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La conformità dell'acqua rispetto alla legge

In aggiunta ai risultati analitici rappresentati come concentrazioni medie rilevate, si riporta nel grafico seguente la percentuale di analisi effettuate da Hera e dalle Aziende Usl nel 2018 con risultati conformi alla legge ovvero con valori rilevati inferiori ai limiti del D.Lgs. 31/2001.

Tale percentuale differisce dagli indicatori di performance definiti dalla delibera 917/2017 di Arera per la regolazione della qualità tecnica del servizio idrico. Il “tasso dei parametri da controlli interni non conformi” (indicatore M3c previsto dalla delibera 917/2017) viene calcolato su tutti i campioni e tutti i parametri effettuati nel controllo interno previsto dall’art. 7 del D.Lgs. 31/2001 e quindi riguarda tutti i parametri delle tabelle A, B e C del D.Lgs. 31/2001. L’indicatore “percentuale di analisi conformi alla legge” presentato in questo report, considera invece i 22 parametri ritenuti più significativi per valutare la qualità dell’acqua distribuita da Hera.

 
Qualità dell'acqua. Analisi
 


Relativamente ai parametri elencati nel grafico sopra riportato, Hera e le Aziende Usl attraverso i laboratori delle Agenzie regionali per la protezione ambientale nel 2018 hanno effettuato 228.740 analisi lungo la rete di distribuzione: complessivamenteil 99,9% delle analisi è risultato conforme alla legge (D.Lgs. n.31/2001). I casi di non conformità hanno riguardato principalmente alluminio (a Bologna) e ferro (a Forlì-Cesena) che la normativa classifica come parametri indicatori.

Qualità dell'acqua: % di analisi conformi alla legge (2018) Analisi effettuate dal Gruppo e dagli Enti pubblici di controllo 1
 Prov. BolognaProv. FerraraProv. Forlì-CesenaProv. ModenaProv. PadovaProv. Pesaro-UrbinoProv. RavennaProv. RiminiProv. Trieste
Alluminio96,6%100,0%100,0%100,0%100,0%99,9%99,1%99,6%100,0%
Ammonio99,9%100,0%100,0%99,9%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%
Antiparassitari100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%
Antiparassitari Totale100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%
Arsenico100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%
Cadmio100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%
Clorito99,9%100,0%100,0%100,0%100,0%99,7%99,8%99,9%100,0%
Cloruro100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%99,9%100,0%100,0%100,0%
Concentrazione ioni idrogeno100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%
Conduttività100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%
Escherichia coli99,6%100,0%99,7%99,8%99,8%99,7%100,0%99,7%100,0%
Ferro99,0%99,7%98,8%99,1%99,4%99,2%100,0%98,8%100,0%
Fluoruro100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%
Manganese99,8%100,0%99,8%100,0%100,0%100,0%100,0%99,6%100,0%
Nitrato100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%
Nitrito100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%99,9%100,0%99,9%100,0%
Piombo100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%99,9%100,0%100,0%100,0%
Residuo secco a 180°100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%
Sodio100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%
Solfato100,0%100,0%99,7%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%
Tetracloroetilene+Tricloroetilene99,7%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%100,0%
Trialometani-Totale100,0%100,0%99,9%100,0%100,0%99,9%100,0%100,0%100,0%
TOTALE99,8%100,0%99,9%100,0%99,9%99,9%100,0%99,9%100,0%

Nota: il D.Lgs. n. 31/2001 classifica come "parametri indicatori" alluminio, ammonio, concentrazione ioni idrogeno (pH), cloruro, ferro, manganese, sodio. Per il residuo secco a 180° il D.Lgs. 31/2001 prevede valori consigliati.
1 I dati relativi all'Emilia Romagna sono rilevati da Arpae per Ausl, mentre le rilevazioni relative a Padova e Trieste sono svolte rispettivamente dall'ULSS di Padova e dall’ASUI Trieste mentre il dato del territorio di Pesaro-Urbino è rilevato dall’ASUR Marche.

 
A seconda del parametro considerato il decreto individua percorsi di gestione delle non conformità diversi

Lo stesso D.Lgs. 31/2001 e la circolare regionale applicativa 9/2004 individuano percorsi di gestione delle non conformità diversi a seconda che si tratti di parametri che alterano soltanto la qualità dell’acqua da un punto di vista organolettico, quali ad esempio il ferro o il manganese (indicati dal D. Lgs. 31/2001 come parametri indicatori) oppure parametri che possono alterare la potabilità dell’acqua quali ad esempio l’Escherichia coli o parametri chimici come il piombo o i trialometani. In caso di superamento le Agenzie regionali per la protezione ambientale informano in tempo reale l’autorità competente (Azienda Usl) che individua tempestivamente idonee misure correttive.

