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L'impegno di Hera oltre la qualità: i programmi di miglioramento e ricerca

I progetti di ricerca e innovazione tecnologica attivati dal Gruppo Hera approfondiscono gli argomenti più nuovi relativi al servizio idrico integrato.

Continua l'attività di Hera sui Contaminanti Emergenti per migliorare la qualità dell'acqua

Nel 2018 è proseguita l’attività di Hera sul tema dei “Contaminanti Emergenti”. Si tratta di sostanze biologicamente attive di origine antropica quali farmaci, sostanze psicoattive associate alle tossicodipendenze e i relativi metaboliti e prodotti per la cura della persona: la presenza di queste sostanze nelle acque è una tra le più significative questioni ambientali. Per queste sostanze la vigente normativa sulle acque potabili (D.Lgs. n. 31/2001) non stabilisce limiti. Si tratta pertanto di parametri non regolamentati monitorati in conformità ai dettami dell’art. 4 del D.Lgs. n.31/2001 secondo cui le acque non devono contenere microrganismi, parassiti né altre sostanze in quantità tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana, tenendo conto delle più recenti conoscenze scientifiche in tema di qualità del prodotto e di rischio per la salute umana, anche in assenza di specifici requisiti di legge.

Presso l’impianto di potabilizzazione di Pontelagoscuro a Ferrara continua il monitoraggio di 20 sostanze considerate d’interesse “prioritario” appartenenti alle categorie dei polialchilfenoli, degli estrogeni e degli acidi perfluorurati (PFAS).

Le analisi effettuate nel 2018 sulle acque in uscita dall’impianto di Pontelagoscuro a Ferrara hanno rilevato la presenza delle 20 sostanze con concentrazioni bassissime come evidenziato nella tabella seguente.

Al momento, come già indicato, non esistono limiti di legge per questi 20 parametri. Solo relativamente agli acidi perfluorurati (PFAS) il Ministero della Salute raccomanda di “assicurare adeguate misure di prevenzione della contaminazione delle acque di origine e, a livello impiantistico, l’implementazione di tecniche di adsorbimento e/o filtrazione attraverso membrane di provata efficienza per la rimozione di PFAS nella filiera di produzione e distribuzione delle acque destinate al consumo umano, ritenendo che l’applicazione delle citate tecnologie possa garantire nelle acque trattate almeno i seguenti livelli di performance (obiettivo) di trattamento: PFOA: ≤500 nanogrammi per litro, PFOS: ≤30 nanogrammi per litro, altri PFAS: ≤500 nanogrammi per litro”.

L’Istituto Superiore di Sanità (prot. 11/08/2015-0024565) ha definito livelli di performance integrativi attribuendo a PFBA e PFBS il valore di 500 nanogrammi per litro.

L’EFSA (European Food Safety Authority) ha fissato dosi giornaliere tollerabili (stima della quantità di sostanza che può essere ingerita nell’arco di una vita senza rischi apprezzabili per la salute) pari a 150 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno per il PFOS e pari a 1.500 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno per il PFOA. Secondo l’EFSA quindi una persona di 50 chilogrammi, potrebbe assumere 7.500 nanogrammi di PFOS e 75.000 nanogrammi di PFOA. Tali quantitativi potrebbero essere assunti bevendo rispettivamente 250 litri e 150 litri al giorno di acqua di rubinetto con concentrazioni pari al limite raccomandato dal Ministero della Salute. Ma le concentrazioni rilevate di entrambe le sostanze nelle acque in uscita dall’impianto di Pontelagoscuro sono inferiori di oltre il 90% del livello raccomandato dal Ministero della Salute. Occorrerebbe quindi bere quasi 4.000 litri di acqua di rubinetto al giorno per raggiungere la dose giornaliera massima tollerabile secondo l’EFSA.

