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Perché ci si perde in un bicchier d'acqua?

Necessità di investimenti, siccità, diritti umani, gestione efficiente del servizio e bottiglie di plastica: parlare di acqua è complesso. Con questo report il Gruppo Hera si propone di affrontare l’argomento lasciando parlare numeri verificabili e fatti tangibili.

Per quanto trasparente, semplice e familiare possa apparire l’elemento fisico, assolutamente complesso e, talvolta, insidioso è l’argomento. Perché parlare di acqua significa sempre di più analizzarne implicazioni politiche, sociali, economiche e ambientali, correndo il rischio di perdersi e scadere nei luoghi comuni.

L’acqua, oltre ad essere indispensabile per la vita umana e a svolgere un ruolo fondamentale per la regolazione del clima, rappresenta una risorsa indispensabile per molte attività economiche. La disponibilità di acqua potabile rappresenta invece un passaggio indispensabile per lo sviluppo e la crescita di una comunità.

 
L'agenda per lo sviluppo sostenibile prevede tra gli obiettivi quello di garantire entro il 2030 l'accesso universale ed equo all'acqua potabile

L'Agenda ONU al 2030, che 193 Paesi hanno ratificato nel settembre 2015, prevede 17 obiettivi tra cui quello di garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie. Tale obiettivo comprende il traguardo di ottenere entro il 2030 l’accesso universale ed equo all'acqua potabile sicura ed economica per tutti.

In questa direzione va la risoluzione adottata nel luglio 2010 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che riconosce l'accesso a fonti di acqua potabile sicure e agli impianti igienici di base come un diritto universale dell'uomo. La risoluzione, approvata con 122 voti favorevoli e 41 astensioni, raccomanda agli Stati di attuare iniziative per assicurare a tutti i cittadini l’accesso ad acqua potabile di qualità.

Di acqua sulla terra ce ne sarebbe in grandissima abbondanza, in media forse diecimila litri per persona per giorno, ma il 97% di questa acqua è salata, solo il 3% delle risorse idriche globali sono di acqua dolce e quindi possono essere utilizzabili per gli usi umani.

Rimane forte in Europa il fabbisogno di impianti di depurazione delle acque reflue

Il 71% della popolazione mondiale (5,2 miliardi di persone) ha accesso a fonti di acqua potabile di qualità mentre ancora in ampie zone dell’Africa e in alcune nazioni asiatiche questo obiettivo non è raggiunto (fonte: World Health Organization, Progress on drinking water, sanitation and hygiene, 2017)

Mentre nei paesi in via di sviluppo l’attenzione è concentrata sullo sviluppo di sistemi idrici sicuri, nei paesi più sviluppati la disponibilità dei servizi idrici è migliore. Il rapporto Eurostat sull’ambiente mostra che la disponibilità di acqua nei paesi europei è a un buon livello. La maggioranza della popolazione europea è collegata a reti di acquedotto con proporzioni vicine al 100% in molti paesi e l’utilizzo della risorsa idrica appare sostenibile nel lungo periodo in gran parte degli stessi. Rimane invece di forte attualità la necessità di rendere operativi impianti di depurazione in grado di restituire all’ambiente le acque reflue. La percentuale di cittadini collegata a impianti di depurazione delle acque è inferiore all’80% del totale in 11 dei 28 paesi europei (Fonte: Eurostat Energy, transport and environment indicators 2017). Valutando la percentuale di acque reflue trattate rispetto al totale la media italiana al 2015 si attesta a 89,9%, con le situazioni peggiori nelle regioni del sud Italia come il 68,5% della Sicilia o il 76,9% della Calabria (fonte: ISPRA).

Ammontano a oltre 450 milioni di euro le sanzioni in arrivo inflitte all’Italia dalla Corte di Giustizia Europea nel 2012 e nel 2014 per il mancato adeguamento di reti e impianti fognari e depurativi (Fonte: REF Ricerche - Un anno di acqua in pillole, 2018). Le sanzioni riguardano comuni delle regioni Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta e Veneto. Nessuna sanzione riguarda i territori serviti da Hera nel territorio dell’Emilia-Romagna.

