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L'Italia al terzo posto in Europa per produzione rinnovabile

L'80% del fabbisogno energetico è però coperto dalle importazioni e gli incentivi hanno determinato anche squilibri. La Strategia Energetica Nazionale dovrà ora ridefinire gli obiettivi

 
centrale idroelettrica di provvidenza in Abruzzo (foto da Wikimedia autore Pietro)
centrale idroelettrica di provvidenza in Abruzzo (foto da Wikimedia autore Pietro)

Un numero da ricordare: 80%. Corrisponde alla percentuale del fabbisogno energetico italiano proveniente da importazioni estere, a fronte di una media europea del 53%. Si tratta in particolare di gas, petrolio e altri combustibili fossili, oltre ad una piccola quota di energia elettrica. Un gap che comporta una bolletta energetica estera di circa 62 miliardi annui e una bolletta energetica interna, pagata da famiglie e imprese, superiore anche del 25% rispetto al resto dell’Europa.
Basta questo dato a spiegare quanto sia vitale per il Paese sviluppare le fonti rinnovabili, che attualmente rappresentano circa il 15% del fabbisogno energetico (Bilancio Energetico Nazionale 2012 del Ministero dello sviluppo economico). Certamente per il contributo che queste possono dare all’ambiente, ma anche perché solare, idroelettrico, eolico e biomasse, generano energia a chilometro zero, che dunque andrebbe a ridurre il grado di dipendenza italiano dall’estero, e sono importantissime per il risparmio energetico.

La Strategia Energetica Nazionale: obiettivo 20%
Sono due gli obiettivi dell’Italia su questo fronte, entrambi contenuti nella Strategia Energetica Nazionale, il documento di programmazione energetica del governo che traccia la rotta per i prossimi 6 anni. Entro il 2020 si conta di arrivare a coprire circa il 20% dei consumi finali lordi con fonti rinnovabili, superando gli obiettivi definiti dall’Unione Europea, e ridurre al 67% la dipendenza energetica dall’estero.

L’Italia sul podio europeo per la produzione di energia rinnovabile. Ma pesano gli incentivi
Tra l’altro già oggi l’Italia non può certo dirsi un fanalino di coda in Europa a 15 per quel che riguarda le rinnovabili. Il Paese è attualmente terzo nella produzione da queste fonti dietro a Germania e Svezia. Questo anche grazie agli incentivi erogati dallo Stato che, a gennaio 2012, risultavano superiori, doppi o tripli rispetto, ad esempio, a Germania e Francia, in particolare per fotovoltaico ed eolico. Questo sistema ha certamente contribuito allo sviluppo delle rinnovabili, ma ha determinato anche forti squilibri, ricadendo molto spesso come onere sui cittadini. Le stime annue dei costi per le sole rinnovabili elettriche è infatti intorno agli 11 miliardi di euro.

Ad ogni modo, sono cresciuti del 45% gli impianti fotovoltaici, del 30% quelli eolici e dell’81% gli impianti alimentati con bioenergie, geotermia e idroelettrico sono rimasti sostanzialmente invariati.

Tra l’altro, Italia e Germania sono i paesi che al mondo hanno investito maggiormente sulla fonte fotovoltaica.

Il peso delle diverse fonti
Il 45% dell’energia rinnovabile prodotta in Italia proviene da impianti idroelettrici. Questo tipo di produzione è concentrata in particolare in grandi impianti, collocati soprattutto nell’Italia del Nord.
Al secondo posto si trova invece la fonte solare, che rappresenta un quinto della produzione rinnovabile. Gli impianti fotovoltaici sono ormai diffusi sull’intero territorio nazionale (nel 97% dei Comuni italiani ne è presente almeno uno, era l’11 nel 2006), e la quasi totalità, il 96%, è collegato alla rete in bassa tensione con una taglia media di 11 kW. In particolare, quindi, con il fotovoltaico, si è costituito un sistema di generazione

 

dell’energia distribuito, che ha richiesto anche un’azione normativa per limitare le installazioni a terra. Il 43% della potenza è, infatti, su terreno, occupando in media circa 19.000 mq per MW.
A seguire gli impianti eolici (14,5%), che hanno visto una crescita importante, passando dai 55 impianti installati nel 2000 agli oltre 1.000 nel 2012, con la metà dell’energia prodotta concentrata in Puglia e Sicilia; le bioenergie (13,5%), con impianti alimentati a biomassa o biogas che, come nel caso del fotovoltaico, hanno potenze sempre più ridotte; chiude la geotermia che rappresenta il 6% della produzione rinnovabile complessiva in Italia.