In tutti i casi di risultato non conforme alla legge Hera attua interventi tempestivi per il ripristino delle normali condizioni di erogazione consistenti nella regolazione dei sistemi di trattamento (con particolare riguardo alle stazioni di disinfezione), nei lavaggi di rete per la rimozione di sedimenti nelle condotte, fino alla sostituzione di tratti di condotte. Nei casi più critici Hera rende disponibile l’acqua potabile per gli usi alimentari attraverso autobotti o attraverso la distribuzione di sacchetti preconfezionati, fino alla totale risoluzione dell’anomalia.

Nel 2018 non sono state concesse deroghe per nessun parametro previsto dalla legge

Nel corso del 2018 non sono state concesse deroghe al rispetto dei limiti previsti dal D.Lgs. 31/2001 e sono state emesse 35 ordinanze sindacali di non potabilità: 3 in Emilia-Romagna e le restanti nelle Marche. La maggior parte delle ordinanze delle Marche sono legate a problemi agli impianti di disinfezione di piccoli e piccolissimi acquedotti dove, a causa delle basse portate e della localizzazione in zone isolate, il controllo e la regolazione sono generalmente più difficili. Gli utenti coinvolti sono stati complessivamente 3.044 (valore stimato sulla base degli utenti nelle relative aree). Tutti i casi sono stati comunque risolti in tempi brevi (la durata media è stata pari a 4 giorni) senza alcuna evidenza di conseguenze di natura igienico-sanitaria per gli utenti e con disagi contenuti. Tali ordinanze hanno riguardato meno dello lo 0,001% degli utenti serviti.

 
I controlli di Hera sull'amianto

L’uso di amianto, ampiamente diffuso in edilizia e in altri settori industriali fino alla fine degli anni ‘80, è stato definitivamente bandito nel 1992. È stato riconosciuto ufficialmente che l’inalazione delle fibre di amianto provoca gravi malattie dell’apparato respiratorio mentre non esiste alcuna prova seria che l’ingestione di tali fibre sia pericolosa per la salute. A maggio 2015 l’Istituto Superiore di Sanità ha confermato che la presenza di fibre di amianto nell’acqua non è un rischio per la salute pubblica e che allo stato attuale non sussistono i requisiti di necessità per indicare un valore di parametro per l’amianto nelle acque destinate a consumo diverso da quello già indicato dall’Environmental Protection Agency americana. Lo studio dell’EPA prende infatti in considerazione la possibilità che l’amianto eventualmente contenuto nell’acqua possa contribuire ad aumentare il livello di fondo delle fibre aerodisperse e, quindi, il rischio legato alla possibile assunzione per via inalatoria. Queste indicazioni prevedono di non superare il valore di 7 milioni di fibre/litro per le fibre di lunghezza superiore a 10 µm (fonte EPA, Environmental Protection Agency, Technical factsheet on asbestos). Recentemente studi internazionali su popolazioni esposte attraverso l’acqua potabile non hanno fornito evidenze sufficienti fra eccesso di tumori gastrointestinali e consumo di acqua potabile (Monograph Iarc, vol. 100 C del 2012).

La notevole preoccupazione suscitata dal tema ha comunque indotto Hera a svolgere verifiche costanti dello stato di conservazione delle condotte e ad applicare un piano di controllo dedicato alla ricerca delle fibre di amianto nell’acqua. Dal 2003 Hera redige e applica annualmente il Piano di controllo amianto nel quale sono riportati i dettagli dei punti di campionamento di rete più rappresentativi, le frequenze e i parametri analitici da sottoporre ad analisi.

Il profilo comprende, oltre alla ricerca dell’amianto con distinzione delle fibre di lunghezza inferiore e superiore a 10 µm (dieci millesimi di millimetro), parametri analitici che rilevano il grado di aggressività dell’acqua (pH, alcalinità, calcio, cloruri e solfati). Tale scelta è stata adottata dal momento che il possibile rilascio di fibre dalla matrice cementizia delle tubazioni in cemento amianto dipende dalla sottrazione di ioni calcio e da un’alta aggressività dell’acqua.

Nel 2018 sono stati effettuati 229 campionamenti, volti a rilevare l’eventuale rischio di cessione di fibre di amianto da parte delle reti in cemento-amianto. Gli esiti dei controlli hanno mostrato assenza di fibre di lunghezza superiore a 10 µm nel 96% dei campioni con un numero di fibre/litro mediamente inferiore di 911 volte del limite indicato dall’EPA statunitense. Nei 9 campioni in cui è stata riscontrata la presenza di fibre di lunghezza superiore a 10 µm il numero di fibre/litro era compreso tra 678 e 7.684 (quest’ultimo inferiore del 99% a quanto indicato dall’EPA statunitense).

Su 208 campioni è stato determinato anche il parametro “indice di aggressività”. I valori di tale parametro (in 180 casi  ≥ 12 , in 28 casi < 12) hanno confermato che le acque distribuite da Hera sono nella generalità dei casi tendenzialmente incrostanti piuttosto che aggressive nei confronti delle matrici cementizie (indice di aggressività medio pari 12,2) e quindi tali da non favorire il rilascio delle fibre d’amianto.