Il 2017 è stato un anno più caldo e siccitoso del normale

L’aumento dei consumi idrici, l’inquinamento, la scomparsa degli habitat e il cambiamento climatico mettono in pericolo le riserve di acqua dolce, compromettendo gli ecosistemi naturali, con conseguenze negative per la salute e la sicurezza dell’uomo. La siccità è causa di migrazioni e conflitti armati, con ripercussioni economico e sociali non solo nei Paesi direttamente interessati. L’utilizzo eccessivo di acqua diventa una minaccia per le industrie energetiche e alimentari.

In Emilia Romagna si è verificata una siccità prolungata da ottobre 2016 a settembre 2017 che ha portato al riconoscimento dello stato di emergenza per tutto il territorio regionale nel settembre 2017. Il fiume Po a Pontelagoscuro ha avuto una portata media inferiore di circa il 40% rispetto alla media 2001-2016. Il 2017 è stato un anno più caldo e siccitoso del normale, con temperature massime superiori di 2,8 gradi e precipitazioni più basse del 24% rispetto alla media 1961-1990 (Fonte: Arpae, Rapporto Idrometeoclima 2017).

Senza interventi, al 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesci

Al consumo di acqua sono collegate anche implicazioni ambientali che stanno sempre di più mostrando i loro effetti.

Secondo la Fondazione Ellen MacArthur, senza adeguati interventi, al 2025 nei nostri oceani ci sarà 1 tonnellata di plastica per ogni 3 tonnellate di pesci e al 2050 ci sarà addirittura più plastica (in peso) che pesci (Fonte: Ellen MacArthur Foundation, The new plastic economy, 2016).

Molta di questa plastica proviene dalle 480 miliardi di bottiglie di plastica vendute nel mondo, oltre 900.000 al minuto, di cui meno del 50% raccolte per il riciclo. Una cifra in crescita del 60% rispetto a 10 anni fa e che ci si aspetta in ulteriore crescita del 20% nei prossimi 5 anni (Fonte: Euromonitor International’s global packaging trends report, 2015).

A fronte dell’aumento della produzione di plastica, in particolare per la produzione di imballaggi, tra cui le bottiglie per l’acqua minerale, i sistemi di riuso e riciclo non hanno visto gli stessi tassi di crescita. In questo contesto, una transizione verso un’economia circolare nel settore della plastica si dimostra una rilevante opportunità di risparmio che può permettere di disaccoppiare la produzione della plastica dal consumo di combustibili fossili.

Le aziende imbottigliatrici di circa 16 miliardi di litri di acqua minerale all’anno in Italia pagano solo 1,2 euro ogni 1.000 litri, praticamente un millesimo di euro per litro imbottigliato, come canoni di concessione contando così di un elevato plusvalore di vendita e di margini di profitto elevatissimi a fronte di impatti ambientali rilevanti e non più sostenibili. I costi delle concessioni sono pari allo 0,68% del fatturato del settore dell’imbottigliamento delle acque minerali pari, 2,4 miliardi di euro. Si tratta in totale di 265 concessioni (di durata per lo più trentennale) rilasciate a 194 concessionari e che occupano oltre 300 kmq di territorio (Fonte: MEF, Concessioni acque minerali e termali).

