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Perché ci si perde in un bicchier d'acqua?

Condizioni di stress idrico, siccità, diritto e accesso universale all’acqua, gestione efficiente del servizio, bottiglie di plastica, necessità di nuovi investimenti e tariffe: parlare di acqua è oggi particolarmente complesso. Con questo report il Gruppo Hera si propone di affrontare l’argomento lasciando parlare numeri e fatti tangibili.

Per quanto trasparente, semplice e familiare possa apparire l’elemento fisico, assolutamente complesso e, talvolta, insidioso è l’argomento. Perché parlare di acqua significa sempre di più analizzarne implicazioni politiche, sociali, economiche e ambientali, correndo il rischio di perdersi e scadere nei luoghi comuni.

Il 25% della popolazione mondiale vive in aree con stress idrico

L’acqua è una risorsa sempre più scarsa e per questo sempre più strategica: il 25% della popolazione mondiale vive in aree che affrontano uno stress idrico estremamente elevato (fonte: World Resources Institutes 2019). Si stima che entro il 2050 il 40% della popolazione mondiale sarà esposto al rischio di stress idrico e che se proseguiamo di questo passo, entro il 2030 la scarsità d’acqua obbligherà tra i 24 e i 500 milioni di persone a migrazioni di massa in luoghi dove l’acqua è maggiormente disponibile. Anche l’Europa, in uno scenario di riscaldamento globale, non è immune da tale fenomeno: infatti le persone sottoposte a scarsità d’acqua potrebbero passare dagli attuali 85 milioni fino a 295 milioni (circa il 40% della popolazione europea), prevalentemente nei paesi del Mediterraneo, a partire dall’Italia (fonte: The European House Ambrosetti, Libro bianco Valore dell’acqua, 2019).

 
Sdg 6, 14
L’agenda per lo sviluppo sostenibile prevede entro il 2030 l’accesso universale ed equo all’acqua potabile e la riduzione dell’inquinamento marino

L’Agenda ONU al 2030, che 193 Paesi hanno ratificato nel settembre 2015, prevede 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (anche “Sustainable Development Goals” o “SDGs”) tra cui quello di garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie (obiettivo n.6) e quello di conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile (obiettivo n.14). Ciascun obiettivo dell’Agenda ONU si sviluppa nel raggiungimento di specifici target da traguardare entro il 2030, grazie all’impegno e alla collaborazione tra imprese e stati, regioni e città. In particolare l’obiettivo n.6 si sviluppa in 8 target, mentre il n.14 si sviluppa attraverso 10 target. Le attività svolte da Hera e descritte in questo report, hanno l’obiettivo di indicare qual’è il contributo dell’azienda al raggiungimento del target 6.1 (conseguire l'accesso universale ed equo all'acqua potabile sicura e alla portata di tutti entro il 2030) e 14.1 (prevenire e ridurre in modo significativo l'inquinamento marino di tutti i tipi, in particolare quello proveniente dalle attività terrestri, compresi i rifiuti marini e l'inquinamento delle acque da parte dei nutrienti entro il 2025).

Sono 785 milioni le persone nel mondo alle quali mancano ancora i servizi di base dell’acqua potabile

L’obiettivo di garantire a livello mondiale l’accesso universale ed equo all’acqua potabile sicura e alla portata di tutti è ancora lontano dall’essere raggiunto. Nonostante nel 2017 la percentuale della popolazione globale che utilizza acqua potabile gestita in modo sicuro sia il 71%, il più alto livello mai raggiunto, ancora 785 milioni di persone sono prive dei servizi di base dell’acqua potabile. Sempre nel 2017 tre persone su cinque in tutto il mondo hanno potuto lavarsi le mani con acqua e sapone nelle proprie case, rispetto a meno di uno su tre (28%) nei paesi meno sviluppati. Questo significa che a livello globale circa 3 miliardi di persone non sono ancora in grado di lavarsi correttamente le mani a casa propria (fonte: ONU, The Sustainable Developmente Goals Report 2020).