Analisi su contaminanti emergenti in acque da trattare e trattate (non previste dal D.Lgs. 31/2001)
 SostanzaN. analisi effettuateN. analisi in cui è stata rilevata la sostanzaValore medio rilevato (ng/L)Indicazione del Ministero della Salute e/o dell’ISS (ng/L)
polialchilfenoli4-n-nonilfenolo (NP)30<1 
4-t-ottilfenolo (t-OP)30<5 
bisfenolo A (BPA)30<5 
4-ottilfenolo (OP)30<1 
estrogeni17-a-etinilestradiolo (EE2)30<1 
b-estradiolo (E2)30<1 
estriolo (E3)30<1 
estrone (E1)30<1 
acidi perfluorurati (PFAS)Acido perfluorobutirrico (PFBA) 20968 
Acido Perfluorootanoico (PFOA) 65475 ≤500 ng/L
Acido Perfluoroottanoicosolfonato (PFOS) 65122 ≤30 ng/L
Perfluoro butano sulfonato  (PFBS) 65159 
Somma altri composti perfluorati (altri PFAS)* 6576 ≤500 ng/L

* Nel parametro somma di altri PFAS devono essere ricercati almeno i seguenti composti: PFPeA, PFHxA, PFHpA, PFHxS, PFNA, PFDeA, PFUnA, PFDoA (parere ISS per Regione Veneto del 11/08/2015).

Rispetto alla presenza di acidi perfluorurati (PFAS) negli acquedotti del Veneto gestiti da AcegasApsAmga, i risultati dei controlli mensili effettuati sono disponibili sul sito internet www.acegasapsamga.ita partire da aprile 2018 e relativi a 16 parametri, hanno riscontrato valori inferiori ai "livelli di performance" (obiettivo) definiti dall'ISS a livello nazionale (minore o uguale a 530 nanogrammi per litro per PFOA+PFOS non superiore a 30 nanogrammi per litro e minore o uguale a 500 nanogrammi per litro per la somma degli altri PFAS) e ai limiti fissati dalla Regione Veneto con la Delibera della Giunta Regionale n. 1590 del 3/10/2017 (minore o uguale a 90 nanogrammi per litro per PFOA e PFOS di cui PFOS non superiore a 30 nanogrammi per litro e minore o uguale a 300 nanogrammi per litro per la somma degli altri PFAS).

Il sistema di controllo messo in campo da Hera prevede il monitoraggio degli antiparassitari (comprensivi anche degli erbicidi) per i quali il D.Lgs.n.31/2001 fissa dei valori di parametro, pari a 0,5 microgrammi per litro come antiparassitari totali e pari a 0,1 microgrammi per litro per singolo principio attivo.

Nel corso del 2018, sulle acque potabili erogate in Emilia-Romagna, Hera ha effettuato 270 controlli di 38 antiparassitari1 in corrispondenza di 91 punti di campionamento (38 all’uscita degli impianti, 17 nei serbatoi e 36 nelle reti di distribuzione).

Gli esiti dei controlli effettuati indicano nella generalità dei casi valori inferiori al limite di rilevabilità strumentale (<0,02 microgrammi per litro) e in soli 3 casi valori risultati comunque ampiamente contenuti entro i limiti di legge a conferma della qualità dell’acqua alla fonte e della validità dei processi di trattamento. Le fonti di approvvigionamento potenzialmente più esposte al rischio di contaminazione da antiparassitari hanno nella propria filiera di trattamento uno stadio di filtrazione su carbone attivo che risulta efficace per la loro rimozione.

Dunque tutti gli esiti relativi al controllo degli antiparassitari totali sono stati costantemente inferiori al valore di parametro di 0,50 microgrammi per litro come antiparassitari totale e di 0,10 microgrammi per litro per singolo principio attivo.

Gli antiparassitari ricercati da Hera fino al 2015 hanno compreso un’ampia gamma di principi attivi ma non il glifosato, e il suo derivato Ampa, poiché l'attenzione su queste sostanze è sorta solo in tempi recentissimi. Il glifosato è l’erbicida più utilizzato nel mondo e il suo uso è aumentato rapidamente anche in seguito allo sviluppo di coltivazioni geneticamente modificate resistenti alla sostanza. Viene utilizzato su colture arboree ed erbacee, ma viene anche impiegato su aree non destinate alle colture agrarie, come quelle industriali, civili, negli argini e nei bordi stradali.

