Logo stampa
 

L'attività di controllo delle Aziende Usl

I controlli delle Aziende Usl sono svolti su tutta la filiera: dalla fonte al rubinetto

L’attività di controllo e vigilanza delle acque destinate al consumo umano trova, in regione Emilia-Romagna, specifiche indicazioni nelle due circolari regionali n. 2/1999 e n. 9/2004 che dettano criteri per l’organizzazione di piani di controllo effettuati dai Servizi Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dei Dipartimenti di Sanità Pubblica delle Aziende Usl. Forniscono inoltre indicazioni sulla corretta gestione delle difformità analitiche riscontrate nell’acqua. inoltre indicazioni sulla corretta gestione delle difformità analitiche riscontrate nell’acqua.

I controlli delle Aziende Usl intesi a garantire il rispetto dei limiti di parametro fissati dalla norma nazionale, il D.Lgs. 31/2001, sono effettuati lungo tutta la filiera idrica dell’acquedotto, dalla fonte di approvvigionamento sino al rubinetto. Nei punti rappresentativi dell’acquedotto vengono effettuati quindi campionamenti di acqua, che viene poi analizzata dai laboratori delle Agenzie regionali per la protezione ambientale. Anche il gestore acquedottistico a cui spetta il compito di fornire acqua conforme alla normativa citata, è tenuto a controllare la qualità dell’acqua. L’Azienda Usl verifica quindi l’attività del gestore, anche sulla base degli esiti analitici dei controlli da esso eseguiti che devono essere sempre a disposizione della stessa Azienda Usl.

Le Aziende Usl effettuano controlli di routine e controlli di verifica, come stabilito dalla normativa nazionale

L'Azienda Usl esegue due tipologie di controllo:

  • il controllo di routine, che come detta il D.Lgs. n. 31/2001 “mira a fornire ad intervalli regolari informazioni sulla qualità organolettica e microbiologica delle acque fornite per il consumo umano, nonché informazioni sull’efficacia degli eventuali trattamenti di potabilizzazione (in particolare disinfezione), per accertare se le acque destinate al consumo umano rispondano o meno ai pertinenti valori di parametro fissati dal presente decreto”. Rientrano in questo controllo 16 parametri quali ad esempio il colore, il ferro, la torbidità, il disinfettante utilizzato e parametri microbiologici quali l’Escherichia coli e i batteri coliformi;
  • il controllo di verifica, che, come detta il decreto stesso, “mira a fornire le informazioni necessarie per accertare se tutti i valori di parametro contenuti nel decreto sono rispettati. Tutti i parametri fissati dal D.Lgs. 31/2001 sono soggetti a controllo di verifica, a meno che l’Azienda sanitaria locale competente al controllo non stabilisca che, per un periodo determinato, è improbabile che un parametro si ritrovi in un dato approvvigionamento d’acqua in concentrazioni tali da far prevedere il rischio di un mancato rispetto del relativo valore di parametro”.
La normativa stabilisce 51 parametri chimico-fisici e microbiologici da rilevare

I parametri chimico-fisici e microbiologici da rilevare fissati dalla norma sono 51 e possono essere integrati dai Dipartimenti di Sanità Pubblica a seconda delle situazioni di rischio individuate o della tipologia delle fonti che approvvigionano l’acquedotto.

La norma stabilisce una frequenza minima di controllo, in relazione al volume d’acqua distribuito ogni giorno; l'Azienda Usl può tuttavia incrementare le frequenze di campionamento a seconda della complessità e affidabilità dell'acquedotto stesso. I controlli sono distribuiti durante l'arco dell’anno con una frequenza maggiore per quelli di routine.

A titolo esemplificativo, per un acquedotto che eroga ogni giorno circa 1.000 metri cubi di acqua e che serve circa 5.000 abitanti, la norma individua una frequenza minima di 4 controlli all’anno di routine e 1 controllo all’anno di verifica.

La delibera 917/2017 di Arera che introduce a partire dal 2019 la regolazione della qualità tecnica del servizio idrico ha previsto il monitoraggio da parte dei gestori di alcuni indicatori di performance a cui viene collegato un sistema di incentivi e premialità. Uno dei prerequisiti per accedere a questo sistema di incentivi richiede tra le altre cose che il gestore effettui un certo numero di campioni di analisi all’anno. Per quanto riguarda la qualità dell’acqua, i parametri considerati dal sistema di incentivi riguardano le ordinanze di non potabilità (incidenza del numero di ordinanze di non potabilità rispetto al numero di utenti complessivi) e il tasso di campioni e di parametri da controlli interni non conformi.

