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L'impegno di Hera oltre la qualità: i programmi di miglioramento e ricerca

I progetti di ricerca e innovazione tecnologica attivati dal Gruppo Hera approfondiscono gli argomenti più nuovi relativi al servizio idrico integrato.

Continua e si incrementa l'attività di Hera sui Contaminanti Emergenti per migliorare la qualità dell'acqua

Nel 2019 è proseguita l'attività di Hera sul tema dei Contaminanti Emergenti. Si tratta di sostanze biologicamente attive di origine antropica quali farmaci, sostanze psicoattive associate alle tossicodipendenze e i relativi metaboliti e prodotti per la cura della persona: la presenza di queste sostanze nelle acque è una tra le più significative questioni ambientali. Per queste sostanze la vigente normativa sulle acque potabili (D.Lgs. n. 31/2001) non stabilisce limiti. Si tratta pertanto di parametri non regolamentati monitorati in conformità ai dettami dell'art. 4 del D.Lgs. n.31/2001 secondo cui le acque non devono contenere microrganismi, parassiti né altre sostanze in quantità tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana, tenendo conto delle più recenti conoscenze scientifiche in tema di qualità del prodotto e di rischio per la salute umana, anche in assenza di specifici requisiti di legge.

Presso l'impianto di potabilizzazione di Pontelagoscuro a Ferrara continua il monitoraggio di 22 sostanze considerate d'interesse "prioritario" appartenenti alle categorie dei polialchilfenoli, degli estrogeni e degli acidi perfluorurati (PFAS); tra gli PFAS è stata integrata nel 2019 la ricerca di due ulteriori principi attivi: acido perfluorotetradecanoico (PFTEDA) e acido perfluorotridecanoico (PFTRDA).

Le analisi effettuate nel 2019 sulle acque in uscita dall'impianto di Pontelagoscuro a Ferrara hanno rilevato la presenza di tali sostanze con concentrazioni bassissime come evidenziato nella tabella successiva.

Al momento, come già indicato, non esistono limiti di legge per questi parametri. Solo relativamente agli acidi perfluorurati (PFAS) il Ministero della Salute raccomanda di "assicurare adeguate misure di prevenzione della contaminazione delle acque di origine e, a livello impiantistico, l'implementazione di tecniche di adsorbimento e/o filtrazione attraverso membrane di provata efficienza per la rimozione di PFAS nella filiera di produzione e distribuzione delle acque destinate al consumo umano, ritenendo che l'applicazione delle citate tecnologie possa garantire nelle acque trattate almeno i seguenti livelli di performance (obiettivo) di trattamento: PFOA: ≤500 nanogrammi per litro, PFOS: ≤30 nanogrammi per litro, altri PFAS: ≤500 nanogrammi per litro".

L'Istituto Superiore di Sanità (prot. 11/08/2015-0024565) ha definito livelli di performance integrativi attribuendo a PFBA e PFBS il valore di 500 nanogrammi per litro.

L'EFSA (European Food Safety Authority) ha fissato dosi giornaliere tollerabili (stima della quantità di sostanza che può essere ingerita nell'arco di una vita senza rischi apprezzabili per la salute) pari a 150 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno per il PFOS e pari a 1.500 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno per il PFOA. Secondo l'EFSA quindi una persona di 50 chilogrammi, potrebbe assumere 7.500 nanogrammi di PFOS e 75.000 nanogrammi di PFOA. Tali quantitativi potrebbero essere assunti bevendo rispettivamente 250 litri e 150 litri al giorno di acqua di rubinetto con concentrazioni pari al limite raccomandato dal Ministero della Salute. Ma le concentrazioni medie rilevate di entrambe le sostanze nelle acque in uscita dall'impianto di Pontelagoscuro sono inferiori del 96% del livello raccomandato dal Ministero della Salute. Occorrerebbe quindi bere quasi 4.000 litri di acqua di rubinetto al giorno per raggiungere la dose giornaliera massima tollerabile secondo l'EFSA.

