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Gas: motore invisibile del pianeta

Nel 2035 un quarto del fabbisogno energetico mondiale sarà soddisfatto dal gas. Già da oggi, l'impennata della domanda fa pensare che in pochi anni si eguaglierà quella del petrolio. Aumentano anche le riserve conosciute: ai ritmi attuali di consumo, tuttavia, potrebbero esaurirsi in 60 anni.

 

Gas: la risorsa “invisibile” che fa muovere il pianeta

 
Una centrale di compressione di Snam Rete gas (da Snamretegas.it)
Una centrale di compressione di Snam Rete gas (da Snamretegas.it)

Gas: nel 2035 soddisferà un quarto del fabbisogno energetico mondiale
In tutto il mondo nel 2011 sono stati consumati circa 3.300 miliardi di metri cubi di gas: circa il 2% in più rispetto al 2010. E le stime parlano di una crescita che si manterrà costante, tanto da rappresentare nel 2035 il 25% dei consumi energetici mondiali (oggi è circa il 21%). Secondo il World Energy Outlook 2012, redatto dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea), nei prossimi 20 anni la domanda di gas sarà l’unica ad aumentare senza sosta, di circa il 50% in più, sfiorando quella del petrolio e sorpassando quella di carbone, attestandosi sui 5mila miliardi di mc (circa 4,2 miliardi ti tonnellate equivalenti di petrolio). Attualmente il gas supera di poco i 2,7 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio, mentre il greggio è già oltre i 4 miliardi. Quindi, tra pochi lustri, è come se al mondo si aggiungesse un’altra grande nazione come gli Stati Uniti e con gli stessi livelli di consumi. Tra i motivi che stanno spingendo il mondo alla corsa verso il mercato del gas, c’è anche la crescente insicurezza sul nucleare e le nuove scoperte di riserve fatte negli ultimi tempi. Ma a tirare di più saranno i cosiddetti paesi “energivori”: la domanda della Cina, per esempio, nel 2010 era al livello della Germania, ma da qui ai prossimi 12 anni potrebbe raggiungere senza problemi i fabbisogni di tutta l’Europa.

Asia e Medio Oriente trainano i consumi, cala la domanda in Europa
A trainare la crescita dei consumi di gas sarà dunque l’Asia e i paesi che continueranno sulla via del massiccio sviluppo industriale. Secondo l’ultimo rapporto stilato da Eni, Pechino ha registrato nel 2011 un +24% sul 2010, insieme a Taiwan (+10%) e zone emergenti come il Medio Oriente, con Yemen (+23,7%), Qatar (+17,5%) e Kuwait (+12%) a segnare gli aumenti maggiori. Sul mercato asiatico pesa molto l’impennata dei consumi in Giappone: dopo il terremoto del 2011 e la conseguente chiusura della centrale nucleare di Fukushima, Tokyo ha infatti aumentato l’import di gas, come fonte energetica primaria alternativa all’atomo.

L’Europa registra invece una profonda flessione nei consumi di gas, legata soprattutto alla difficile congiuntura economica: tutta l’area Ue, infatti, segna un -10,8%, complice anche un inverno mediamente più mite dell’anno precedente. Tra i paesi in cui si è consumato meno, la Grecia (-22,2%), la Francia (-21,7%) e il Regno Unito (-20,09%). L’Italia si attesta sui 76,12 miliardi di metri cubi di gas naturale per il 2012, registrando una flessione nei consumi del 6,2%.

 

Gas naturale: una ricchezza che arriva dal sottosuolo
Il gas naturale è prodotto dalla decomposizione anaerobica di materiale organico. E’ un combustibile fossile, come il petrolio e il carbone, e si trova in giacimenti naturali nel sottosuolo. Viene però anche prodotto dai processi di decomposizione correnti, nelle paludi (in questo caso viene chiamato anche gas di palude), nelle discariche, durante la digestione negli animali e in altri processi naturali. Una volta estratto, viene stoccato e poi distribuito attraverso i gasdotti: nella fase di lavorazione, viene depurato da anidride carbonica e azoto, lasciando soprattutto metano. Miscelato con l’aria, è infiammabile e può così avere diversi utilizzi: nei fornelli per cucinare, nelle caldaie per scaldare gli ambienti, nelle centrali per produrre energia elettrica e come carburante nei veicoli.

