ordinanza ha riguardato una zona del  comune di Pennabilli e ha coinvolto 6 cittadini per 3 giorni;
  • 20 ordinanze hanno coinvolto comuni della provincia di Pesaro Urbino e hanno impattato su circa due mila cittadini per una durata media di 3 giorni.

Tutte le ordinanze sono state determinate dalla rilevazione di indicatori di contaminazione microbiologica, fenomeno rientrato con il ripristino della disinfezione e/o nell’altro caso con lavaggio di rete e l’aumento di disinfettante.

Nel territorio gestito da AcegasApsAmga non si sono verificate ordinanze sindacali di non potabilità. Come per gli anni precedenti, le ordinanze hanno interessato quasi esclusivamente piccoli comuni o una parte di frazioni di comuni più popolati. Nella quasi totalità dei casi le ordinanze di non potabilità sono legate a problemi agli impianti di disinfezione di piccoli e piccolissimi acquedotti dove, a causa delle basse portate e della localizzazione in zone isolate, il controllo e la regolazione sono generalmente più difficili.

In merito alla presenza di tubazioni in cemento-amianto nella rete acquedottistica (si rimanda per ulteriori dati al paragrafo “Gestione sostenibile della risorsa idrica”) si evidenzia che l’uso di amianto, ampiamente diffuso nell’edilizia come in altri settori industriali fino alla fine degli anni ’80, è stato definitivamente proibito nel 1992. Mentre è riconosciuto che l’inalazione delle fibre di amianto provoca l’insorgere di gravi malattie dell’apparato respiratorio, non si hanno evidenze di tossicità legata all’ingestione. Infatti la normativa vigente in materia di qualità delle acque destinate al consumo umano (D.Lgs. 31/2001) non prevede limiti rispetto alla presenza di fibre di amianto: in particolare, il decreto ministeriale 14 maggio 1996, allegato 3, cita un documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in cui si afferma che “… non esiste dunque alcuna prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa per la salute”. L’Oms ha ribadito tale posizione nell’aggiornamento delle sue linee guida sulla qualità delle acque potabili del 2011 (Guidelines for drinking-water quality, fourth edition-World Health Organization 2011). La normativa comunitaria e la normativa italiana sono allineate alla posizione OMS e non prevedono limiti per l’eventuale presenza di amianto nell’acqua destinata al consumo umano. Nel 2015 l’Istituto Superiore di Sanità ha ribadito ancora una volta queste posizioni in una propria comunicazione nella quale, fra l’altro, si afferma che: “Sulla base delle conoscenze attuali e delle conclusioni a cui sono giunti enti internazionali di riferimento, la situazione nell’acqua non deve essere percepita come un rischio incombente per la salute pubblica né per quanto riguarda l’eventuale dose di fibre ingerite né per la concentrazione eventualmente trasferita dalla matrice acqua alla matrice aria”.

Nella stessa comunicazione l’Istituto Superiore di Sanità indica come unico limite di riferimento (non valore di parametro) quello definito dalla US EPA (Ente Protezione Ambientale degli Stati Uniti) pari a 7 milioni di fibre/litro limitatamente alle fibre di lunghezza > a 10 µm.

Sul piano del monitoraggio, Hera svolge normalmente verifiche sia sull’eventuale presenza di fibre d’amianto nell’acqua distribuita, sia sullo stato di conservazione delle condotte. Dal 2003 inoltre Hera redige e applica annualmente uno specifico Piano di controllo amianto nel quale sono riportati i dettagli dei punti di campionamento più rappresentativi in corrispondenza  di reti di fibrocemento, le frequenze e i parametri analitici da sottoporre ad analisi. I controlli effettuati nel corso del 2017 sono stati oltre 200 ed hanno confermato che la maggior parte dei campioni (oltre 80%) non presenta fibre di amianto. In nessun caso è stato superato il limite EPA di 7 milioni di F/L. La media dei valori riscontrati è di oltre 400 volte inferiore al limite EPA sopra. L’acqua distribuita da Hera presenta inoltre valori di indice di aggressività generalmente superiore a 12 (non aggressività nei confronti della matrice cementizia).

Per ulteriori dettagli sulla qualità dell’acqua di rubinetto distribuita da Hera si rimanda all’appuntamento con In buone acque, il report interamente dedicato alla qualità dell’acqua di rubinetto che Hera pubblica annualmente dal 2009 con la collaborazione delle Aziende USL del territorio e di Romagna Acque.

 

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