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Efficienza e risparmio energetico: la via alla sostenibilità

Al 2035, la domanda globale di energia aumenterà di oltre il 30%, con un conseguente incremento di CO2 in atmosfera. Una via di salvezza è investire sul risparmio energetico: aiuterebbe a tagliare almeno un quinto dei consumi mondiali

 
Traliccio elettrico
Traliccio elettrico

Efficienza energetica: una strada obbligata
Nell’ultimo World Energy Outlook 2012 l’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea) ha stimato che, al 2035, lo sviluppo delle politiche di efficienza potrebbe portare a una riduzione dei consumi energetici pari a un quinto del loro totale. E a un calo delle emissioni di almeno un terzo, da qui al 2025, legato a un decremento della domanda mondiale. Questo, a patto che vengano fatti investimenti e rimosse barriere di mercato e procedure burocratiche scoraggianti. L’Agenzia, infatti, spiega chiaramente che nonostante la crescita di fonti di energia a basso contenuto di carbonio, i combustibili fossili restano dominanti nel mix energetico mondiale. E la domanda globale di energia, da qui al 2035, sembra destinata ad aumentare di oltre un terzo, con Cina, India e Medio Oriente che assorbono il 60% della crescita. Così come aumenteranno le emissioni e la temperatura media mondiale, nel lungo termine prevista di in crescita di 3,6 gradi centigradi. L’efficienza energetica è dunque una scelta importante e, di fatto, obbligata. Tanto che grandi potenze mondiali si cominciano a porre obiettivi ambiziosi in questo senso. La Cina, per esempio, entro il 2015 dovrebbe ridurre del 16% la sua intensità energetica, gli Stati Uniti hanno adottato nuovi standard di efficienza per ottimizzare il consumo di carburanti, l’Unione Europea ha messo in campo la road map al 2020 e al 2050, con obiettivi ambiziosi a lunghissimo termine  come la riduzione di emissioni di gas a effetto serra di almeno l’80% rispetto ai livelli del 1990.

Il mix energetico in Europa e in Italia: il petrolio domina ancora
Secondo i dati della Commissione, in Europa, l'utilizzo di combustibili altamente inquinanti come il petrolio e il carbone è ancora dominante. Ma dovrà essere ridotto in maniera considerevole per raggiungere l'obiettivo della strategia di lungo termine: riduzione dell'80% delle emissioni di CO2 entro il 2050. La domanda energetica Ue, infatti, è composta al 35% da petrolio, 27% gas, 16% carbone, 13% nucleare e solo dal 10% di rinnovabili (dati Ue, 2010).
In Italia, invece, secondo i dati Terna il fabbisogno nazionale lordo di energia elettrica è stato coperto nel 2011 per il 65,6% attraverso centrali termoelettriche che bruciano principalmente combustibili fossili in gran parte importati dall'estero (di tale percentuale, una piccola parte - inferiore al 5% - fa riferimento a biomassa, rifiuti industriali o civili e combustibile nazionale). Un altro 21,3% viene ottenuto da fonti rinnovabili (idroelettrica, geotermica, eolica e fotovoltaica) per un totale di energia elettrica di produzione nazionale lorda di circa 302.569 GWh annui (2011). La rimanente parte per coprire il fabbisogno nazionale lordo (348.302 GWh) è importata dall'estero nella percentuale già citata del 13,1%.

Lo scenario “Mondo efficiente”: in Europa domanda di energia inferiore del 13%
L’Iea ha proposto, all’interno del suo report annuale, uno scenario specifico, dedicato all’efficienza energetica. In sostanza, secondo l’agenzia, se si superassero gli ostacoli agli investimenti, il potenziale da sfruttare sarebbe enorme, in termini anche di sicurezza energetica, crescita economica e sostenibilità ambientale. Gli investimenti dovrebbero concentrarsi nell’edilizia, uno dei settori in cui le misure per rendere energicamente efficienti gli edifici sono già tante, e nel settore auto. La stima parla di una spesa al 2035 di almeno 1,7 miliardi di euro: una cifra enorme, che però porterebbe risparmi sulla spesa dei consumatori di energia per circa 3,8 miliardi. L’effetto sul Pil, come calcolato dall’Iea, sarebbe di un incremento di almeno un punto percentuale, con un calo della domanda di energia che in Europa potrebbe arrivare al 13% in meno rispetto a oggi. E’ per tutte queste ragioni, dunque, che la spinta all’efficienza deve essere una priorità nelle agende dei governi.

Energia elettrica nel mondo: i maggiori produttori e consumatori
Secondo gli ultimi dati della Statistical Review of World Energy 2012 della British Petroleum, nel 2011 la Cina, con 4.700 TWh, ha sorpassato gli Stati Uniti (4.300 TWh) nella classifica dei produttori mondiali di energia elettrica, che detengono anche il primato nei consumi di energia primaria. Seguono Giappone, Russia e India, con quantità che però non superano i 1.600 TWh. Nel complesso, la produzione è cresciuta in media di circa il 3,1% (oltre 22mila TWh).

L’Italia, un paese a bassa intensità energetica
Lo sviluppo di politiche virtuose in campo energetico è recente nel nostro paese. Tuttavia, l’Italia può vantare, secondo quanto descritto dal Rapporto annuale sull’efficienza energetica dell’Enea uno dei più bassi valori nell’area Ocse di consumo finale di energia per abitante, pari a 2,4 tonnellate equivalenti di petrolio/capita (2,7 tep/capita media UE). Nella classifica europea dell’intensità energetica primaria stilata dall’Enea, infatti (vedi inforgrafica) l’Italia è infatti al quarto posto. L’intensità energetica è uno dei parametri principali con cui si valuta l’efficienza di un paese: corrisponde alla quantità di energia utilizzata per ogni unità di Pil.
La buona posizione dell’Italia dipende anche dalla scarsa disponibilità interna del paese di fonti convenzionali (è infatti tra i primi importatori mondiali di energia elettrica) e ha messo in atto politiche in risposta alla crisi energetica mondiale. Inoltre, settori come la domotica, l’industria degli elettrodomestici, delle caldaie, le smart grid e l’edilizia si sono fortemente impegnati per l’efficienza energetica. Ma il potenziale da sfruttare è ancora elevato. Basta pensare che costruire un edificio secondo moderni criteri di efficienza energetica permette un risparmio sui consumi di almeno il 70% rispetto a un edificio costruito secondo criteri tradizionali. Giocano un ruolo chiave, in questo, anche gli incentivi fiscali previsti per lungo tempo, che hanno incentivato queste buone pratiche.