Analisi su contaminanti emergenti in acque da trattare e trattate (non previste dal D.Lgs. 31/2001) eseguite nel 2019
 SostanzaN. analisi effettuateN. analisi in cui è stata rilevata la sostanzaValore medio rilevato (ng/L)Indicazione del Ministero della Salute e/o dell’ISS (ng/L)
polialchilfenoli4-n-nonilfenolo (NP)40<1 
4-t-ottilfenolo (t-OP)40<5 
bisfenolo A (BPA)41<5 
4-ottilfenolo (OP)40<1 
estrogeni17-a-etinilestradiolo (EE2)40<1 
b-estradiolo (E2)40<1 
estriolo (E3)40<1 
estrone (E1)40<1 
acidi perfluorurati (PFAS)Acido perfluorobutirrico (PFBA) 1425427 
Acido Perfluorootanoico (PFOA)1451302 ≤500 ng/L
Acido Perfluoro esano sulfonato (PFHxS) 14511<10 
Perfluoro perfluorodecanoico (PFDA)1451111 
Acido perfluorododecanoico (PFDoA)1450<10 
Acido perfluoroeptanoico (PFHpA)1451121 
Acido perfluoroesanoico (PFHxA)1451124 
Acido perfluorononanoico (PFNA)1451117 
Acido Perfluoroottanoicosolfonato (PFOS)145161≤30 ng/L
Acido perfluoropentanoico (PFPeA)1451327 
Acido Perfluorotetradecanoico (PFTEDA)230<5 
Acido Perfluorotridecanoico (PFTRDA)230<5 
Acido perfluoroundecanoico (PFUnA)12515 
Perfluoro butano sulfonato (PFBS)1451824 
Somma altri composti perfluorati (altri PFAS)* 122546 ≤500 ng/L

* Nel parametro somma di altri PFAS devono essere ricercati almeno i seguenti composti: PFPeA, PFHxA, PFHpA, PFHxS, PFNA, PFDeA, PFUnA, PFDoA (parere ISS per Regione Veneto del 11/08/2015).

Rispetto alla presenza di acidi perfluorurati (PFAS) negli acquedotti del Veneto gestiti da AcegasApsAmga, i risultati dei controlli mensili effettuati sono disponibili sul sito internet www.acegasapsamga.it a partire da aprile 2018 e relativi a 16 parametri, hanno riscontrato valori inferiori ai "livelli di performance" (obiettivo) definiti dall'ISS a livello nazionale (minore o uguale a 530 nanogrammi per litro per PFOA+PFOS non superiore a 30 nanogrammi per litro e minore o uguale a 500 nanogrammi per litro per la somma degli altri PFAS) e ai limiti fissati dalla Regione Veneto con la Delibera della Giunta Regionale n. 1590 del 3/10/2017 (minore o uguale a 90 nanogrammi per litro per PFOA e PFOS di cui PFOS non superiore a 30 nanogrammi per litro e minore o uguale a 300 nanogrammi per litro per la somma degli altri PFAS).

Il sistema dei controlli di Hera prevede anche il monitoraggio degli antiparassitari

Il sistema di controllo introdotto da Hera prevede il monitoraggio degli antiparassitari (comprensivi anche degli erbicidi) per i quali il D.Lgs.n.31/2001 fissa dei valori di parametro, pari a 0,5 microgrammi per litro come antiparassitari totali e pari a 0,1 microgrammi per litro per singolo principio attivo.

Nel corso del 2019, sulle acque potabili erogate in Emilia‑Romagna, Hera ha effettuato 282 controlli di 38 antiparassitari1 in corrispondenza di 103 punti di campionamento (40 all'uscita degli impianti, 22 nei serbatoi e 41 nelle reti di distribuzione).

Gli esiti dei controlli sugli antiparassitari sono rassicuranti

Gli esiti dei controlli effettuati nel 2019 indicano nella generalità dei casi valori inferiori al limite di rilevabilità strumentale (<0,02 microgrammi per litro) e i valori dei risultati ottenuti sono comunque ampiamente sotto i limiti di legge (0,50 microgrammi per litro come antiparassitari totale e di 0,10 microgrammi per litro per singolo principio attivo), a conferma della qualità dell'acqua alla fonte e della validità dei processi di trattamento. Le fonti di approvvigionamento potenzialmente più esposte al rischio di contaminazione da antiparassitari hanno nella propria filiera di trattamento uno stadio di filtrazione su carbone attivo che risulta efficace per la loro rimozione.

Gli antiparassitari ricercati da Hera fino al 2015 hanno compreso un'ampia gamma di principi attivi ma non il glifosato, e il suo derivato Ampa, poiché l'attenzione su queste sostanze è sorta solo in tempi recentissimi. Il glifosato è l'erbicida più utilizzato nel mondo e il suo uso è aumentato rapidamente anche in seguito allo sviluppo di coltivazioni geneticamente modificate resistenti alla sostanza. Viene utilizzato su colture arboree ed erbacee, ma viene anche impiegato su aree non destinate alle colture agrarie, come quelle industriali, civili, negli argini e nei bordi stradali.

La classificazione del rischio di questa sostanza non è ancora certa dal momento che la comunità scientifica non si è ancora espressa in modo univoco.

Al riguardo, in attesa di indicazioni specifiche da parte degli Enti di controllo (Regione, Aziende USL), Hera ha predisposto anche nel 2019 un piano di monitoraggio. Tale monitoraggio ha riguardato 14 punti di campionamento relativi ad acque potabilizzate. Gli esiti sono sempre stati inferiori al limite di rilevabilità strumentale (0,01 microgrammi per litro per il glifosato e 0,05 microgrammi per litro per l'Ampa).