Il costo medio dell'acqua è molto diversificato e in Italia tra i più bassi d'Europa

Un ulteriore tema che desta sempre molto interesse e sul quale sono presenti diversi punti di vista riguarda le tariffe. Il costo dell'acqua dipende dalle caratteristiche territoriali, come ad esempio la facilità di accesso ed estrazione dell'acqua, la qualità dell'acqua estratta e quindi la complessità delle attività di potabilizzazione e lo stato di impianti e reti, di pubblica proprietà. Una ricerca svolta dall'International Water Association nel 2015 rileva però una differenza molto marcata tra le tariffe applicate in 337 città di 130 paesi analizzati. Il confronto evidenzia come in Italia le tariffe siano tra le più basse d'Europa.
Secondo la relazione annuale 2018 di Arera, la spesa media per il servizio idrico in Italia è stata nel 2017 pari a 2,0 euro al metro cubo (per un consumo di 150 metri cubi all'anno). Tale spesa si compone di una quota fissa (10%), di una quota per il servizio acquedotto (39%), di una quota per il servizio depurazione (29%) e di una quota per il servizio fognatura (13%); il restante 9% è rappresentato dall'IVA.

 
Investimenti programmati (mln €)


Hera ha investito ogni anno 101 milioni di euro, con un flusso costante anche negli anni difficili della crisi

Dalla sua nascita il Gruppo Hera ha investito in media ogni anno 101 milioni di euro nel ciclo idrico (con un flusso costante anche negli anni difficili della crisi). Nel 2017 gli investimenti sono stati pari a 156,6 milioni di euro (+19% rispetto al 2016). In particolare, il 41% è stato investito nell’acquedotto, il 32% nella fognatura e il 27% nella depurazione.

Includendo i lavori realizzati o finanziati dalle società degli asset e da Romagna Acque, nel territorio servito da Hera sono stati effettuati nel 2017, 178,0 milioni di euro di investimenti, 49 euro pro capite rispetto a una media nazionale di investimenti pianificati per il 2016 pari a 37 euro per abitante (Fonte: Arera, Relazione annuale 2018) e contro una media europea di 80 euro. Gli investimenti pro capite più elevati si registrano in Danimarca (130 euro), nel Regno Unito (100 euro) e in Francia (90 euro) (Fonte: Federutility, Rapporto generale sulle acque 2020, 2014), dove il costo dell’acqua di rubinetto è però molto più alto rispetto all’Italia (6,75 ero per metro cubo in Danimarca, 3,89 nel REgno Unito, 3,60 in Francia e 1,36 in Italia) (Fonte: IWA; International statistics for water services, 2015).

La nuova regolazione sta portando a una ripresa degli investimenti

Ma le nuove condizioni di stabilità e programmabilità fanno notare una ripresa degli investimenti, almeno per quei gruppi che hanno dimensioni, conoscenze e capacità necessarie per realizzarli. Infatti, il metodo tariffario definito dall’Arera e relativo al secondo periodo regolatorio (anni 2016-2019) evidenzia una crescita degli investimenti programmati che passeranno a livello nazionale dai 2,2 miliardi di euro del 2016 a 3,0 miliardi nel 2019 (+33%).

Nel Gruppo Hera gli investimenti sono previsti in aumento del 24% al 2021 rispetto al 2017.

 

Nuove regole in Europa sull'acqua potabile

La nuova proposta della Commissione Europea di modifica della direttiva sulle acque potabili 98/83/EC

Il 1° febbraio 2018 la Commissione Europea ha pubblicato la proposta di modifica della direttiva 98/83/EC, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’acqua potabile e il suo accesso.

Quasi tutti i cittadini europei hanno già a disposizione acqua di rubinetto di elevata qualità, specialmente in confronto con altre regioni mondiali, grazie anche a più di 30 anni di legislazione europea sulla qualità dell’acqua di rubinetto; ciò nonostante ci sono ancora in Europa 4 milioni di persone potenzialmente a rischio sanitario di acqua.

La proposta della Commissione assicura che l’acqua destinata al consumo umano possa essere utilizzata in sicurezza, proteggendo la salute dei cittadini. I punti principali della proposta sono quelli di assicurare che l’acqua di rubinetto sia controllata attraverso standard basati sulle evidenze scientifiche più recenti possibile, di assicurare un sistema di monitoraggio efficiente ed efficace che contribuisca a migliorare la qualità dell’acqua e di fornire ai consumatori informazioni adeguate, appropriate e tempestive.

