99,6%
rispetto degli standard di qualità
fissati dall’Autorità per quattro servizi
9,6
minuti di attesa media
agli sportelli e possibilità di prenotare l’appuntamento con un operatore in anticipo
399
mila analisi
effettuate sulle acque potabili
del Gruppo, 1.100 al giorno, di cui
il 63% sulla rete di distribuzione

Qualità dell'acqua potabile

Nel 2018 per garantire il controllo sulla qualità dell’acqua erogata i laboratori del Gruppo in Emilia Romagna, Triveneto e Marche hanno eseguito 399.013 analisi su acque potabili, comprensive di tutte le analisi eseguite per il processo acquedotto nel suo complesso. Corrispondono ad una media di quasi 1.100 analisi al giorno. Di queste il 63% è stato effettuato su campioni prelevati nelle reti di distribuzione. Si conferma una sostanziale stabilità nel rapporto tra le analisi eseguite sulla rete di distribuzione e quelle eseguite sugli impianti, rapporto mirato a una efficace prevenzione delle non conformità.

I controlli sulla qualità delle acque destinate alla potabilizzazione e quelle destinate al consumo umano sono regolati rispettivamente dal D.Lgs. 152/2006 e dal D.Lgs. 31/2001.

I controlli sono effettuati dal gestore del servizio idrico e dalle Aziende USL e sono svolti presso i punti di campionamento delle fonti, presso gli impianti di potabilizzazione e accumulo, lungo le reti di adduzione e distribuzione.

Hera ha consolidato un Piano di controllo di Gruppo in cui sono riportati i punti di campionamento e le modalità di controllo applicate (parametri analitici e frequenze). Il Piano di controllo è sviluppato sulla base di linee guida tese alla caratterizzazione chimica, fisica e batteriologica dell’acqua, a tutela del pieno rispetto dei requisiti di legge e a garanzia della fornitura di un prodotto di qualità ottimale. Nel 2018 AcegasApsAmga ha rivisitato la programmazione del monitoraggio della qualità dell’acqua per migliorare il presidio dei parametri rivelati più critici.

Qualità dell’acqua significa anche controllo dell’efficacia dei processi di trattamento. A titolo di esempio si citano la ricerca dei cloriti e dei trialometani, sostanze conseguenti rispettivamente all’utilizzo del biossido di cloro e dell’ipoclorito di sodio come agenti disinfettanti. La concentrazione del clorito e dei trialometani nella rete di distribuzione è tenuta costantemente sotto controllo nel rispetto del limite di legge.

Dal 2008 i dati medi rilevati per i parametri pH, durezza totale, residuo secco a 180°C, cloruro, fluoruro, sodio, nitrato, nitrito e ammonio sono pubblicati sul sito internet del Gruppo per singolo comune e aggiornati semestralmente. Dal 2012 questo set di parametri è stato ampliato con ulteriori quattro: calcio, magnesio, solfato e alcalinità totale. Questi 13 parametri sono ritenuti rappresentativi della qualità dell’acqua potabile distribuita e consentono un confronto con la qualità delle acque imbottigliate in commercio.

A partire dal secondo semestre 2014 il set di parametri è stato ulteriormente ampliato con ulteriori sei parametri come disposto da Arera: conduttività, potassio, arsenico, bicarbonato, cloro residuo e manganese. I parametri oggetto di pubblicazione sono quindi 19, uno in più rispetto a quanto disposto dall’Autorità.

Dal 15 settembre 2012 l’etichetta dell’acqua di rubinetto è presente nelle bollette di Hera oltre che sul sito web. Ogni cliente può trovare direttamente in bolletta i dati della qualità dell’acqua distribuita da Hera nel proprio comune, aggiornati ogni sei mesi. La comunicazione riguarda 165 comuni dell’Emilia-Romagna in cui Hera gestisce il servizio di distribuzione di acqua e comprende i valori di 19 parametri della qualità dell’acqua confrontati con i limiti di legge (alcalinità da bicarbonati, alcalinità totale, ammonio, arsenico, calcio, cloro residuo libero, cloruro, conduttività, pH, durezza, fluoruro, magnesio, manganese, nitrato, nitrito, potassio, residuo secco a 180 °C, sodio, e solfato). Ai dati è affiancato un messaggio che ricorda che l’acqua di rubinetto è buona, sicura, fa bene all’ambiente e fa risparmiare 270 euro all’anno. Anche per i comuni serviti del territorio di Padova e Trieste, sul sito web di AcegasApsAmga, sono disponibili, costantemente aggiornati, i dati sulla qualità dell’acqua.

