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Perché ci si perde in un bicchier d'acqua?

Necessità di investimenti, siccità, diritti umani, gestione efficiente del servizio e bottiglie di plastica: parlare di acqua è complesso. Con questo report il Gruppo Hera si propone di affrontare l’argomento lasciando parlare numeri verificabili e fatti tangibili.

L'agenda per lo sviluppo sostenibile prevede tra gli obiettivi quello di garantire entro il 2030 l'accesso universale ed equo all'acqua potabile

Per quanto trasparente, semplice e familiare possa apparire l’elemento fisico, assolutamente complesso e, talvolta, insidioso è l’argomento. Perché parlare di acqua significa sempre di più analizzarne implicazioni politiche, sociali, economiche e ambientali, correndo il rischio di perdersi e scadere nei luoghi comuni.

L’acqua, oltre ad essere indispensabile per la vita umana e a svolgere un ruolo fondamentale per la regolazione del clima, rappresenta una risorsa indispensabile per molte attività economiche. La disponibilità di acqua potabile rappresenta invece un passaggio indispensabile per lo sviluppo e la crescita di una comunità.

 

L'Agenda ONU al 2030, che 193 Paesi hanno ratificato nel settembre 2015, prevede 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (anche “Sustainable Development Goals” o “SDGs”) tra cui quello di garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie (obiettivo n.6) e quello di assicurare la conservazione e l’utilizzo durevole e sostenibile degli oceani, mari e risorse marine (obiettivo n.14).
Ciascun goal dell’Agenda ONU prevede il raggiungimento di specifici traguardi da raggiungere entro il 2030, grazie all’impegno e alla collaborazione tra imprese e stati, regioni e città. Le attività svolte dal Gruppo Hera raccontate in questo report, hanno l’obiettivo di contribuire al raggiungimento del traguardo 6.1 (ottenere entro il 2030 l’accesso universale ed equo all'acqua potabile sicura ed economica per tutti) e 14.1 (prevenire e ridurre in modo significativo l’inquinamento marino di tutti i tipi, con particolare attenzione a  quello proveniente dalle attività terrestri, entro il 2025).

L'obiettivo di garantire l’accesso universale ed equo all’acqua potabile sicura e alla portata di tutti è ancora lontano dall’essere raggiunto. Nel mondo, ancora troppe persone non hanno accesso a risorse idriche sicure: la scarsità dell’acqua è un problema in molti Paesi dell’Africa settentrionale e dell’Asia, dove il livello di stress idrico è superiore al 70%. Nel 2015 solo il 27% dei Paesi meno sviluppati disponeva di servizi idrici di base. Rispetto all’obiettivo relativo alla vita sott’acqua, la situazione attuale rileva come a causa dell’inquinamento e dell’eutrofizzazione le acque costiere si stiano deteriorando: senza sforzi concreti entro il 2050 l’eutrofizzazione costiera aumenterà del 20%. (fonte: ONU, The Sustainable Development Goals Report 2019).

Alcune risposte dell’Unione Europea all’inquinamento marino sono contenute nel pacchetto sull’economia circolare, che tra gli altri obiettivi ha anche quello di fermare la dispersione di rifiuti in mare, e nella “plastic strategy” europea: a maggio 2019 la Commissione Europa ha proposto di vietare la vendita di 10 prodotti di plastica monouso (es. piatti, posate, bastoncini cotonati, cannucce, ecc.) che più inquinano le spiagge e i mari d’Europa.

L’Unione Europea ha in programma interventi per ridurre l’inquinamento marino

Per quanto riguarda la situazione italiana, l’Istat ha presentato una serie di indicatori compositivi per descrivere l’andamento dell’Italia rispetto ai 17 SDGs. Per gli obiettivi 6 e 14, la situazione è statica. Rispetto all’obiettivo relativo alla gestione sostenibile dell’acqua, l’indicatore mostra un andamento positivo fino al 2014, cui segue un biennio di netta riduzione. La tendenza positiva rilevata tra il 2010 e il 2014 appare dovuta alla riduzione delle famiglie che non si fidano di bere l’acqua del rubinetto, mentre il successivo peggioramento è determinato dalla diminuzione dell’efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua potabile. Per l’obiettivo 14, l’andamento dell’indicatore composito negli ultimi anni conferma un livello molto prossimo ai valori del 2010. (fonte: Asvis, L'Italia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile  2018).