Rispetto all’obiettivo relativo alla vita sott’acqua, la scarsa qualità dell’acqua a causa dell’inquinamento e dell’elevata eutrofizzazione incide negativamente sulle acque superficiali. L’ultima valutazione fatta dall’Agenzia Europea dell’Ambiente in questo ambito rileva che è proprio l’eutrofizzazione la causa della scarsa qualità del 28% di tutte le acque superficiali dell’Unione Europea (fonte: Eurostat, Monitoring report on progress towards the SDGs in an EU context 2020).

Anche il cambiamento climatico contribuirà ad aumentare il degrado della qualità dell'acqua a causa dell’aumento della sua temperatura e dei ridotti apporti di ossigeno disciolto che causano una ridotta capacità di auto-purificazione dei corpi d'acqua dolce (fonte: UN Water, World water development report 2020).

Per quanto riguarda la situazione italiana dell’obiettivo 6, l’Italia detiene il primato europeo del prelievo di acqua per uso potabile in termini assoluti da corpi idrici superficiali e sotterranei, con valori tra i più elevati anche in termini pro capite. Nel 2018 in Italia il volume di acqua complessivamente prelevato per uso potabile si attesta a 9,2 miliardi di metri cubi (419 litri giornalieri per abitante) segnando, per la prima volta dal 1999, una diminuzione rispetto alla rilevazione precedente. Nel 2018 in 12 comuni capoluogo di provincia/città metropolitana sono adottate misure di razionamento dell’acqua, quasi tutte nei comuni del Mezzogiorno. Nel 2019 si riduce di circa due punti percentuali la quota di famiglie che segnala irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nelle loro abitazioni (8,6%). Rimane elevata la quota di famiglie che dichiara di non fidarsi a bere l’acqua di rubinetto (29,0%), con ampie differenze territoriali. Per l’obiettivo 14 invece, è aumentata nel 2019 l’estensione delle aree marine protette rispetto all’anno precedente. L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di acque di balneazione - circa un quarto del totale Ue - la maggior parte delle quali con livelli di qualità più che sufficienti (meno dell’1% rientra nella classe “scarsa”) (fonte: Istat, Rapporto SDGs 2020).

L’ONU ha riconosciuto l’accesso alle fonti di acqua potabili e sicuri un diritto universale dell’uomo

Nell’ottica del conseguimento del goal 6 di promuovere e consentire l’accesso universale ed equo all’acqua da parte di tutta la popolazione mondiale, va la risoluzione adottata nel luglio 2010 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che riconosce l’accesso alle fonti di acqua potabili sicure e agli impianti igienici di base come un diritto universale dell’uomo. La risoluzione, approvata con 122 voti favorevoli e 41 astensioni, raccomanda agli Stati di attuare iniziative per assicurare a tutti i cittadini l’accesso ad acqua potabile di qualità.

Di acqua sulla terra ce ne sarebbe in grandissima abbondanza, in media forse diecimila litri per persona al giorno, ma il 97% di questa acqua è costituita dagli oceani ed è quindi salata, mentre il 2% si trova nelle calotte polari e nei ghiacciai e solamente lo 0,6% è concentrato nei fiumi, nei laghi, nelle falde acquifere e sotterranee e nell’atmosfera, e quindi disponibile per tutti gli esseri viventi e per la captazione.

Rimane forte in Europa il fabbisogno di impianti di depurazione delle acque reflue

Mentre nei paesi in via di sviluppo l’attenzione è ancora concentrata sullo sviluppo e sull’accessibilità a sistemi idrici sicuri rimane anche nei paesi più sviluppati, compresa l’Italia, di grande attualità la necessità di rendere operativi impianti di depurazione in grado di restituire all’ambiente le acque reflue. Nel 2016 la percentuale di acque reflue depurate nelle città metropolitane italiane risulta essere quasi sempre superiore all’80% con le città di Torino, Milano, Roma, Bologna, Firenze e Cagliari che convogliano in rete fognaria l’intero carico organico prodotto (fonte: Ispra, Rapporto qualità dell’ambiente urbano 2019).

