8.120
lavoratori
l'indotto occupazionale generato da Hera nel 2017
62,4
milioni di euro
investimenti in innovazione e digitalizzazione e 22 progetti in smart city, economia circolare e utility 4.0
68%
di suolo riutilizzato
nelle progettazioni realizzate nel 2018

Case study: tutela dell’aria e del suolo

Gli studi sugli impatti ambientali dei termovalorizzatori

L’attività legata all’incenerimento dei rifiuti è, da molti anni, oggetto di numerosi studi e monitoraggi nonché di importanti miglioramenti tecnologici legati anche alla definizione di criteri impiantistici e gestionali sempre più stringenti da parte della normativa comunitaria e nazionale. La tecnologia ha raggiunto elevatissime performance in tema di contenimento delle emissioni e degli impatti sull’ambiente.

Se si considerano le emissioni in atmosfera di diossine totali annue come somma di tutti gli impianti di incenerimento di rifiuti presenti sul territorio nazionale dell’intero comparto terziario nazionale dal 1990 al 2016, si nota come a seguito dell’evoluzione normativa e tecnologica si sia verificata una riduzione del 99% delle emissioni (Fonte: Sinanet-Ispra-Banca dati Snap).

Contestualizzando l’analisi ai diversi comparti produttivi si evince come dal 2001 l’incenerimento dei rifiuti costituisce la sorgente meno rappresentativa in termini di emissioni di diossine e furani, al contrario dell’industria del ferro, dell’acciaio e di tutto il comparto residenziale (es. riscaldamento domestico).

Anche l’andamento delle emissioni di PM10 totali annue mostra una significativa riduzione di circa l’80% delle emissioni da incenerimento rifiuti (dal 1990 al 2016) anch’essa dovuta all’evoluzione normativa e tecnologica. Le emissioni di PM10 dagli impianti di incenerimento su territorio nazionale si attestano su valori di circa tre ordini di grandezza inferiori rispetto al comparto residenziale. Le principali fonti di PM10 a livello nazionale sono rappresentate dal settore residenziale, dal traffico veicolare, dai processi di combustione con contatto (es. fonderie) e dall’agricoltura.

I Progetti di sorveglianza e di monitoraggio della qualità dell’aria

Le autorizzazioni dei termovalorizzatori di Ferrara, Modena, Forlì, Rimini, Padova e Isernia prevedono che il Gruppo Hera effettui studi sul potenziale impatto che gli impianti esercitano verso l’ambiente circostante.

Nel 2008, conformemente alle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale dell’impianto di incenerimento di Rimini, è stato condotto da Arpae un monitoraggio della qualità dell’aria (monitoraggio ante-operam). Tale studio era finalizzato alla caratterizzazione della qualità dell’aria nelle aree intorno all’inceneritore, potenzialmente interessate dai fenomeni di ricaduta delle emissioni dell’impianto. Nel 2013, con la nuova linea 4 in funzione a regime, il monitoraggio è stato ripetuto con le stesse modalità, allo scopo di valutare le eventuali differenze o impatti sulla qualità dell’aria eventualmente riconducibili alla presenza del nuovo impianto (monitoraggio post-operam). I risultati del monitoraggio sono stati elaborati da agenzia regionale per la prevenzione e l’ambiente Rimini nel corso del 2014 e sono stati resi disponibili nel 2015. Dallo studio è emerso come non vi siano evidenze significative sulla qualità dell’aria nella condizione post-operam rispetto alla condizione ante-operam.

Nell’area industriale in cui insiste l’impianto di Forlì, Hera ha installato una stazione di monitoraggio della qualità dell’aria che viene gestita da Arpae Forlì. La stazione, attiva dal 2009, fornisce dati in continuo validati da Arpae e pubblicati sul sito web dell’ente. Presso la centralina, inoltre, sono svolte campagne periodiche per la ricerca di microinquinanti e metalli nel particolato. Dalle risultanze emerse non si osserva nessuna differenza sostanziale tra un sito cittadino e l’area circostante l’impianto, a indicare la presenza di un fondo omogeneo, influenzato in maniera significativa dalla realità urbana più che dalla presenza/contributo dell’impianto. Tali risultati sono stati confermati anche nel 2017, quando Arpae Forlì ha reso disponibili i dati delle campagne di monitoraggio della qualità dell’aria e dei terreni eseguite nell’anno precedente.