Nella direzione di ottenere l’accesso universale ed equo all’acqua, va la risoluzione adottata nel luglio 2010 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che riconosce l’accesso a fonti di acqua potabile sicure e agli impianti igienici di base come un diritto universale dell’uomo. La risoluzione, approvata con 122 voti favorevoli e 41 astensioni, raccomanda agli Stati di attuare iniziative per assicurare a tutti i cittadini l’accesso ad acqua potabile di qualità.

Di acqua sulla terra ce ne sarebbe in grandissima abbondanza, in media forse diecimila litri per persona per giorno, ma il 97% di questa acqua è salata, solo il 3% delle risorse idriche globali sono di acqua dolce e quindi possono essere utilizzabili per gli usi umani.

Rimane forte in Europa il fabbisogno di impianti di depurazione delle acque reflue

Mentre nei paesi in via di sviluppo l'attenzione è concentrata sullo sviluppo di sistemi idrici sicuri, nei paesi più sviluppati la disponibilità dei servizi idrici è migliore. Il rapporto Eurostat sull'ambiente mostra che la disponibilità di acqua nei paesi europei è a un buon livello. La maggioranza della popolazione europea è collegata a reti di acquedotto con proporzioni vicine al 100% in molti paesi e l'utilizzo della risorsa idrica appare sostenibile nel lungo periodo in gran parte degli stessi. Rimane invece di forte attualità la necessità di rendere operativi impianti di depurazione in grado di restituire all'ambiente le acque reflue. La percentuale di cittadini collegata a impianti di depurazione delle acque è inferiore all'80% del totale in 15 dei 28 paesi europei (fonte: Eurostat Energy, transport and environment indicators 2018). Valutando la percentuale di acque reflue trattate rispetto al totale la media italiana al 2015 si attesta a 89,9%, con le situazioni peggiori nelle regioni del sud Italia come il 68,5% della Sicilia o il 76,9% della Calabria (fonte: ISPRA).

L’Italia è soggetta a quattro procedure di infrazione in materia di trattamento delle acque reflue urbane, in violazione della normativa europea (Dir. 91/217/CEE). Per la prima procedura, che riguarda gli agglomerati con più di 15.000 abitanti equivalenti, la Corte di Giustizia Europea ha già emesso due condanne nei confronti dell’Italia, una nel 2012 e una seconda più recente nel 2018. La seconda procedura riguarda gli agglomerati con più di 10.000 abitanti equivalenti, mentre la 3° e 4° procedura riguardano agglomerati con più di 2.000 abitanti equivalenti.

Il clima che cambia: 87 stati di emergenza meteo-idroclimatica dal 2013 al 2019 in Italia

L’aumento dei consumi idrici, l’inquinamento, la scomparsa degli habitat e il cambiamento climatico mettono in pericolo le riserve di acqua dolce, compromettendo gli ecosistemi naturali, con conseguenze negative per la salute e la sicurezza dell’uomo.

La siccità è causa di migrazioni e conflitti armati, con ripercussioni economiche e sociali non solo nei Paesi direttamente interessati.
L’utilizzo eccessivo di acqua diventa una minaccia per le industrie energetiche e alimentari. In Emilia Romagna si è verificata una siccità prolungata da ottobre 2016 a settembre 2017 che ha portato al riconoscimento dello stato di emergenza per tutto il territorio regionale nel settembre 2017. Il 2018 è stato invece un anno complessivamente caldo e non siccitoso con un generale miglioramento rispetto ai livelli minimi delle falde raggiunti durante la prolungata siccità 2017 (fonte: Arpae, Rapporto Idrometeoclima 2018).