Le micro e le nanoplastiche presenti nell'acqua è un aspetto di recente attenzione

Il problema della degradazione della plastica e della sua presenza nell'ambiente anche sotto forma di "micro" e "nanoplastiche" è un aspetto portato all'attenzione dell'opinione pubblica negli ultimi anni a seguito di alcuni articoli comparsi sia in rete che sulla stampa.

Con il termine microplastiche si denotano particelle di materiale plastico (fibre, frammenti, pellet, pellicole, perline) di dimensioni molto piccole. L'EFSA (European Food Safety Authority) definisce microplastiche le particelle di dimensioni comprese tra 0,1 e 5.000 micrometri (µm) ovvero 5 millimetri. Al di sotto di queste dimensioni si parla di nanoplastiche.

Allo stato non esistono norme che regolino la possibile contaminazione dei prodotti alimentari da micro e nanoplastiche, ed è rilevante sul tema la recente opinione dell'EFSA del 2016. Il rapporto indica, tra l'altro, che dati relativi alla presenza, alla tossicità e al destino - ossia che cosa accade dopo la digestione - di tali materiali sono insufficienti ai fini di una valutazione del rischio, in particolare nel caso delle nanoplastiche.

Nel 2019 è uscito il rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) "Microplastics in drinking-water". Lo studio esamina criticamente le prove relative alla presenza di microplastiche nel ciclo dell'acqua (compresi sia l'acqua potabile del rubinetto che quella in bottiglia e le sue fonti di approvvigionamento), i potenziali impatti sulla salute derivanti dall'esposizione della microplastica e la rimozione di microplastiche durante il trattamento delle acque reflue e dell'acqua potabile. Nello studio vengono formulate raccomandazioni in merito al monitoraggio e alla gestione delle microplastiche e delle materie plastiche nell'ambiente, e per valutare meglio i rischi per la salute umana e informare le azioni di gestione appropriate, viene identificata una serie di conoscenze chiave prima mancanti.

Ad oggi né la norma europea (direttiva 98/83/CE e s.m.i.) né quella italiana che la recepisce (D.Lgs. 31/2001 e s.m.i.) impongono limiti alla presenza di microplastiche nell'acqua potabile.

Coerentemente, né i controlli interni del Gestore né i controlli esterni delle aziende USL prevedono la ricerca di microplastiche.

Hera ritiene comunque opportuno seguire con attenzione lo sviluppo delle tecniche analitiche di campionamento e rilevazione delle microplastiche al fine di rendere disponibili in futuro queste metodologie sia per usi interni sia per richieste esterne. In particolare, il laboratorio Hera ha avviato contatti con il CNR-ISMAR di Venezia che è il riferimento del progetto di ricerca Sentinel 4Marine Plastic Waste.

Pur in assenza, come detto, di riferimenti sia normativi che di standard di analisi, dal punto di vista del laboratorio si può comunque osservare che nell'ambito delle analisi dei modificatori endocrini che il laboratorio effettua sulle uscite degli impianti di trattamento (come può essere il già citato bisfenolo A (BPA) derivati della plastica e degli imballaggi) anche nel corso del 2019 non sono stati evidenziati elementi significativi, come indicato precedentemente.

Hera ritiene comunque opportuno mantenere un adeguato livello di attenzione e di aggiornamento sul tema delle microplastiche e delle sue evoluzioni.

L’implementazione dei Water Safety Plans è proseguita anche nel 2019

Nel 2019 sono stati portati a termine i Piani di Sicurezza dell'Acqua (PSA) di due zone di fornitura idrica della provincia di Ravenna: Casola Valsenio e Massa Lombarda sulla base delle linee guida di applicazione dei principi Water Safety Plans introdotti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), redatte dall'Istituto Superiore di Sanità.

La Direttiva della Commissione Europea n. 1787/2015 del 6 ottobre 2015, modificando gli allegati II e III della Direttiva 98/83/CE che stabiliscono i requisiti minimi dei programmi di controllo per le acque destinate al consumo umano e i metodi di analisi dei vari parametri, ha introdotto la metodologia Water Safety Plans per la strutturazione delle attività di prevenzione e controllo finalizzate a garantire la migliore qualità delle acque potabili. L'Italia ha recepito tale Direttiva con il Decreto del Ministero della Salute del 14 giugno del 2017.