La proposta di modifica della direttiva 98/83/EC è stata inserita nel programma di lavoro per il 2017 della Commissione, come risposta all’iniziativa Right2Water promossa dai cittadini europei.

Gli obiettivi della proposta legislativa

  • migliorare l'accesso all'acqua per tutti
  • aggiornare gli standard di qualità dell’acqua potabile
  • aumentare la trasparenza per rendere consapevoli i consumatori

Una migliore qualità e trasparenza renderanno l'acqua di rubinetto più sicura. La fiducia nell'acqua di rubinetto aumenterà. Questo farà bene alla salute dei cittadini europei, al loro portafoglio e al pianeta.

La Commissione vuole assicurare che l’alta qualità dell’acqua di rubinetto sia mantenuta nel lungo periodo. La proposta di modifica della Direttiva migliorerà la qualità e la sicurezza dell’acqua aggiungendo sostanze nuove ed emergenti alla lista dei criteri utilizzati per determinare la sicurezza dell’acqua. Queste integrazioni tengono conto delle conoscenze scientifiche più recenti e delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Le nuove regole richiederanno agli Stati Membri di migliorare l’accesso per tutte le persone, specialmente per le categorie vulnerabili e per i gruppi marginalizzati che a oggi hanno accesso limitato all’acqua di rubinetto. Questo vuol dire installare sistemi per la distribuzione di acqua di rubinetto in spazi pubblici, organizzare campagne di informazione dei cittadini sulla qualità dell’acqua e incoraggiare le amministrazioni e chi gestisce edifici pubblici a facilitare l’accesso all’acqua di rubinetto.

Un’ulteriore importante modifica nella legislazione fornirà ai cittadini informazioni semplici e accessibili, anche on line, sulla qualità e sulla disponibilità di acqua di rubinetto nelle aree in cui vivono, migliorando così la fiducia nell’acqua di rubinetto.

La riduzione del consumo di acqua in bottiglia può aiutare le famiglie europee a risparmiare oltre 600 milioni di euro all’anno. Con l’aumento della fiducia nell’acqua di rubinetto, i cittadini possono anche contribuire a ridurre la produzione di rifiuti plastici e l’inquinamento marino.

Una migliore gestione dell’acqua di rubinetto da parte degli Stati Membri eviterà perdite di rete non necessarie e contribuirà a ridurre le emissioni di CO2.

Gli obiettivi misurabili

  • persone in Europa esposte a rischio sanitario da acqua potabile da 20 milioni (4% residenti UE) a 4,7-4,1 milioni (<1% residenti UE)
  • risparmio per i cittadini europei (consumo di acqua di rubinetto in sostituzione di quella in bottiglia) 600 milioni di euro all’anno
  • consumo di acqua in bottiglia in Europa -17% rispetto al 2015 (con riduzione dell’inquinamento da plastica e delle emissioni di CO2 di 1,2 milioni di tonnellate)

Con questa proposta la Commissione risponde:

  • all’Iniziativa “Right2Water”, firmata da 1,6 milioni di cittadini
  • agli “European Pillar od Social Rights”: diritto all’accesso a servizi essenziali (inclusa l’acqua) di buona qualità
  • all’Agenda ONU al 2030: Obiettivo 6, Acqua pulita e servizi igienico-sanitari
  • alla Plastic Strategy dell’Unione Europea: una migliore qualità dell’acqua potabile può produrre una riduzione del consumo di acqua in bottiglia
  • agli Accordi di Parigi sul cambiamento climatico: la riduzione del consumo di acqua in bottiglia può ridurre le emissioni di gas serra.

Il report In buone acque, pubblicato dal 2009, si inserisce pienamente in questo nuovo intervento legislativo della Commissione anticipando di 10 anni la richiesta europea di maggiore trasparenza sulla qualità dell’acqua di rubinetto al fine di accrescerne la fiducia da parte dei cittadini.