In Italia dal 2013 al 2019 sono stati dichiarati dalla Protezione Civile a seguito del verificarsi di eventi climatici estremi, 87 stati di emergenza meteo-idroclimatica, che hanno interessato tutte le regioni a eccezione del Trentino-Alto Adige; l'Emilia-Romagna è in testa con 12 eventi estremi. Gli importi richiesti dalla Regioni italiane a seguito dei danni causati da questi eventi ammontano a 9 miliardi di euro. I finanziamenti erogati dal governo nel periodo 1999-2017 per la resilienza del territorio e la prevenzione del rischio idrogeologico ammonta invece a 5,6 miliardi di euro (fonte: REF Ricerche - Dall'emergenza alla prevenzione, 2019).

Al consumo di acqua sono collegate anche implicazioni ambientali che stanno sempre di più mostrando i loro effetti.

Secondo la Fondazione Ellen MacArthur, senza adeguati interventi, al 2025 nei nostri oceani ci sarà 1 tonnellata di plastica per ogni 3 tonnellate di pesci e al 2050 ci sarà addirittura più plastica (in peso) che pesci (fonte: Ellen MacArthur Foundation, The new plastic economy, 2016).

Gli impatti ambientali del consumo di acqua in bottiglia sono elevati

Molta di questa plastica proviene dalle 480 miliardi di bottiglie di plastica vendute nel mondo, oltre 900.000 al minuto. Una cifra in crescita del 60% rispetto a 10 anni fa e che ci si aspetta in ulteriore crescita del 20% nei prossimi 5 anni (fonte: Euromonitor International’s global packaging trends report, 2015).

A fronte dell’aumento della produzione di plastica, in particolare per la produzione di imballaggi, tra cui le bottiglie per l’acqua minerale, i sistemi di riuso e riciclo non hanno visto gli stessi tassi di crescita. In questo contesto, una transizione verso un’economia circolare nel settore della plastica si dimostra una rilevante opportunità di risparmio che può permettere di disaccoppiare la produzione della plastica dal consumo di combustibili fossili.

Le aziende imbottigliatrici di circa 16 miliardi di litri di acqua minerale all’anno in Italia pagano solo 1,2 euro ogni 1.000 litri, praticamente un millesimo di euro per litro imbottigliato, come canoni di concessione contando così di un elevato plusvalore di vendita e di margini di profitto elevatissimi a fronte di impatti ambientali rilevanti e non più sostenibili. I costi delle concessioni sono pari allo 0,68% del fatturato del settore dell’imbottigliamento delle acque minerali pari, 2,4 miliardi di euro. Si tratta in totale di 265 concessioni (di durata per lo più trentennale) rilasciate a 194 concessionari e che occupano oltre 300 kmq di territorio (fonte: MEF, Concessioni acque minerali e termali, 2018).

Il costo medio dell'acqua è molto diversificato e in Italia tra i più bassi d'Europa

Un ulteriore tema che desta sempre molto interesse e sul quale sono presenti diversi punti di vista riguarda le tariffe. Il costo dell'acqua dipende dalle caratteristiche territoriali, come ad esempio la facilità di accesso ed estrazione dell'acqua, la qualità dell'acqua estratta e quindi la complessità delle attività di potabilizzazione e lo stato di impianti e reti, di pubblica proprietà. Una ricerca svolta dall'International Water Association nel 2015 rileva però una differenza molto marcata tra le tariffe applicate in 337 città di 130 paesi analizzati. Il confronto evidenzia come in Italia le tariffe siano tra le più basse d'Europa.

Secondo la relazione annuale 2019 dell'Arera, la spesa media per il servizio idrico in Italia è stata nel 2018 pari a 2,04 euro al metro cubo (per un consumo di 150 metri cubi all'anno). Tale spesa si compone di una quota fissa (10%), di una quota per il servizio acquedotto (39%), di una quota per il servizio depurazione (29%) e di una quota per il servizio fognatura (13%); il restante 9% è rappresentato dall'IVA (fonte: Arera, Relazione annuale 2019).

