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La formazione del prezzo del gas

 


Il prezzo finale del gas è determinato da numerose componenti, che vanno a remunerare tutte le voci di costo legate alla sua fornitura. È, dunque, il risultato di diverse componenti:

  • costo di approvvigionamento della materia prima, ossia del "prodotto gas naturale";
  • costo di trasporto dal luogo di produzione o dai campi di stoccaggio lungo le grandi condotte nazionali in alta pressione;
  • costo di distribuzione lungo le reti di gasdotti locali per il trasferimento ai clienti medio-piccoli;
  • costo di stoccaggio e dispacciamento;
  • costo di commercializzazione all'ingrosso e al dettaglio;
  • imposte, differenti a seconda dei diversi ambiti territoriali. Le principali sono rappresentate dall'imposta di consumo, dall'Iva e dall'addizionale erariale.

In seguito al processo di liberalizzazione del settore, dal primo gennaio del 2003 il prezzo può essere determinato liberamente solo per quanto riguarda l'attività di approvvigionamento della materia prima e della commercializzazione al dettaglio.

Al contrario i costi per l'utilizzo delle infrastrutture (trasporto, stoccaggio, distribuzione) sono definiti ogni tre mesi dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas (AEEG). Così come il costo della materia prima, che è calcolato anch'esso ogni tre mesi dall'AEEG in base alla quotazione dei prodotti petroliferi.

Per quanto riguarda la vendita, dunque, ciascun operatore può offrire soluzioni alternative ai clienti. Questi ultimi possono valutare le differenti condizioni d'acquisto offerte e decidere liberamente di scegliere il fornitore che propone condizioni d'acquisto più convenienti o più adatte alle proprie esigenze.  

Sempre per ciò che concerne l'attività vendita, però, si è reso necessario tutelare i clienti con consumi medio-bassi dal rischio di forti sbalzi di prezzo dovuti ad una concorrenza ancora insufficiente tra i vari operatori. A tal fine le società di vendita devono applicare agli utenti che non hanno ancora scelto un contratto diverso da quello in corso prima della liberalizzazione, un prezzo di riferimento, calcolato per ciascuna località in base ai criteri stabiliti dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas, fino al momento in cui non decideranno di cambiare contratto. Il prezzo di riferimento, inoltre, deve essere sempre offerto ai clienti con consumi inferiori a 200.000 metri cubi annui come alternativa ai prezzi di libero mercato praticati dai venditori. 

Il prezzo di riferimento stabilito è composto da una quota fissa e da una quota variabile. La quota fissa, stabilita all'inizio di ogni anno termico (dal 1 ottobre al 30 settembre dell'anno successivo), è da pagare a prescindere dai consumi per la parte relativa al periodo di riferimento (per esempio, una bolletta trimestrale addebiterà un quarto della quota fissa annua). Questa componente di costo, inoltre, è articolata in scaglioni con riferimento al consumo annuo o alla portata del misuratore.

La quota variabile, invece, si applica ai metri cubi consumati nel periodo oggetto di fatturazione ed è normalmente articolata secondo scaglioni di consumi, con prezzi che si riducono man mano che aumenta l'utilizzo. Questa componente può variare ogni tre mesi in base ad un meccanismo di indicizzazione fissato dall'Autorità che tiene conto del variare dei costi delle materie prime energetiche nei mercati internazionali.

In tal modo l'Autorità, analogamente a quanto avvenuto in diversi Paesi europei che già hanno liberalizzato il proprio mercato, si pone l'obiettivo di assicurare che la scelta delle nuove condizioni contrattuali offerte dai nuovi operatori avvenga senza discontinuità con il sistema di garanzie oggi in vigore. Ma si pone anche l'obiettivo di garantire i consumatori nelle aree in cui continuerà ad operare un unico fornitore che potrebbe modificare i prezzi in mancanza di concorrenza da parte di altri operatori.

 

Pagina aggiornata al 24 luglio 2019

 
 
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