Sull’impianto di Modena da un decennio sono condotti monitoraggi ambientali relativi a diverse matrici: qualità dell’aria, suoli, biomonitoraggio, deposizioni totali. Dal 2013 la rete di monitoraggio è gestita da Arpa territoriale (oggi Arpae) alla quale sono quindi affidate tutte le indagini previste dalle prescrizioni dell’Aia del termovalorizzatore. A Modena, inoltre, in base alle prescrizioni della Via, è stato condotto uno studio di sorveglianza sanitaria dal 2003 volto a valutare il rischio sanitario per la popolazione residente in prossimità dell’inceneritore e per quella lavoratrice presso insediamenti industriali in prossimità dell’inceneritore. Sono analizzati due indicatori di tipo riproduttivo, il rischio teratogeno ovvero le malformazioni congenite e l’abortività spontanea. Il programma di studio si è concluso nel 2014 con l’elaborazione dei dati raccolti nel 2013 e non ha evidenziato l’esistenza di relazioni dose – risposta tra esposizione e rischio relativo di aborto spontaneo e malformazioni.

Sul termovalorizzatore di Ferrara, nel biennio 2010-2012, è stato condotto un vero e proprio protocollo di sorveglianza ambientale e sanitaria il cui dettaglio delle attività è stato definito da Arpa (oggi Arpae), Ausl e provincia e che ha riguardato diverse matrici ambientali. Il coordinamento scientifico di questi studi è stato affidato a istituzioni di comprovata esperienza nel settore (Cnr e Università). Gli esiti del primo biennio di studio, terminato nell’ottobre 2012, hanno confermato quanto valutato preliminarmente in sede di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale ovvero che il contributo dell’impianto, in termini di qualità dell’aria, non è discriminabile dal fondo ambientale. Alla luce dei risultati ottenuti il monitoraggio è stato prolungato per un secondo biennio (2013-2015) in modalità semplificata approfondendo solo gli aspetti considerati più significativi: qualità dell’aria e studio degli inquinanti nei suoli. Le attività di monitoraggio della qualità dell’aria si sono concluse nei primi mesi del 2015, confermando i risultati del biennio precedente. In particolare lo studio sui suoli, ripetuto nell’autunno 2013, non ha evidenziato fenomeni di accumulo di metalli e microinquinanti nei terreni delle aree circostanti l’impianto, confermando così che il contributo emissivo dell’inceneritore non è discriminabile dal fondo ambientale. Nel 2015 sono state inoltre concordate con gli enti di controllo le modalità di prosecuzione del monitoraggio negli anni successivi. In particolare nel 2016 è stata sottoscritta con Arpae la convenzione per la prosecuzione del monitoraggio triennale dei suoli. Nel 2018 l’attività di sorveglianza ambientale è proseguita con tre campagne di monitoraggio della qualità dell’aria (primaverile, estiva e autunnale).

