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L'attività di controllo delle Aziende Usl della Regione Emilia-Romagna

I controlli delle Aziende Usl sono svolti su tutta la filiera: dalla fonte al rubinetto

L’attività di controllo e vigilanza delle acque destinate al consumo umano trova nella Regione Emilia-Romagna, specifiche indicazioni nelle due circolari regionali n. 2/1999 e n. 9/2004 che dettano criteri per l’organizzazione di piani di controllo effettuati dai Servizi Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dei Dipartimenti di Sanità Pubblica delle Aziende Usl. Forniscono inoltre indicazioni sulla corretta gestione delle difformità analitiche riscontrate nell’acqua.

I controlli delle Aziende Usl intesi a garantire il rispetto dei limiti di parametro fissati dalla norma nazionale, il D.lgs. 31/2001 e il Decreto ministeriale 14 giugno 2017, che recepisce la Direttiva 2015/1787/UE, sono effettuati lungo tutta la filiera idrica dell’acquedotto, dalla fonte di approvvigionamento sino al rubinetto. Nei punti rappresentativi dell’acquedotto vengono effettuati quindi campionamenti di acqua, che viene poi analizzata dai laboratori delle Agenzie Regionali per la Prevenzione Ambientale (ARPA). Anche il gestore acquedottistico a cui spetta il compito di fornire acqua conforme alla normativa citata, è tenuto a controllare la qualità dell’acqua. L’Azienda Usl verifica quindi l’attività del gestore, anche sulla base degli esiti analitici dei controlli da esso eseguiti che devono essere sempre a disposizione della stessa Azienda Usl.

L’Azienda Usl esegue il controllo in ottemperanza a quanto indicato nel Decreto ministeriale 14 giugno 2017 che, individua gli obiettivi generali e i programmi di controllo che devono essere effettuati su tutta la filiera idro-potabile. Tali programmi di controllo devono verificare che le misure previste per contenere i rischi per la salute, siano efficaci e che le “acque siano salubri e pulite”. A tal fine vengono indicati i parametri e le frequenze minime di analisi, da adottarsi.

I parametri chimico-fisici e microbiologici da rilevare fissati dalla norma possono essere integrati dai Dipartimenti di Sanità Pubblica a seconda delle situazioni di rischio individuate o della tipologia delle fonti che approvvigionano l’acquedotto.

La norma stabilisce una frequenza minima di controllo, in relazione al volume d’acqua distribuito ogni giorno; l’Azienda Usl può tuttavia incrementare le frequenze di campionamento a seconda della complessità e affidabilità dell’acquedotto stesso. I controlli sono distribuiti durante l’arco dell’anno con una frequenza maggiore per quelli di routine.

A titolo esemplificativo, per un acquedotto che eroga ogni giorno circa 1.000 metri cubi di acqua e che serve circa 5.000 abitanti, la norma individua una frequenza minima di 4 controlli di tipo A con numero limitato di parametri atti a fornire regolari informazioni sulla qualità organolettica e microbiologica delle acque e 1 controllo all’anno di tipo B che valuta il rispetto di tutti i parametri previsti dal Decreto Ministeriale 14 giugno 2017.

Sono le aziende USL che comunicano al gestore le analisi anomale in modo da mettere immediatamente in atto le misure di ripristino

Nel caso in cui le acque destinate al consumo umano non corrispondano ai valori di parametro fissati dalla legge, l'Azienda Unità Sanitaria locale interessata comunica il superamento ai Gestori del Servizio Idrico che devono individuarne le cause e mettere in atto tutte le misure per ripristinarne la qualità.

L'Azienda Unità Sanitaria locale, a seconda della tipologia del parametro presente nell’acqua in quantità superiore al limite fissato dalla norma, effettua la relativa valutazione del rischio e, se del caso, propone al Sindaco l'adozione di provvedimenti cautelativi a tutela della salute pubblica. Il Sindaco, in veste di Autorità sanitaria, può recepire tali indicazioni ed emettere ordinanze specifiche con indicazioni ai cittadini sulle modalità di utilizzo dell’acqua.

A seconda della natura dell’inconveniente verificato, gli interventi da adottarsi possono essere di diversa entità: dalla semplice bollitura dell’acqua prima del consumo alimentare al divieto di utilizzo, anche totale, nel caso che il consumo possa essere nocivo alla salute.

Talora si possono verificare anche inconvenienti che, pur non influendo sulla valutazione di potabilità, modificano la qualità organolettica dell’acqua (sapore, odore, ecc.) per la presenza di parametri in eccesso, quale ad esempio il ferro e il manganese che pur non essendo dannosi per la salute, rendono l’acqua sgradevole al consumo.

In caso di presenza nell’acqua di sostanze che ne modificano la qualità o che la rendono non potabile, Il Sindaco, l'Azienda USL, e il gestore, ciascuno per quanto di propria competenza, sono tenuti ad informarne i consumatori fornendo le opportune raccomandazioni d’uso ed esplicitando i provvedimenti adottati.

Oltre l’attività di campionamento, le Aziende Usl svolgono l’attività ispettiva finalizzata a mantenere aggiornato nel tempo il complesso di conoscenze sugli impianti di acquedotto e di distribuzione indispensabili per poter programmare e gestire correttamente la propria attività di controllo. Infatti, le ispezioni degli impianti sono utili per analizzare in modo approfondito le criticità identificate in fase di campionamento. La corretta valutazione del rischio connessa ad un dato analitico irregolare deve infatti comprendere l’analisi delle condizioni strutturali o funzionali che hanno contribuito a determinarlo.

 
Riepilogo dei controlli sulle acque potabili (2019)
Gruppo Hera (su impianti e rete di distribuzione)406.957
Aziende Usl (su impianti e rete di distribuzione)244.525
Romagna Acque (su impianti e punti di consegna)404.054
Totale1.055.536 (2.892 al giorno)


L'attività di Arpae per il controllo delle acque potabili

Arpae è il laboratorio di riferimento per i controlli, per conto delle Aziende Usl cui spetta il controllo e la vigilanza sulle acque destinate al consumo umano. I controlli riguardano l'acqua fornita dagli acquedotti ma anche l'acqua delle fonti superficiali e sotterranee utilizzate a scopo potabile.
L’attività analitica relativa alle acque potabili svolta dalla rete dei laboratori di Arpae vede impegnati tre poli di analisi: Reggio Emilia, Bologna e Ferrara (come unico riferimento regionale per la ricerca di fitofarmaci) e Piacenza per la radioattività. In ogni sede provinciale è operativo uno sportello di accettazione al quale gli operatori delle Aziende Usl conferiscono i campioni che vengono accettati attraverso un sistema di codifica di codici a barre nel quale è identificata l’anagrafica di ogni punto di campionamento. La consegna ai laboratori interessati è garantita entro le 24 ore dal campionamento attraverso un efficiente sistema di trasporto che collega quotidianamente tutte le sedi Arpae. Tutti i laboratori della rete sono accreditati secondo la norma UNI CEI EN/ISO IEC 17025:2005. Gli investimenti per il mantenimento della formazione del personale e della strumentazione sono rilevanti e prioritari; la qualità del dato è garantita anche dalla partecipazione periodica a circuiti nazionali e internazionali e dalla organizzazione interna di interconfronti volti al controllo del processo analitico in toto.