L’Italia è soggetta a quattro procedure di infrazione in materia di trattamento delle acque reflue urbane, in violazione della normativa europea (Dir. 91/217/CEE). Per la prima procedura, che riguarda gli agglomerati con più di 15.000 abitanti equivalenti, la Corte di Giustizia Europea ha già emesso due condanne nei confronti dell’Italia, una nel 2012 e una seconda più recente nel 2018. In conseguenza di queste condanne, l’Italia dovrà pagare una somma forfettaria di 30 milioni di euro per ogni semestre di ritardo nell’esecuzione della sentenza e 25 milioni per spese processuali.

La seconda procedura riguarda gli agglomerati con più di 10.000 abitanti equivalenti e anche in questo caso l’Italia ha subito una condanna da parte della Corte di Giustizia Europea, nel 2014. La terza e la quarta procedura riguardano invece gli agglomerati con più di 2.000 abitanti equivalenti e sono state avviate rispettivamente nel 2016 e nel 2018.

Il cambiamento climatico mette in serio pericolo le riserve di acqua dolce con conseguenze negative per la salute e la sicurezza dell’uomo

Il cambiamento climatico mette in serio pericolo le riserve di acqua dolce, compromettendo gli ecosistemi naturali, con conseguenze negative per la salute e la sicurezza dell’uomo. E proprio il cambiamento climatico è la principale causa della siccità. Essa è causa di migrazioni e conflitti armati, con ripercussioni economiche e sociali non solo nei Paesi direttamente interessati. L’utilizzo eccessivo di acqua diventa una minaccia per le industrie energetiche e alimentari. In Emilia-Romagna si è verificata una siccità prolungata da ottobre 2016 a settembre 2017 che ha portato al riconoscimento dello stato di emergenza per tutto il territorio regionale nel settembre 2017. Il 2019 è stato un anno complessivamente caldo e non siccitoso; le precipitazioni sono state generalmente superiori alla norma, con alcune sporadiche eccezioni limitate ad alcune parti della Romagna. Il bilancio idroclimatico medio regionale per il 2019 è risultato positivo per circa 70 millimetri, primo valore positivo dopo circa quattro anni di costante deficit (fonte: Arpae, Rapporto idrometeoclima 2019).

Anche il clima si “estremizza”: 91 stati di emergenza meteo-idroclimatica dal 2013 a fine 2019 in Italia

In Italia dal 2013 a fine 2019 sono stati dichiarati dalla Protezione Civile a seguito del verificarsi di eventi climatici estremi, 91 stati di emergenza meteo-idroclimatica, che hanno interessato tutte le regioni a eccezione del Trentino-Alto Adige; l’Emilia-Romagna è in testa con 14 eventi estremi. Gli importi richiesti dalle Regioni italiane a seguito dei danni causati da questi eventi ammontano a circa 11,5 miliardi di euro. A fronte di questa cifra lo Stato ha riconosciuto alle Regioni italiane un importo di circa 9,5 miliardi per la resilienza del territorio e la prevenzione del rischio meteo-idrogeologico, ma di questi solo 0,9 miliardi di euro sono stati effettivamente trasferiti alle Regioni (fonte: Ref Ricerche, Dall’emergenza alla prevenzione, 2020).

Al consumo di acqua sono collegate anche implicazioni ambientali che stanno sempre di più mostrando i loro effetti negativi.

Secondo la Fondazione Ellen MacArthur, senza adeguati interventi, al 2025 nei nostri oceani ci sarà 1 tonnellata di plastica per ogni 3 tonnellate di pesci e al 2050 ci sarà addirittura più plastica (in peso) che pesci (fonte: Ellen MacArthur Foundation, The new plastic economy, 2016).