Dal gennaio 2009 tutti gli impianti di produzione di acqua potabile della Romagna sono gestiti da Romagna Acque – Società delle Fonti, la società costituita a questo scopo dalle amministrazioni locali romagnole. Quindi l’acqua distribuita nei territori di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini è in gran parte acquistata all’ingrosso da tale società, e l’intervento di Hera sulla sua qualità è limitato alla gestione delle reti e delle stazioni di disinfezione integrativa lungo le reti di distribuzione.

Le valutazioni sulla qualità dell’acqua potabile distribuita, in confronto alla qualità dell’acqua minerale, sono effettuate sulla base dei valori di parametri analitici comunemente ricercati presso i punti di campionamento rappresentativi delle reti acquedottistiche: pH, durezza totale, residuo secco a 180°C, sodio, fluoruri, nitrati, nitrito, cloruri, calcio, alcalinità da bicarbonati, manganese, potassio, solfato. I parametri prescelti di misura della qualità dell’acqua distribuita sono in gran parte riferiti all’importanza di distribuire acqua potabile caratterizzata da un adeguato apporto di sali minerali.

Si conferma anche per il 2018 che i dati medi dell’acqua Hera sono confrontabili con quelli delle acque minerali in commercio e che non sono state concesse deroghe al rispetto dei limiti previsti dal D.Lgs. 31/2001. L’unico risultato medio rilevato dalle analisi effettuate da Hera superiore a quello riscontrato nelle etichette di 17 acque minerali in commercio è relativo al nitrato nei territori di Modena e Padova; il valore medio riscontrato nel 2018 nelle acque distribuite da Hera è in questi casi inferiore al limite di legge del 68-70%.

Confronto qualitativo tra l’acqua distribuita da Hera e le acque minerali naturali in commercio
  Acque minerali (min-max) Limiti per acqua di rubinetto
D.Lgs. 31/2001
Bologna Ferrara Forlì-Cesena Modena Padova Pesaro-Urbino Ravenna Rimini Trieste
pH 5,8-8,1 6,5-9,5 7,6 7,6 7,8 7,6 7,6 7,6 7,9 7,7 7,7
Durezza totale (°F) 0,9-88 50* 30 21 22 33 25 30 21 24 19
Residuo secco a 180° (mg/l) 22-987 1.500* 407 319 309 542 315 416 331 367 261
Sodio (mg/l) 0,3-67 200 26 22 13 57 5 26 23 21 9
Fluoruri (mg/l) 0,03-1 1,5 <0,10 <0,10 <0,10 <0,10 <0,10 0,24 <0,10 <0,10 <0,10
Nitrati (mg/l) 0,8-9 50 7 6 5 16 15 6 5 7 8
Cloruri (mg/l) 0,2-80 250 35 28 17 89 9 34 32 25 16

* Valore consigliato.
Confronto effettuato con i dati indicati nelle etichette di 17 acque minerali naturali di larga commercializzazione. I dati relativi all’acqua potabile sono valori medi delle analisi effettuate secondo le frequenze e nei punti di prelievo lungo la rete di distribuzione, come previsto dal piano di controllo e sorveglianza del ciclo idrico.

Nei casi di non conformità anche di un solo parametro rispetto ai limiti di legge, Hera attiva interventi immediati di ripristino della conformità dell’acqua (lavaggi delle condotte, controllo della disinfezione, ecc.) anche su indicazione delle aziende Usl locali. Per motivi di igiene, sanità e sicurezza pubblica i comuni possono emettere, per determinati periodi di tempo, ordinanze di non potabilità dell’acqua. In questi casi l’uso dell’acqua per scopi alimentari può essere del tutto vietato oppure subordinato all’adozione di particolari accorgimenti (per es. bollitura nel caso di non conformità microbiologiche) mentre di norma l’acqua può continuare a essere utilizzata per tutti gli altri usi.