Il termovalorizzatore di Padova, coerentemente con le previsioni del “Protocollo di intesa per la valutazione dell’impatto sanitario nella città di Padova e nell’area metropolitana” sottoscritto dai comuni di Padova e Noventa Padovana, con Arpav, Ulss 16 di Padova e l’Università di Padova è stato oggetto di una indagine che ha visto la sua conclusione a dicembre 2015, con la presentazione della “Relazione sulla fase pilota del progetto di sorveglianza sanitaria della popolazione assistita dall’Ulss 16 di Padova con un particolare interesse nei potenziali effetti sulla salute da inquinamento atmosferico – uno studio longitudinale in Padova (SLPD)”. Le conclusioni hanno evidenziato da un lato una potenza statistica non sufficiente a rilevare effetti statistici sulla salute delle persone correlabili alle emissioni dell’impianto, dall’altro il differenziale delle stime di concentrazione (stimate a valori della terza cifra decimale) non è compatibile con misurabili effetti sulla salute, ovvero il contributo delle emissioni di polveri PM10 dal termovalorizzatore ai livelli di inquinamento di fondo appare irrilevante. Lo stesso impianto è oggetto dell’Accordo volontario per il monitoraggio delle ricadute dell’impianto di termovalorizzazione di San Lazzaro (Padova), di durata triennale. Hestambiente e Arpav hanno effettuato alcune indagini ambientali supplementari rispetto a quelle previste dalla normativa vigente e dagli atti autorizzativi. Più dettagliatamente è stata garantita l’operatività di due centraline fisse di monitoraggio della qualità dell’aria di HestAmbiente (monitorando SO2, CO, O3, NOx, PM10 e PM2,5, con apparecchiature automatiche e pubblicando sul sito internet Arpav in una pagina dedicata al Termovalorizzatore i relativi dati validati dalla stessa Arpav). È stata effettuata una campagna annuale di monitoraggio della qualità dell’aria con un mezzo mobile messo a disposizione di Arpav da Hestambiente. È stato effettuato il campionamento del suolo in cinque siti in prossimità del Termovalorizzatore, ed effettuate in laboratorio le analisi dei metalli: Pb, As, Cd, Ni, Hg; degli idrocarburi policiclici aromatici; delle diossine, furani e Pcb ed è stata una campagna di verifica dei livelli di pressione sonora dell’impianto. Tutte le indagini sopra riassunte hanno evidenziato impatti ambientali dell’impianto trascurabili. Hestambiente ha già manifestato la propria disponibilità a sottoscrivere un prolungamento triennale dell’accordo in scadenza, e a proseguire nelle attività anche nelle more della formalizzazione del nuovo accordo.

Nell’area circostante il termovalorizzatore di Isernia sono stati individuati, in accordo con Arpa Molise, una serie di punti di monitoraggio rappresentativi nei quali sono stati eseguiti studi sulle deposizioni atmosferiche e prelievi di particolato atmosferico PM2,5 nel biennio 2017-2018. In tutti i punti di monitoraggio la media annua del PM2,5 è risultata inferiore al limite normativo, e lo studio delle deposizioni ha fatto registrare per i microinquinanti organici (diossine, Ipa) valori sempre inferiore ai limiti di rilevabilità strumentali.

La trasparenza sulle emissioni dei termovalorizzatori

Dal 2008, sul sito internet del Gruppo sono consultabili i valori medi del giorno precedente e le “medie semiorarie” delle emissioni dei termovalorizzatori del Gruppo (ogni mezz’ora i dati on line si aggiornano con i valori medi registrati nell’arco degli ultimi 30 minuti). I dati sono trasmessi automaticamente dai sistemi di rilevazione in funzione 24 ore su 24 su tutti gli impianti, ubicati nelle province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Ravenna, Rimini e Isernia.

Inoltre, a ulteriore garanzia di trasparenza, Hera assicura:

  • la trasmissione quotidiana o settimanale dei report contenenti le medie semiorarie e giornaliere all’ente di controllo (Arpa);
  • la trasmissione annuale del report sull’esercizio dell’impianto, entro il 30 aprile di ogni anno, alle autorità competenti (provincia) e di controllo (Arpa);
  • nel caso di impianti registrati Emas, la pubblicazione degli esiti dei controlli nella “Dichiarazione Ambientale”;
  • la pubblicazione, nel Bilancio di Sostenibilità del Gruppo, dei dati annuali confrontati con i limiti di legge e i limiti previsti dalle autorizzazioni.

Dal 2015 sul sito internet di Gruppo sono disponibili anche i dati degli impianti di Padova e Trieste, secondo le modalità previste (media semioraria aggiornata in tempo reale).

Infine, dal 2018 sono disponibili per tutti gli impianti anche i dati medi annuali degli autocontrolli periodici relativi ai metalli e ai microinquinanti organici.

Sempre più utilizzata la telepresenza

I servizi di telepresenza si dimostrano sempre più un facilitatore nella gestione delle riunioni, con risparmio di tempi di spostamento, rischio e affaticamento, permettendo anche un notevole risparmio energetico e garantendo una diminuzione dell’impronta ecologica del Gruppo.

Nel 2018 sono state 95 le sedi collegate in telepresenza (+35% rispetto all’anno precedente), per un totale di 23.874 riunioni (+19%) e circa 30.785 ore di utilizzo (+24%).

L’ulteriore incremento sia in termini di sessioni che di ore di utilizzo delle sale di telepresenza del Gruppo Hera è dovuto ad un aumento di perimetro delle sale, oltre che ad un utilizzo più marcato dei client installati sui Pc aziendali.