Gli impatti ambientali del consumo di acqua in bottiglia sono elevati

Molta di questa plastica che finisce nei mari proviene dalle oltre 480 miliardi di bottiglie di plastica vendute nel mondo, circa 1 milione al minuto, una cifra che dal 2009 è aumentata di oltre il 50% (fonte: Reuters). Anche in Italia negli ultimi dieci anni le vendite totali delle acque minerali imbottigliate in plastica sono più che raddoppiate, passando da circa 5 miliardi di bottiglie del 2009 ai circa 10 miliardi di bottiglie del 2019. La quota più importante dei consumi riguarda proprio l’acqua naturale, disponibile in maniera sicura, economica e sostenibile nei nostri rubinetti, e ha riguardato il 71% dei volumi di bottiglie di plastica vendute, corrispondenti a circa 7 miliardi e 200 mila bottiglie acquistate nel 2019 (fonte: Ismea).

A fronte dell’aumento della produzione di plastica, in particolare per la produzione di imballaggi, tra cui le bottiglie per l’acqua minerale, i sistemi di riuso e riciclo non hanno visto gli stessi tassi di crescita. In questo contesto, una transizione verso un’economia circolare nel settore della plastica si dimostrerebbe una rilevante opportunità di risparmio che può permettere di abbandonare la produzione della plastica dal consumo di combustibili fossili.

Le aziende imbottigliatrici di circa 17 miliardi di litri di acqua minerale all’anno pagano in Italia nel 2016 solo 1,1 euro ogni 1.000 litri di acqua imbottigliata, praticamente un millesimo di euro per litro imbottigliato, come canoni di concessione allo Stato contando così su di un elevato plusvalore di vendita e di margini di profitto elevatissimi a fronte di impatti ambientali rilevanti e non più sostenibili. I costi delle concessioni sono pari allo 0,068% del fatturato del settore dell’imbottigliamento delle acque minerali pari a 2,8 miliardi di euro. Si tratta in totale di 504 concessioni (di durata per lo più trentennali) che occupano oltre 237 chilometri quadrati di territorio (fonte: Mef, Concessioni acque minerali e termali, aggiornamento al primo rapporto, 2018).

Il costo medio dell’acqua è molto diversificato in Europa e l’Italia è tra i paesi con le tariffe più basse

Un ulteriore tema che desta sempre molto interesse e sul quale sono presenti diversi punti di vista riguarda le tariffe. Il costo dell’acqua dipende dalle caratteristiche territoriali, come ad esempio la facilità di accesso ed estrazione dell’acqua, dalla qualità dell’acqua estratta e quindi dalla complessità delle attività di potabilizzazione e dallo stato di impianti e reti di pubblica proprietà. Una ricerca svolta da The European House – Ambrosetti svolta nel 2019 ha rilevato che in

Italia il costo dell’acqua si attesta a 1,87 euro per metro cubo contro i 3,67 della Francia, il doppio, e i 4,98 della Germania, poco meno del triplo. Squilibri ancora più alti se si guarda ai dati relativi alle singole città: ad esempio a Roma il costo è di 1,7 euro per metro cubo mentre a Berlino è di 6 euro per metro cubo. Il confronto evidenzia come in Italia le tariffe siano tra le più basse d’Europa (fonte: The European House Ambrosetti, Libro bianco Valore dell’acqua, 2019).

Hera ha investito mediamente ogni anno 108 milioni di euro, con un flusso costante anche negli anni difficili della crisi

Dalla sua nascita il Gruppo Hera ha investito in media ogni anno 108 milioni di euro nel ciclo idrico (garantendo quindi un flusso costante di investimenti anche negli anni difficili della crisi). Nel 2019 gli investimenti sono stati pari a 175,8 milioni di euro (+11% rispetto al 2018). In particolare, il 57% è stato investito nell’acquedotto, il 27% nella fognatura e il 16% nella depurazione.