La normativa europea e quella italiana non hanno definito una data limite per la definizione e approvazione dei PSA. Al momento si ipotizza una data limite di elaborazione dei PSA al 2028, tenuto conto dei contenuti della nuova Direttiva Acque Potabili e dei relativi tempi necessari per la sua approvazione e recepimento. In ogni caso, tenendo conto della numerosità delle zone di fornitura (circa 400) degli acquedotti gestiti da Hera Spa, si è reso necessario operare per strutture PSA tipologiche, prevedendo un supporto informatico per la compilazione delle check list e delle matrici di rischio.

In termini di priorità si ipotizza di sviluppare progressivamente i PSA per le zone di fornitura più densamente popolate. Nel 2020 si prevede di concludere i PSA avviati nel corso del 2019 (zone di fornitura di Modena, Castelfranco, Piumazzo, Spilamberto, Bondeno-Stellata, Castel del Rio, Castel del Rio Belvedere-Casoni, Borgo Tossignano) e l'avvio, a partire dal secondo semestre 2020, delle zone di fornitura di Pontelagoscuro e della Romagna (in collaborazione con Romagna Acque-Società delle Fonti).

L'8 maggio 2019 Hera ha organizzato il workshop finale dedicato al tema dei Piani di Sicurezza dell'Acqua con interventi qualificati del Ministero della Salute, di ISS, della Regione Emilia-Romagna ed Arpae, nel corso del quale Hera ha presentato la propria esperienza pilota.

Anche in ambito AcegasApsAmga prosegue il percorso Water Safety Plans

In ambito AcegasApsAmga nel 2019, il lavoro coordinato dei gestori del servizio idrico del Friuli-Venezia Giulia, in collaborazione con la stessa Regione, ha prodotto significativi passi avanti sull'identificazione dei rischi e delle gravità, per la predisposizione dei Piani di Sicurezza dell'Acqua.

Un momento importante è stato il Convegno di novembre a Udine, nel quale ISS, istituzioni e gestori del servizio idrico si sono confrontati e si è fatto il punto sull'efficacia del metodo di lavoro congiunto.

In Veneto, il tavolo comune formatosi fra gestori pubblici, a cui AcegaApsAmga è stata invitata, si è ben avviato, con prospettiva di procedere unitariamente sullo stile del vicino Friuli-Venezia giulia. Ciò favorisce la collaborazione e il contributo strutturato degli Enti Istituzionali quali Regione ed ARPAV, soprattutto per l'identificazione dei Rischi ambientali e territoriali, e della gravità sulla salute per determinati elementi.

Sia nel caso di Trieste che di Padova, tutte le check list sono state compilate, pronte per fornire i dati per la valorizzazione delle matrici di rischio.

Nel 2019 sono proseguite le attività di sviluppo dei progetti afferenti l'"Accordo di Partnership per la ricerca applicata" sottoscritto da Hera, Iren e Smat per la ricerca e innovazione tecnologica.

In tale ambito, Hera ha coordinato il progetto "Recupero di sostanze utili alla produzione di bioplastiche dal ciclo di depurazione delle acque reflue urbane".

Il progetto si inserisce nel quadro delle iniziative dei Partner orientate alla riduzione degli impatti ambientali e allo sviluppo dell'economia circolare. Il progetto ha lo scopo di valutare la possibilità di recuperare sostanze utili alla produzione di bioplastiche aventi le caratteristiche per sostituire in talune applicazioni/produzioni plastiche prodotte da materie prime fossili.

Negli ultimi anni si sono sviluppate tecnologie per produrre biopolimeri aventi caratteristiche idonee al loro impiego in diverse produzioni industriali e, parallelamente, tecnologie in grado di estrarre sostanze utili alla loro produzione come sottoprodotti di altre attività fra cui il trattamento delle acque reflue. Il progetto si propone in particolare di analizzare le tecnologie disponibili per il recupero di poliidrossialcanoati (PHA) dal ciclo di depurazione delle acque reflue urbane, valutandone per quanto possibile costi e benefici connessi ad eventuali applicazioni su impianti di depurazione gestiti dai Partner. Il progetto proseguirà nel 2020.

 


1 Si tratta dei seguenti antiparassitari, definiti in condivisione con le Aziende Usl: 2,4-DDT; 4,4`-DDD; 4,4`-DDT; alachlor; aldrin; alfa-endosulfan; alfa-esaclorocicloesano; ametrina; atrazina; atrazina-desetil; beta-endosulfan; beta-esaclorocicloesano; chlorpyriphos; delta-esaclorocicloesano; diazinon; dieldrin; endrin; eptacloro; eptacloro epossido; esaclorobenzene; lindano; linuron; malathion; metolaclor; molinate; oxadiazon; parathion-etile; parathion-metile; pedimentalin; pirimicarb; prometrina; propaclor; propazina; simazina; terbutilazina; terbutilazina-desetil; terbutrina; trifluralin.