Hera ha investito ogni anno 101 milioni di euro, con un flusso costante anche negli anni difficili della crisi

Dalla sua nascita il Gruppo Hera ha investito in media ogni anno 104 milioni di euro nel ciclo idrico (garantendo quindi un flusso costante di investimenti anche negli anni difficili della crisi). Nel 2018 gli investimenti sono stati pari a 157,9 milioni di euro (+1% rispetto al 2017). In particolare, il 52% è stato investito nell'acquedotto, il 31% nella fognatura e il 17% nella depurazione.

Includendo i lavori realizzati o finanziati dalle società degli asset e da Romagna Acque, nel territorio servito da Hera sono stati effettuati nel 2018, 179,3 milioni di euro di investimenti, 49 euro pro capite rispetto a una media nazionale di 41 euro per abitante (fonte: Utilitatis, Blue book 2019) e contro una media europea di 80 euro. Gli investimenti pro capite più elevati si registrano in Danimarca (130 euro), nel Regno Unito (100 euro) e in Francia (90 euro) (fonte: Federutility, Rapporto generale sulle acque 2020, 2014) dove il costo dell'acqua di rubinetto è però molto più alto rispetto all'Italia (6,75 euro per metro cubo in Danimarca, 3,89 nel Regno Unito, 3,60 in Francia e 1,36 in Italia) (Fonte: IWA; International statistics for water services, 2015).

La nuova regolazione sta portando a una ripresa degli investimenti

Ma le nuove condizioni di stabilità e programmabilità fanno notare una ripresa degli investimenti, almeno per quei gruppi che hanno dimensioni, conoscenze e capacità necessarie per realizzarli. Infatti, il metodo tariffario definito da Arera e relativo al secondo periodo regolatorio (anni 2016-2019) evidenzia una crescita degli investimenti programmati che passeranno a livello nazionale dai 2,2 miliardi di euro del 2016 a 3,0 miliardi nel 2019 (+33%).

 

Nuove regole in Europa sull’acqua potabile

La nuova proposta della Commissione Europea di modifica della direttiva sulle acque potabili 98/83/EC

La proposta della Commissione aumenta la trasparenza sulla qualità dell'acqua

Il 1° febbraio 2018 la Commissione Europea ha pubblicato la proposta di modifica della direttiva 98/83/EC, con l'obiettivo di migliorare la qualità dell'acqua potabile e il suo accesso.

Nel febbraio 2019 il Consiglio dell'Unione Europea ha approvato una posizione comune sulla proposta di revisione della direttiva sull'acqua potabile, che aggiorna gli standard qualitativi e le regole per il monitoraggio dell'acqua di rubinetto, e prevede un giro di vite per alcuni contaminanti e disposizioni per migliorare l'accesso all'acqua. Una particolare attenzione è stata prevista per le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas).

Nel marzo 2019 il Parlamento Europeo ha adottato la posizione in prima lettura della proposta di direttiva.

Quasi tutti i cittadini europei hanno già a disposizione acqua di rubinetto di elevata qualità, specialmente in confronto con altre regioni mondiali, grazie anche a più di 30 anni di legislazione europea sulla qualità dell'acqua di rubinetto; ciò nonostante ci sono ancora in Europa 4 milioni di persone potenzialmente a rischio sanitario di acqua.

La proposta della Commissione assicura che l'acqua destinata al consumo umano possa essere utilizzata in sicurezza, proteggendo la salute dei cittadini. I punti principali della proposta sono quelli di assicurare che l'acqua di rubinetto sia controllata attraverso standard basati sulle evidenze scientifiche più recenti possibile, di assicurare un sistema di monitoraggio efficiente ed efficace che contribuisca a migliorare la qualità dell'acqua e di fornire ai consumatori informazioni adeguate, appropriate e tempestive.