La riqualificazione urbana e ambientale dell’area di viale Berti Pichat a Bologna

Nel dicembre 2018 sono stati completati i lavori di riqualificazione ambientale e funzionale della sede Holding di Bologna in Viale Carlo Berti Pichat (circa 70.000 mq di superficie complessiva), secondo le indicazioni della variante all’accordo urbanistico di riqualificazione urbana dell’area siglato in data 3 Maggio 2016 e il progetto operativo di risanamento ambientale autorizzato dal Comune di Bologna con atto del 13 aprile 2016.

Gli interventi di risanamento ambientale dell’area sono stati effettuati operando lo scavo e la rimozione del riporto storico e del terreno contaminato oltre che, ove previsto, effettuando il trattamento con metodologia Isco dei terreni e delle acque sotterranee. Arpae, per tutte le fasi di risanamento dei terreni, ha verificato la conformità agli obiettivi fissati dal progetto in riferimento all’intervento eseguito e, conseguentemente a queste verifiche, è stato possibile avviare i cantieri di sistemazione urbanistica per la realizzazione delle aree verdi, della nuova viabilità e dei nuovi parcheggi interni. Durante i lavori, su tutta l’area sono proseguite, secondo le cadenze previste dagli accordi con gli enti di controllo, le attività di monitoraggio delle matrici aria e acqua relative al sito. Contestualmente, in aggiunta alle analisi correntemente svolte dalle imprese in ambito di esecuzione dei cantieri, la Direzione Qualità Sicurezza e Ambiente, ha proseguito i monitoraggi con particolare focus sugli impatti che i cantieri avrebbero potuto potenzialmente avere sulla salute dei lavoratori operanti nella sede aziendale.

Il risanamento ambientale con ozono e Isco delle acque sotterranee proseguirà, fino ad avvenuta efficacia rispettivamente sino a giugno 2019 e dicembre 2019, pur non essendo Hera il soggetto responsabile dell’inquinamento dell’area.

Durante il 2018 sono stati effettuati due incontri (19 aprile e 25 luglio) con i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) al fine di illustrare e condividere sia l’avanzamento e la programmazione dei lavori, sia gli esiti dei monitoraggi. Hera ha sempre operato nel pieno e completo rispetto della normativa, a tutela dei lavoratori e dei cittadini e sotto la vigilanza degli enti di controllo.

Sempre nel 2018 è stato completato l’importante piano di sostituzione delle coperture in amianto nei fabbricati dislocati in tutti i territori serviti. A partire dal 2016 sono state sostituite coperture pari a oltre 28 mila mq.

Nell’ ambito del suddetto intervento sono stati rimossi anche tre serbatoi interrati di diversa capacità non più in uso. Le attività di monitoraggio degli interventi completati sull’ area della sede della Holding in Bologna proseguiranno fino al 1° semestre del 2022.

Si segnala anche la realizzazione della nuova illuminazione a led dell’intera area esterna della sede Holding che ha interessato anche l’illuminazione architetturale del gasometro collocato all’interno della storica “Officina del gas”. Rimanendo in tema di nuova illuminazione delle sedi aziendali, si segnala anche nel 2018 è stato avviato un piano pluriennale di sostituzione dei corpi illuminanti esterni di tutte le sedi principali del gruppo con apparecchi a led. In particolare, oltre alla sede di Bologna, è stata completata anche la sostituzione illuminazione esterna a led nella sede di Modena in via Razzaboni e di Ravenna in Via Romea. Sono stati, inoltre, attivati i progetti delle sedi di: Bologna in via del Frullo-Cristina Campo, Rimini in via Terrapieno-Strada Consolare e Cesena in via Spinelli i cui interventi sono programmati nel 2019.

Nell’ambito delle dotazioni interne degli uffici è stato dato avvio al nuovo contratto di fornitura e installazione di apparecchiature Mfd seguendo puntualmente i criteri Cam (Criteri ambientali minimi) definiti dal Ministero alla sostenibilità, all’efficienza energetica e alle minori emissioni delle macchine a getto di inchiostro rispetto a quelle laser, con evidenti benefici sia in termini di contenimento dei consumi che di emissioni di poveri sottili.