Nel territorio dell’Emilia-Romagna, le analisi effettuate da Hera sono circa nove volte maggiori rispetto a questo limite minimo.

Nel caso in cui le acque destinate al consumo umano non corrispondano ai valori di parametro fissati dalla legge, l'Azienda Unità Sanitaria locale interessata comunica il superamento ai Gestori del Servizio Idrico che devono individuarne le cause e mettere in atto tutte le misure per ripristinarne la qualità.

L'Azienda Unità Sanitaria locale, a seconda della tipologia del parametro presente nell’acqua in quantità superiore al limite fissato dalla norma effettua le relative valutazioni del rischio e se del caso, propone al Sindaco l'adozione di provvedimenti cautelativi a tutela della salute pubblica. Il Sindaco, in veste di Autorità sanitaria, può recepire tali indicazioni ed emettere ordinanze specifiche con indicazioni ai cittadini sulle modalità di utilizzo dell’acqua.

A seconda della natura di inconveniente verificato, gli interventi da adottarsi possono essere di diversa entità: dalla semplice bollitura dell’acqua prima del consumo alimentare al divieto di utilizzo, anche totale, nel caso che il consumo possa essere nocivo alla salute.

Talora si possono verificare anche inconvenienti che, pur non influendo sulla valutazione di potabilità, modificano la qualità organolettica dell’acqua (sapore, odore, ecc.) per la presenza di parametri in eccesso, quale ad esempio il ferro e il manganese che pur non essendo dannosi per la salute, rendono l’acqua sgradevole al consumo.

In caso di presenza nell’acqua di sostanze che ne modificano la qualità o che la rendono non potabile, Il Sindaco, l'Azienda USL, e il gestore, ciascuno per quanto di propria competenza, sono tenuti ad informarne i consumatori fornendo le opportune raccomandazioni d’uso ed esplicitando i provvedimenti adottati.

Oltre l’attività di campionamento, le Aziende Usl svolgono l’attività ispettiva finalizzata a mantenere aggiornato nel tempo il complesso di conoscenze sugli impianti di acquedotto e di distribuzione indispensabili per poter programmare e gestire correttamente la propria attività di controllo. Infatti, le ispezioni degli impianti, sono utili per analizzare in modo approfondito le criticità identificate in fase di campionamento. La corretta valutazione del rischio connessa ad un dato analitico irregolare deve infatti comprendere l’analisi delle condizioni strutturali o funzionali che hanno contribuito a determinarlo.

 
Riepilogo dei controlli sulle acque potabili (2018)
Romagna Acque (su impianti e punti di consegna)355.504
Gruppo Hera (su impianti e rete di distribuzione)399.013
Aziende Usl (su impianti e rete di distribuzione)282.660
Totale1.037.177 (2.841 al giorno)


L'attività di Arpae per il controllo delle acque potabili

Arpae è il laboratorio di riferimento per i controlli, per conto delle Aziende Usl cui spetta il controllo e la vigilanza sulle acque destinate al consumo umano. I controlli riguardano l'acqua fornita dagli acquedotti ma anche l'acqua delle fonti superficiali e sotterranee utilizzate a scopo potabile.

L’attività analitica relativa alle acque potabili svolta dalla rete dei laboratori di Arpae vede impegnati tre poli di analisi: Reggio Emilia, Bologna e Ferrara (come unico riferimento regionale per la ricerca di fitofarmaci). In ogni sede provinciale è operativo uno sportello di accettazione al quale gli operatori delle Aziende Usl conferiscono i campioni che vengono accettati attraverso un sistema di codifica di codici a barre nel quale è identificata l’anagrafica di ogni punto di campionamento. La consegna ai laboratori interessati è garantita entro le 24 ore dal campionamento attraverso un efficiente sistema di trasporto che collega quotidianamente tutte le sedi Arpae. Tutti i laboratori della rete sono accreditati secondo la norma UNI CEI EN/ISO IEC 17025:2005. Gli investimenti per il mantenimento della formazione del personale e della strumentazione sono rilevanti e prioritari; la qualità del dato è garantita anche dalla partecipazione periodica a circuiti nazionali e internazionali e dalla organizzazione interna di interconfronti volti al controllo del processo analitico in toto.