Includendo i lavori realizzati o finanziati dalle società degli asset, nel territorio servito da Hera sono stati effettuati nel 2019, 207,2 milioni di euro di investimenti, 57 euro pro capite rispetto a una media nazionale di 40 euro per abitante e una media europea di 100 euro per abitante investiti nel 2017 (fonte: The European House Ambrosetti, Libro bianco Valore dell’acqua, 2019, ultimo dato disponibile). L’Italia si posiziona in fondo alla classifica europea per investimenti nel settore idrico. In assoluto gli investimenti pro capite più elevati si registrano in Slovenia (300 euro), Svizzera (240 euro) e in Norvegia (190). In Francia (100 euro) e in Germania (90) gli investimenti nella rete idrica sono rispettivamente superiori 2,5 volte e 2,2 volte a quelli italiani con tariffe molto più elevate dell’Italia (3,67 euro per metro cubo in Francia e 4,98 euro per metro cubo in Germania rispetto a una media di 1,87 euro per metro cubo in Italia). Le minori tariffe italiane limitano strutturalmente i nuovi investimenti nella rete infrastrutturale idrica (fonte: The European House Ambrosetti, Libro bianco Valore dell’acqua, 2019).

Tasso di investimento nel settore idrico nei paesi europei (Euro/abitante/anno e dimensionamento rispetto all'Italia)

 
Tasso di investimento nel settore idrico nei paesi europei
 

Nuove regole in Europa sull’acqua potabile

La nuova proposta della Commissione Europea di modifica della direttiva sulle acque potabili 98/83/EC

Il 1° febbraio 2018 la Commissione Europea ha pubblicato la proposta di modifica della direttiva 98/83/EC, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’acqua potabile e il suo accesso.

La proposta della Commissione aumenta la trasparenza sulla qualità dell'acqua

Nel febbraio 2019 il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato una posizione comune sulla proposta di revisione della direttiva sull'acqua potabile, che aggiorna gli standard qualitativi e le regole per il monitoraggio dell'acqua di rubinetto, e prevede un giro di vite per alcuni contaminanti e disposizioni per migliorare l'accesso all'acqua. Una particolare attenzione è stata prevista per le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas).

Nel marzo 2019 il Parlamento Europeo ha adottato la posizione in prima lettura della proposta di direttiva. A dicembre 2019 è stato raggiunto un accordo provvisorio tra il Consiglio e il Parlamento europeo, accordo che è stato poi confermato a febbraio 2020 da parte degli ambasciatori degli Stati membri presso l'Unione Europea. Dopo l’approvazione della posizione del Consiglio da parte del Parlamento la Direttiva entrerà in vigore e dovrà essere recepita dagli Stati Membri.

Quasi tutti i cittadini europei hanno già a disposizione acqua di rubinetto di elevata qualità, specialmente in confronto con altre regioni mondiali, grazie anche a più di 30 anni di legislazione europea sulla qualità dell’acqua di rubinetto; ciò nonostante ci sono ancora in Europa circa 4 milioni di persone potenzialmente a rischio sanitario di acqua.

La proposta della Commissione assicura che l’acqua destinata al consumo umano possa essere utilizzata in sicurezza, proteggendo la salute dei cittadini. I punti principali della proposta sono quelli di assicurare che l’acqua di rubinetto sia controllata attraverso standard basati sulle evidenze scientifiche più recenti possibile, di assicurare un sistema di monitoraggio efficiente ed efficace che contribuisca a migliorare la qualità dell’acqua e di fornire ai consumatori informazioni adeguate, appropriate e tempestive.

La nuova Direttiva sposa inoltre pienamente i principi da tempo promossi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità relativi alla valutazione preventiva del rischio su tutta la filiera idropotabile attraverso lo strumento dei Piani di Sicurezza dell’Acqua (Water Safety Plans) per i quali definisce le tempistiche di sviluppo. In tal modo va a completare e rafforzare quanto introdotto con la direttiva (UE) 2015/1787.

La proposta di modifica della direttiva 98/83/EC intende dare risposta all’iniziativa Right2Water promossa dai cittadini europei.

Gli obiettivi della proposta legislativa
Migliorare l'accesso all'acqua per tuttiUna migliore qualità e trasparenza renderanno l'acqua di rubinetto più sicura.