Nel corso del 2018 sono state emesse 34 ordinanze interessando complessivamente circa 3 mila cittadini:

  • un’ordinanza ha riguardato una zona del comune di Grizzana Morandi (Bologna) e ha coinvolto 37 cittadini per sei giorni;
  • due ordinanze hanno rigaurdato i comuni di Talamello e San Leo, a Rimini, e hanno coinvolto 42 cittadini per cinque giorni;
  • 31 ordinanze hanno coinvolto comuni della provincia di Pesaro Urbino e hanno impattato su circa tre mila cittadini per una durata media di due giorni.

Nel territorio gestito da AcegasApsAmga non si sono verificate ordinanze sindacali di non potabilità.

In merito alla presenza di tubazioni in cemento-amianto nella rete acquedottistica (si rimanda per ulteriori dati al paragrafo “Gestione sostenibile della risorsa idrica”) si evidenzia che l’uso di amianto, ampiamente diffuso nell’edilizia come in altri settori industriali fino alla fine degli anni ’80, è stato definitivamente proibito nel 1992. Mentre è riconosciuto che l’inalazione delle fibre di amianto provoca l’insorgere di gravi malattie dell’apparato respiratorio, non si hanno evidenze di tossicità legata all’ingestione. Infatti la normativa vigente in materia di qualità delle acque destinate al consumo umano (D.Lgs. 31/2001) non prevede limiti rispetto alla presenza di fibre di amianto: in particolare, il decreto ministeriale 14 maggio 1996, allegato 3, cita un documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in cui si afferma che “… non esiste dunque alcuna prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa per la salute”. L’Oms ha ribadito tale posizione nell’aggiornamento delle sue linee guida sulla qualità delle acque potabili del 2011 (Guidelines for drinking-water quality, fourth edition-World Health Organization 2011). La normativa comunitaria e la normativa italiana sono allineate alla posizione OMS e non prevedono limiti per l’eventuale presenza di amianto nell’acqua destinata al consumo umano. Nel 2015 l’Istituto Superiore di Sanità ha ribadito ancora una volta queste posizioni in una propria comunicazione nella quale, fra l’altro, si afferma che: “Sulla base delle conoscenze attuali e delle conclusioni a cui sono giunti enti internazionali di riferimento, la situazione nell’acqua non deve essere percepita come un rischio incombente per la salute pubblica né per quanto riguarda l’eventuale dose di fibre ingerite né per la concentrazione eventualmente trasferita dalla matrice acqua alla matrice aria”.

Nella stessa comunicazione l’Istituto Superiore di Sanità indica come unico limite di riferimento (non valore di parametro) quello definito dalla US EPA (Ente Protezione Ambientale degli Stati Uniti) pari a sette milioni di fibre/litro limitatamente alle fibre di lunghezza > a 10 µm.

Sul piano del monitoraggio, Hera svolge normalmente verifiche sia sull’eventuale presenza di fibre d’amianto nell’acqua distribuita, sia sullo stato di conservazione delle condotte. Dal 2003 inoltre Hera redige e applica annualmente uno specifico Piano di controllo amianto nel quale sono riportati i dettagli dei punti di campionamento più rappresentativi in corrispondenza di reti di fibrocemento, le frequenze e i parametri analitici da sottoporre ad analisi. I controlli effettuati nel corso del 2018 sono stati 257 ed hanno confermato che la maggior parte dei campioni (oltre il 95%) non presenta fibre di amianto. In nessun caso è stato superato il limite EPA di sette milioni di F/L e anche il valore più elevato riscontrato nel 2018 ha valori inferiori di oltre mille volte rispetto a tale limite. L’acqua distribuita da Hera presenta inoltre valori di indice di aggressività generalmente superiore a 12 (non aggressività nei confronti della matrice cementizia).

Per ulteriori dettagli sulla qualità dell’acqua di rubinetto distribuita da Hera si rimanda all’appuntamento con In buone acque, il report interamente dedicato alla qualità dell’acqua di rubinetto che Hera pubblica annualmente dal 2009 con la collaborazione delle Aziende USL del territorio e di Romagna Acque.

