La gestione delle acque reflue sta vivendo una profonda trasformazione: attraverso sistemi depurativi sempre più resilienti e tecnologie che ne permettono il riuso, il servizio idrico integrato evolve verso un modello circolare.
Le acque reflue sono quelle che derivano dall’utilizzo idrico in ambito domestico, agricolo e industriale. Prima di essere reimmesse nell’ambiente, devono essere sottoposte a trattamenti di depurazione che ne rimuovono le componenti inquinanti, tra cui la frazione solida comunemente nota come fango.
All’interno del servizio idrico integrato, il sistema di fognatura e depurazione svolge un ruolo centrale nel garantire la qualità ambientale e la sicurezza sanitaria. La sua resilienza — ovvero la capacità di adattarsi e funzionare efficacemente anche in condizioni critiche — è oggi un requisito fondamentale per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dalla crescente pressione sulle risorse idriche.
In questo contesto, l’evoluzione della gestione delle acque reflue punta a consolidare un modello sostenibile, basato sulla riduzione dei consumi, sul riuso delle acque depurate e sull’efficienza energetica dei processi. Un approccio che trasforma gli scarichi in opportunità, valorizzando ogni fase del ciclo dell’acqua.
Il riuso delle acque reflue depurate
Il Gruppo Hera è impegnato in investimenti costanti per rafforzare la resilienza del sistema fognario-depurativo, anche in risposta ai fenomeni meteoclimatici estremi.
La multiutility attua azioni concrete per ridurre i consumi idrici, offrendo ai clienti strumenti di autoverifica e intervenendo direttamente nella gestione delle proprie attività. Hera promuove il riuso agricolo e industriale attraverso accordi con enti e imprese locali, accompagnati da rigorosi protocolli di analisi per garantirne la qualità. Sul fronte della gestione dei fanghi, l’impegno è rivolto alla riduzione dello smaltimento in discarica e alla valorizzazione tramite soluzioni innovative di riutilizzo.
Grazie al riuso delle acque depurate, ogni anno si risparmiano circa tre milioni di metri cubi di acqua potabile.
Alghe e biostimolanti: una nuova frontiera per l’agricoltura
A San Cesario sul Panaro, in provincia di Modena, Hera ha realizzato un impianto pilota per la coltivazione di alghe da trasformare in biomassa destinata al settore agronomico. Il progetto consente di ridurre le concentrazioni di azoto e fosforo nelle diverse fasi di depurazione, come previsto dalla normativa, e di riutilizzare questi elementi per la crescita delle alghe. La biomassa generata può essere trasformata in biostimolante naturale, dando vita a un perfetto esempio di economia circolare. L’iniziativa è in collaborazione con l’Università di Bologna, attraverso un dottorato di ricerca finanziato da Hera con fondi PNRR, e con il contributo di esperti europei in materia di biostimolanti. L’impianto pilota rappresenta una tecnologia apripista nel settore dei depuratori urbani.
Tecnologia applicata al depuratore di San Cesario
L’impianto pilota si presenta come una serra di 90 metri quadrati, installata nel perimetro del depuratore di San Cesario, infrastruttura con una portata annua di 600 mila metri cubi e idonea a ospitare la nuova tecnologia grazie alla presenza di ampi spazi.
Nella serra, posizionata vicino alla derivazione dei reflui in ingresso, trovano posto sofisticati macchinari e attrezzature: un componente impiantistico per lo stoccaggio e la preparazione della coltura, una vasca e un fotobioreattore verticale per la coltivazione delle alghe, un separatore centrifugo per la raccolta della biomassa e un laboratorio da campo. Qui, personale di Biosyntex, azienda di Imola specializzata nella selezione di ceppi algali e nella realizzazione di impianti pilota, isola dai campioni di acque reflue i ceppi idonei per la crescita in piccola scala di alghe dal cui successivo trattamento è prodotto il biostimolante, che potrà trovare importanti impieghi nel settore agronomico.
Prototipi per l’irrigazione e la fertilizzazione
Un altro esempio di riutilizzo delle acque reflue in agricoltura è il progetto sviluppato in collaborazione con ENEA, Università di Bologna e Irritec: un prototipo tecnologicamente avanzato che permette di depurare le acque reflue per utilizzarle nelle fasi di irrigazione e fertilizzazione dei campi coltivati. Il progetto, che rientra nell’ambito dell’economia circolare, consente non solo di riutilizzare l’acqua ma anche di ridurre l’utilizzo di concimi chimici, rendendo la filiera depurativa ancora più sostenibile. Ma, oltre a dare nuova vita alle acque reflue, possiamo rendere circolare anche il ciclo di vita dei fanghi, riducendone il quantitativo da smaltire?
Sì, è possibile, grazie all'idrolisi a ultrasuoni, un sistema già installato nel depuratore di Forlì.
Dai piccoli centri urbani, grandi passi per la salvaguardia dell'ambiente
Il Gruppo sta realizzando diversi interventi per potenziare e adeguare i depuratori gestiti, tra questi: l’ampliamento del depuratore di Ca’ Nordio (Pd), che permetterà il potenziamento dell’intero sistema fognario-depurativo di Padova anche in condizioni di criticità metereologica e finalizzato all’ottimizzazione della capacità depurativa; il revamping del digestore anaerobico del depuratore Gramicia di Ferrara (Fe), per una migliore gestione dei fanghi; il potenziamento del depuratore di Calcinelli (Pu).
Inoltre, nel Ferrarese sono numerosi gli interventi già portati a termine o in via di realizzazione per adeguare gli scarichi di piccole località non ancora collegate ai depuratori. Ne sono un esempio l’intervento di adeguamento degli scarichi delle acque reflue di Cona, con due nuovi impianti di sollevamento e una nuova rete fognaria lunga circa 900 metri, e quello di Quartiere, le cui acque miste confluiscono al depuratore di Portomaggiore attraverso una nuova rete fognaria di oltre due chilometri, per essere reimmesse nell’ambiente dopo il trattamento di depurazione.