La classificazione del rischio di questa sostanza non è ancora certa dal momento che la comunità scientifica non si è ancora espressa in modo univoco.

Al riguardo, in attesa di indicazioni specifiche da parte degli Enti di controllo (Regione, Aziende USL), Hera ha predisposto anche nel 2018 un piano di monitoraggio. Tale monitoraggio ha riguardato 17 punti di campionamento relativi ad acque potabilizzate. Gli esiti sono sempre stati inferiori al limite di rilevabilità strumentale (0,01 microgrammi per litro per il glifosato e 0,05 microgrammi per litro per l’Ampa).

Le micro e le nanoplastiche presenti nell’acqua

Il problema della degradazione della plastica e della sua presenza nell’ambiente anche sotto forma di “micro” e “nanoplastiche”  è un aspetto portato all’attenzione dell’opinione pubblica negli ultimi anni a seguito di alcuni articoli comparsi sia in rete che sulla stampa.

Con il termine microplastiche si denotano particelle di materiale plastico (fibre, frammenti, pellet, pellicole, perline) di dimensioni molto piccole. L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare definisce microplastiche le particelle di dimensioni comprese tra 0,1 e 5.000 micrometri (µm) ovvero 5 millimetri. Al di sotto di queste dimensioni si parla di nanoplastiche.

Allo stato non esistono norme che regolino la possibile contaminazione dei prodotti alimentari da micro e nanoplastiche, ed è rilevante sul tema la recente opinione dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare del 2016. Il rapporto indica, tra l’altro, che dati relativi alla presenza, alla tossicità e al destino – ossia che cosa accade dopo la digestione – di tali materiali sono insufficienti ai fini di una valutazione del rischio, in particolare nel caso delle nanoplastiche.

Ad oggi né la norma europea (direttiva 98/83/CE e s.m.i.) né quella italiana che la recepisce (D.Lgs. 31/2001 e s.m.i.) impongono limiti alla presenza di microplastiche nell’acqua potabile.

Coerentemente, né i controlli interni del Gestore né i controlli esterni delle aziende USL prevedono la ricerca di microplastiche.

Hera ritiene comunque opportuno seguire con attenzione lo sviluppo delle tecniche analitiche di campionamento e rilevazione delle microplastiche al fine di rendere disponibili in futuro queste metodologie sia per usi interni sia per richieste esterne. In particolare, il laboratorio Hera ha avviato contatti con il CNR–ISMAR di Venezia che è il riferimento del progetto di ricerca Sentinel4Marine Plastic Waste.

In assenza, come detto, di riferimenti sia normativi che di standard di analisi, dal punto di vista del laboratorio si può comunque osservare che nell’ambito delle analisi dei modificatori endocrini che il laboratorio conduce sulle uscite degli impianti di trattamento (come può essere il già citato bisfenolo A (BPA) derivati della plastica e degli imballaggi) le analisi di laboratorio al momento non hanno osservato nemmeno nel 2018 elementi significativi, come indicato precedentemente.

Pur in assenza di evidenze di rischio per la qualità delle acque potabili distribuite connesse all’eventuale presenza di microplastiche, Hera ritiene opportuno mantenere un adeguato livello di attenzione e di aggiornamento sul tema.

Le sperimentazioni di Hera in ambito Water Safety Plans

Nel 2018 si è conclusa  l’attività di Hera relativa all’implementazione di 2 Piani di sicurezza realizzati sulla base delle linee guida di applicazione dei  principi dei Water Safety Plans introdotti dall’OMS, redatte dall’Istituto Superiore di Sanità.