La proposta di modifica della direttiva 98/83/EC è stata inserita nel programma di lavoro per il 2017 della Commissione, come risposta all'iniziativa Right2Water promossa dai cittadini europei.

Gli obiettivi della proposta legislativa
Migliorare l'accesso all'acqua per tuttiUna migliore qualità e trasparenza renderanno l'acqua di rubinetto più sicura.

Aggiornare gli standard di qualità dell’acqua potabile

 

La fiducia nell'acqua di rubinetto aumenterà.

 

Aumentare la trasparenza per rendere consapevoli i consumatoriQuesto farà bene alla salute dei cittadini europei, al loro portafoglio e al pianeta.

 

La proposta della Commissione aumenta la trasparenza

La Commissione vuole assicurare che l’alta qualità dell’acqua di rubinetto sia mantenuta nel lungo periodo. La proposta di modifica della Direttiva migliorerà la qualità e la sicurezza dell’acqua aggiungendo sostanze nuove ed emergenti alla lista dei criteri utilizzati per determinare la sicurezza dell’acqua. Queste integrazioni tengono conto delle conoscenze scientifiche più recenti e delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Le nuove regole richiederanno agli Stati Membri di migliorare l’accesso per tutte le persone, specialmente per le categorie vulnerabili e per i gruppi marginalizzati che a oggi hanno accesso limitato all’acqua di rubinetto. Questo vuol dire installare sistemi per la distribuzione di acqua di rubinetto in spazi pubblici, organizzare campagne di informazione dei cittadini sulla qualità dell’acqua e incoraggiare le amministrazioni e chi gestisce edifici pubblici a facilitare l’accesso all’acqua di rubinetto.

Un’ulteriore importante modifica nella legislazione fornirà ai cittadini informazioni semplici e accessibili, anche on line, sulla qualità e sulla disponibilità di acqua di rubinetto nelle aree in cui vivono, migliorando così la fiducia nell’acqua di rubinetto.

La riduzione del consumo di acqua in bottiglia può aiutare le famiglie europee a risparmiare oltre 600 milioni di euro all’anno. Con l’aumento della fiducia nell’acqua di rubinetto, i cittadini possono anche contribuire a ridurre la produzione di rifiuti plastici e l’inquinamento marino.

Una migliore gestione dell’acqua di rubinetto da parte degli Stati Membri eviterà perdite di rete non necessarie e contribuirà a ridurre le emissioni di CO2.

 
Il report In buone acque anticipa di 10 anni la richiesta di maggiore trasparenza

Gli obiettivi misurabili

  • persone in Europa esposte a rischio sanitario da acqua potabile
    da 20 milioni (4% residenti UE) a 4,7-4,1 milioni (<1% residenti UE)
  • risparmio per i cittadini europei (consumo di acqua di rubinetto in sostituzione di quella in bottiglia)
    600 milioni di euro all’anno
  • consumo di acqua in bottiglia in Europa
    -17% rispetto al 2015 (con riduzione dell’inquinamento da plastica e delle emissioni di CO2 di 1,2 milioni di tonnellate)

Con questa proposta la Commissione risponde:

  • all’Iniziativa “Right2Water”, firmata da 1,6 milioni di cittadini
  • agli “European Pillar od Social Rights”: diritto all’accesso a servizi essenziali (inclusa l’acqua) di buona qualità
  • all’Agenda ONU al 2030: Obiettivo 6, Acqua pulita e servizi igienico-sanitari
  • alla Plastic Strategy dell’Unione Europea: una migliore qualità dell’acqua potabile può produrre una riduzione del consumo di acqua in bottiglia
  • agli Accordi di Parigi sul cambiamento climatico: la riduzione del consumo di acqua in bottiglia può ridurre le emissioni di gas serra.

Il report In buone acque, pubblicato dal 2009, si inserisce pienamente in questo nuovo intervento legislativo della Commissione anticipando di 10 anni la richiesta europea di maggiore trasparenza sulla qualità dell’acqua di rubinetto al fine di accrescerne la fiducia da parte dei cittadini.