Aggiornare gli standard di qualità dell’acqua potabile

 

La fiducia nell'acqua di rubinetto aumenterà.

 

Aumentare la trasparenza per rendere consapevoli i consumatoriQuesto farà bene alla salute dei cittadini europei, al loro portafoglio e al pianeta.

 

La Commissione vuole assicurare che l’alta qualità dell’acqua di rubinetto sia mantenuta nel lungo periodo. La proposta di modifica della Direttiva migliorerà la qualità e la sicurezza dell’acqua aggiungendo sostanze nuove ed emergenti alla lista dei criteri utilizzati per determinare la sicurezza dell’acqua. Queste integrazioni tengono conto delle conoscenze scientifiche più recenti e delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Inoltre il nuovo approccio di valutazione preventiva del rischio effettuata in maniera strutturata attraverso i Water Safety Plans innalzerà ulteriormente le garanzie di fornitura di acqua buona e sicura. Come oltre richiamato, anche su questo tema il Gruppo Hera si connota nel panorama nazionale per innovazione e proattività, anticipando obblighi di norma.

Le nuove regole richiederanno agli Stati Membri di migliorare l’accesso per tutte le persone, specialmente per le categorie vulnerabili e per i gruppi marginalizzati che a oggi hanno accesso limitato all’acqua di rubinetto. Questo vuol dire installare sistemi per la distribuzione di acqua di rubinetto in spazi pubblici, organizzare campagne di informazione dei cittadini sulla qualità dell’acqua e incoraggiare le amministrazioni e chi gestisce edifici pubblici a facilitare l’accesso all’acqua di rubinetto.

La proposta della Commissione introduce obblighi di informazione sulla qualità dell’acqua di rubinetto

Un’ulteriore importante modifica nella legislazione fornirà ai cittadini informazioni semplici e accessibili, anche on line, sulla qualità e sulla disponibilità di acqua di rubinetto nelle aree in cui vivono, migliorando così la fiducia nell’acqua di rubinetto.

La riduzione del consumo di acqua in bottiglia può aiutare le famiglie europee a risparmiare oltre 600 milioni di euro all’anno. Con l’aumento della fiducia nell’acqua di rubinetto, i cittadini possono anche contribuire a ridurre la produzione di rifiuti plastici e l’inquinamento marino.

Gli obiettivi misurabili

  • persone in Europa esposte a rischio sanitario da acqua potabile da 20 milioni (4% residenti UE) a 4,7-4,1 milioni (<1% residenti UE)
  • risparmio per i cittadini europei (consumo di acqua di rubinetto in sostituzione di quella in bottiglia) 600 milioni di euro all’anno
  • consumo di acqua in bottiglia in Europa -17% rispetto al 2015 (con riduzione dell’inquinamento da plastica e delle emissioni di CO2 di 1,2 milioni di tonnellate)

Con questa proposta la Commissione risponde:

  • all’Iniziativa “Right2Water”, firmata da 1,6 milioni di cittadini
  • agli “European Pillar od Social Rights”: diritto all’accesso a servizi essenziali (inclusa l’acqua) di buona qualità
  • all’Agenda ONU al 2030: Obiettivo 6, Acqua pulita e servizi igienico-sanitari Acqua pulita e servizi igenico-sanitari
  • alla Plastic Strategy dell’Unione Europea: una migliore qualità dell’acqua potabile può produrre una riduzione del consumo di acqua in bottiglia
  • agli Accordi di Parigi sul cambiamento climatico: la riduzione del consumo di acqua in bottiglia può ridurre le emissioni di gas serra.
Il report In buone acque anticipa di 11 anni la richiesta di maggiore trasparenza

Il report In buone acque, pubblicato dal 2009, si inserisce pienamente in questo nuovo intervento legislativo della Commissione anticipando di ben 11 anni la richiesta europea di maggiore trasparenza sulla qualità dell’acqua di rubinetto al fine di accrescerne la fiducia da parte dei cittadini.