La nuova qualità tecnica del servizio idrico

Arera ha introdotto la Regolazione della Qualità Tecnica del Servizio Idrico Integrato (RQTI) con la delibera 917/17. La delibera prevede il monitoraggio di:

  • 3 indicatori specifici riguardanti le interruzioni di servizio acquedotto; il superamento dei relativi valori standard comporta l’erogazione di indennizzi automatici a favore degli utenti;
  • 6 macro-indicatori ai quali è associato un sistema premi/penalità, di cui tre relativi al servizio di acquedotto, uno al servizio di fognatura e due al servizio di depurazione; per tali indicatori sono stati definiti i posizionamenti in classe iniziali riferiti ai dati 2016 e, conseguentemente, gli obiettivi di mantenimento o di miglioramento da conseguire nel biennio 2018-2019.

Il sistema premi/penalità diventerà operativo a partire dal 2020 e sarà definito nel dettaglio con i prossimi provvedimenti regolatori. Per l’accesso a tale sistema, la delibera 917 prevede il possesso di prerequisiti relativi a: sistema di controllo della qualità delle acque potabili, assenza di agglomerati compresi all’interno delle procedure d’infrazione europee, livelli minimi di qualità dei dati di misura (di processo e d’utenza).

Per quanto riguarda il conseguimento degli obiettivi di mantenimento/miglioramento, sono state definite diverse azioni fra le quali:

  • sistematizzazione delle modalità di registrazione delle interruzioni di servizio acquedotto e degli episodi di allagamento fognario;
  • interventi straordinari di sostituzione dei contatori d’utenza;
  • incremento delle attività di bonifica delle reti d’acquedotto;
  • incremento delle attività di rinnovo allacciamenti acquedotto;
  • analisi di dettaglio delle non conformità e revisione del Piano di Controllo Analitico (interventi parziali 2018 e previsione ulteriori interventi 2019).

L’applicazione dei nuovi piani di sicurezza dell’acqua “Water safety plan”

Nel 2018 sono stati portati a termine i Piani di Sicurezza dell’acqua di quattro zone di fornitura idrica relative a due acquedotti della provincia di Bologna: San Giovanni in Persiceto, acquedotto industriale imolese, Imola e Dozza. Nel 2019 si prevede di avviare l’iter di approvazione di questi Piani di Sicurezza che prevede:

  • trasmissione per via informatica (attraverso accesso al portale cloud) all’Istituto Superiore di Sanità;
  • istruttoria da parte dell’Istituto Superiore di Sanità con eventuale richiesta di modifiche o integrazioni;
  • chiusura dell’istruttoria con esito favorevole;
  • approvazione finale da parte del Ministero della Salute.

Avendo presente la data entro cui vanno conclusi i Piani di Sicurezza, presumibilmente il 2025, e la numerosità delle zone di fornitura in gestione da parte di Hera (oltre 400), si rende necessario cercare di operare per strutture di Piani di Sicurezza tipologiche valutando, al contempo, come automatizzare, per quanto possibile, la compilazione delle check list e delle matrici di rischio. In termini di priorità si ipotizza di sviluppare progressivamente i Piani per le zone di fornitura più densamente popolate.

In ambito AcegasApsAmga nel 2018 sono state raccolte 224 checklist sull’intera rete acquedottistica di Trieste e Padova al fine di valutare la fonte dei rischi che può generare un evento pericoloso e il relativo danno. Le principali classi di pericolo identificate sono state le seguenti: pericoli microbiologici, pericoli chimici, pericoli fisici, pericoli radiologici e pericoli di accettabilità.

Per l’elaborazione del modello del rischio AcegasApsAmga ha predisposto un modello di business intelligence che la supporterà nell’elaborazione delle matrici di rischio. Per il biennio 2019 e 2020 AcegasApsAmga prevede di:

  • identificare i pericoli e gli eventi pericolosi;
  • implementazione del modello di businesss intelligence;
  • valutazione dei rischi;
  • definizione delle misure di controllo e monitoraggio;
  • rivalutazione del rischio e definizione delle priorità del Water Safety Plan.

 

La sicurezza e la continuità del servizio elettrico