Russia, Iran e Qatar: ecco dove si trova il gas
Il paese che, nel mondo, ha le maggiori disponibilità di gas è la Russia: nel 2011 le sue riserve ammontano a 46mila miliardi di metri cubi. Ingenti quantità si trovano anche in Iran e in Qatar, al secondo e al terzo posto della classifica dei paesi detentori di riserve. Da sole, queste tre nazioni possiedono circa il 44% delle disponibilità mondiali, che oggi si attestano sui 196mila miliardi di metri cubi. Solo il 3% di queste si trova in Europa. Al ritmo dei consumi attuali e con le riserve ad oggi conosciute,  Eni stima che le disponibilità di gas nel mondo si esaurirebbe nel giro di 60 anni.
Per riserve si intendono le quantità attualmente conosciute e che possono essere estratte attraverso le potenzialità tecnologiche odierne: non sono equivalenti, dunque, alla totale disponibilità presente in natura, visto che molti giacimenti sono ancora sconosciuti e che molti si trovano in punti in cui l’estrazione è impraticabile, soprattutto per via degli alti costi.

I paesi produttori: il dominio di Stati Uniti e Russia
Secondo i recenti dati di British Petroleum, nel 2011 la produzione globale è cresciuta del 3,1%: un incremento legato al record degli Stati Uniti che, con nuove scoperte di giacimenti e tecniche all’avanguardia nell’estrazione di gas non convenzionali, ha registrato solo l’anno scorso un’impennata di produzione (+7,1%). Un fatto che ha fatto rapidamente scendere i prezzi del gas, pagato oggi in Europa e Asia in media da quattro a sei volte di più rispetto al mercato americano. Gli americani si confermano così i primi produttori al mondo con 651 mila miliardi di metri cubi, seguiti dalla Russia (607 mila miliardi). In forte crescita anche la produzione in Turkmenistan (+40%), dove nuove risorse sono state scoperte, mentre avvenimenti come la guerra legata alla primavera araba hanno fatto segnare grossi cali in Libia (-75,6%), in recupero solo da quest’anno.
L’Europa registra dei cali anche sul fronte della produzione: si tratta della contrazione più forte di sempre (-11,4%) e, secondo BP, è legata a un mix di cause tra cui l’assestamento del settore e i minori consumi.

GNL e gas non convenzionali: la prossima frontiera
Per il futuro, gli avanzamenti tecnologici stanno aprendo nuove possibilità nel mondo del gas. Grazie alla liquefazione, per esempio, il gas (che in questo modo diventa gas naturale liquefatto, GNL) può essere reso trasportabile in maniera più semplice: il suo volume si riduce di circa 600 volte. Una volta arrivato a destinazione, il gas torna al suo stato originale attraverso i rigassificatori e viene poi immesso nella rete. Questo ha reso possibile il trasporto via mare, attraverso navi particolari che costituiscono una valida alternativa ai metanodotti, e consentono di  diversificare ulteriormente le fonti di approvvigionamento. Si stima che il GNL diventerà sempre più importante, visto che ingenti scoperte di gas sono state fatte in paesi lontani dalle reti di gasdotti dei maggiori paesi consumatori.
Altra nuova frontiera sarà l’utilizzo dei cosiddetti  gas "non convenzionali" - come lo shale gas (link a glossario 6), estratto da rocce argillose – che arriveranno a soddisfare una quota di domanda sempre maggiore. Come spiega l’Enea, l’industria dello shale gas ha avuto un boom eccezionale, con un aumento di produzione di circa il 45% all’anno tra il 2005 e il 2010, negli Stati Uniti, , dove grazie alle nuove tecniche sono state fatte negli ultimi tempi scoperte eccezionali. L’estrazione di questo gas, che avviene attraverso la frantumazione di rocce profonde e il pompaggio ad altissima pressione di una miscela di acqua sabbia e sostanze chimiche, sembra essere molto impattante e sull’ambiente, inquinando le falde e rendendo improduttivi i terreni. La stessa Iea ha già caldeggiato una presa di coscienza sul tema, pubblicando negli scorsi giorni il report “Golden rules for a golden age of gas”, un documento su come rendere più sostenibile lo sfruttamento di questa risorsa.