62,5%
raccolta differenziata
in un territorio di 3,1 milioni
di abitanti
93%
di rifiuti recuperati
la quota della raccolta differenziata
recuperata a favore dell’economia
circolare
150
mila tonnellate di CO2 evitate
con la plastica riciclata di Aliplast

Le azioni per la prevenzione del rischio siccità

Il rinnovato impegno nella salvaguardia della risorsa idrica ha portato nel 2018 all’individuazione di importanti interventi di potenziamento e rinnovo dell’infrastruttura acquedottistica con orizzonte 2030, volti a contrastare gli effetti degli episodi siccitosi, incrementando la sicurezza degli approvvigionamenti e la resilienza complessiva dei sistemi, sempre più indotti a nuove condizioni di esercizio per meglio fronteggiare i cambiamenti climatici in atto. A questo proposito sono state definite diverse ipotesi progettuali, riconducibili da un lato all’integrazione o parziale sostituzione delle fonti attualmente sfruttate, dall’altro alla realizzazione di interconnessioni per consentire lo scambio di risorsa e la possibilità di fare fronte a condizioni emergenziali.

Si riconducono al primo scenario di sviluppo, il progetto per il prelievo di acque da Canale Emiliano Romagnolo che consentirà un incremento di circa il 50% delle portate disponibili da fonte superficiale, a servizio dei comuni della pianura bolognese. Anche l’ipotesi progettuale di sfruttamento dei volumi accumulati presso il lago artificiale del Brasimone nel territorio di Camugnano permetterà di sopperire alla carenza idrica nei periodi estivi, cui in passato si è fatto fronte in emergenza con autobotti.

Sono ascrivibili ad interventi di interconnessione tra sistemi acquedottistici quelli già avviati in territorio romagnolo per il collegamento con la centrale di Siepi-Pianacci della dorsale di distribuzione a San Leo, intervento finalizzato a garantire in periodo siccitoso la sicurezza degli approvvigionamenti nel comune di San Leo. Sono in fase di sviluppo progettuale anche altri interventi rilevanti di interconnessione nel territorio emiliano, come quello che collegherà il sistema primario bolognese con l’acquedotto di Castelfranco Emilia o ancora, in perimetro modenese, le interconnessioni fra la Valle Secchia e la Valle Panaro.

Oltre ai nuovi interventi sopra descritti si ricordano quelli realizzati nel corso degli ultimi anni, che hanno permesso di fare fronte nel 2017 ad una estate particolarmente siccitosa, condizione eccezionale che potrebbe ripetersi anche in futuro. Nell’ambito appenninico, l’area modenese si è dotata negli anni di infrastrutture per gestire il fabbisogno idrico e gli originali acquedotti comunali sono stati interconnessi in modo che l’integrazione fisica dei singoli costituisse un sistema infrastrutturale in ottica di reciproca mutualità e sussidiarietà. La saturazione della capacità di trasporto dell’intero sistema acquedottistico, necessaria per trasferire la risorsa dalle zone idro-disponibili a quelle idro-esigenti, è stata resa possibile grazie alla cooperazione fra le competenze specialistiche del gestore “in loco” e quelle del telecontrollo, che hanno potuto creare e ottimizzare centralmente e prevalentemente da remoto le configurazioni necessarie. Nell’area appenninica bolognese invece, l’interconnessione con il sistema modenese, la realizzazione di due nuovi impianti di sollevamento in Comune di Guiglia e in particolare la realizzazione di un nuovo impianto di stoccaggio e sollevamento in località Monte Severo (Monte San Pietro, BO), hanno consentito di ridurre le alimentazioni dei serbatoi montani mediante autobotti (nel periodo estivo 2017 si è registrata una riduzione pari al 40% rispetto al 2012, ultima stagione siccitosa significativa). In Romagna, dove Hera opera prevalentemente come distributore, la realizzazione nel ravennate da parte di Romagna Acque Società delle Fonti dell’impianto di potabilizzazione “Standiana” (in grado di trattare una portata di 1100 l/sec), ha rappresentato una risposta al problema delle riserve idriche nelle zona della costa adriatica, a forte vocazione turistica, integrando il sistema di alimentazione di Ridracoli. In ogni caso nei territori romagnoli anche gli interventi attuati da Hera negli ultimi anni (interconnessioni, potenziamenti dei sollevamenti e l’implementazioni del sistema di telecontrollo) hanno consentito di limitare le problematiche conseguenti all’estate siccitosa.

Nel corso del 2018 sono proseguiti su tutto il territorio gli interventi di distrettualizzazione della rete e ricerca attiva delle perdite, unitamente ad un piano di sostituzione di condotte e allacci, sempre più governato da criteri di analisi e interpretazione dei dati disponibili, riconducibili a fattori fisici dell’infrastruttura acquedottistica (materiale, diametro, età della condotta,…) e a fattori ambientali (tipo di suolo, aspetti climatici intesi come precipitazioni piuttosto che temperatura esterna).

A questo proposito nel 2018 Hera ha avviato, con il supporto dell’Università di Bologna, uno studio per approfondire gli attributi che influenzano la probabilità di rottura, elaborando modelli guidati che focalizzano proprio la rilevanza dei fattori climatici sulla probabilità di accadimento dell’evento di rottura.

Tale progetto si inserisce nell’ambito di un più ampio spettro di azioni e strategie congiunte che coinvolgono i diversi stakeholder (gestori, pianificatori ambientali, enti d’ambito e enti di controllo), come è stato dettagliatamente argomentato nel Convegno promosso da Hera nel luglio 2018, avente proprio come oggetto le azioni utili a contrastare la rottura delle reti acquedotto in riferimento all’efficiente uso della risorsa idrica e ai cambiamenti climatici in atto.

L’acqua non fatturata