La Direttiva della Commissione Europea n. 1787/2015 del 6 ottobre 2015, modificando gli allegati II e III della Direttiva 98/83/CE che stabiliscono i requisiti minimi dei programmi di controllo per le acque destinate al consumo umano e i metodi di analisi dei vari parametri, ha introdotto la metodologia Water Safety Plans per la strutturazione delle attività di prevenzione e controllo finalizzate a garantire la migliore qualità delle acque potabili. L'Italia ha recepito tale Direttiva con il Decreto del Ministero della Salute del 14 giugno del 2017.

Hera aveva sottoscritto un contratto di ricerca con l'Istituto Superiore di Sanità per sviluppare nel biennio 2017-2018 i Piani di Sicurezza dell’Acqua completi e coerenti con la metodologia Water Safety Plan relativi a due sistemi acquedottistici gestiti: quello a servizio del Comune di San Giovanni in Persiceto e quello a servizio dei Comuni del Comprensorio Imolese (Bagnara di Romagna, Castel Guelfo, Castel San Pietro Terme, Conselice, Dozza, Imola, Medicina, Mordano, Sant'Agata sul Santerno). I due sistemi acquedottistici sottendono 4 zone di approvvigionamento (o fornitura): San Giovanni in Persiceto, acquedotto industriale imolese, Dozza e Imola.

Nel 2017 era stato avviato lo sviluppo dei piani con la costituzione del team multidisciplinare di lavoro (Hera, Istituto Superiore di Sanità, Regione Emilia-Romagna, Aziende USL territorialmente competenti, ARPAE, Atersir, Comuni e Società di Asset interessati), raccolta dati e informazioni per la valutazione di rischio, sopralluoghi agli impianti. L’8 maggio 2019 Hera ha organizzato presso la propria sede di Bologna un workshop  dedicato al tema con interventi del Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Regione Emilia-Romagna ed ARPAE, nel corso del quale Hera ha presentato la propria esperienza.

 


Nel 2018 è proseguito il lavoro coordinato dei gestori del servizio idrico del Friuli Venezia che ha portato all’individuazione di linee guida comuni ai fini della predisposizione dei Water Safety Plan: l’ISS (istituto Superiore di Sanità) ha validato ed apprezzato il lavoro svolto fino ad ora dal gruppo.

Nel Veneto anche se non è previsto un tavolo comune fra gestori e Regione, AcegasApsAmga ha messo a punto il team di lavoro per il Water Safety Plan.

Nel biennio 2019-2020 verranno elaborate e identificate le 229 check list che identificano gli elementi per definire le principali matrici di rischio degli acquedotti sia nel territorio di Padova che Trieste.

Nel 2018 sono proseguite le attività di sviluppo dei progetti afferenti l’"Accordo di Partnership per la ricerca applicata" sottoscritto da Hera, Iren e Smat per la ricerca e innovazione tecnologica.

In tale ambito, Hera ha coordinato il progetto “Recupero di materia dagli impianti di depurazione: il fosforo come esempio di recupero in un’ottica di economia circolare”.

Il progetto ha approfondito delle conoscenze sui processi di recupero, verificato le tecnologie commerciali disponibili.

Un’indagine sul parco impianti finalizzata all’individuazione di quelli aventi le caratteristiche più interessanti per un’eventuale implementazione delle tecnologie di recupero, ha poi portato allo sviluppo di studi di fattibilità per 4 impianti rilevanti, due dei quali (Bologna IDAR e Rimini Santa Giustina) gestiti da Hera.

 


1 Si tratta dei seguenti antiparassitari, definiti in condivisione con le Aziende Usl: 2,4-DDT; 4,4`-DDD; 4,4`-DDT; alachlor; aldrin; alfa-endosulfan; alfa-esaclorocicloesano; ametrina; atrazina; atrazina-desetil; beta-endosulfan; beta-esaclorocicloesano; chlorpyriphos; delta-esaclorocicloesano; diazinon; dieldrin; endrin; eptacloro; eptacloro epossido; esaclorobenzene; lindano; linuron; malathion; metolaclor; molinate; oxadiazon; parathion-etile; parathion-metile; pedimentalin; pirimicarb; prometrina; propaclor; propazina; simazina; terbutilazina; terbutilazina-desetil; terbutrina; trifluralin.