Hera: nuova luce per il gasometro di Bologna
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Un gioco di luci studiato per valorizzare il piccolo gioiello di architettura industriale nel cuore della città, all'interno della sede della multiutility.
Nasce nel 1930 e caratterizza da quasi un secolo lo skyline di Bologna: è il gasometro, una struttura imponente che, dopo un lungo periodo di restauro voluto da Hera, la multiutility ha in questi giorni deciso di valorizzare ulteriormente con un gioco di luci.
L'illuminazione serale, si accende al tramonto e si spegne a mezzanotte, ottenuta con l'installazione di lampade a led, è caratterizzata dai tre colori del logo aziendale. L'intervento è "made in Hera", perché progettazione e realizzazione sono stati portati avanti da Hera Luce, la società del Gruppo che si occupa di illuminazione pubblica.
Il gasometro è collocato all'interno della sede di Hera a Bologna, in viale Berti Pichat, storicamente comparto dell' "Officina del gas", area coinvolta in un intenso progetto di riqualificazione, durato sei anni e appena terminato. La ristrutturazione della sede di Hera ha quindi rappresentato anche un importante lavoro di recupero del patrimonio storico industriale di tutta la città.
La nuova illuminazione
Per evidenziare l'ossatura portante verticale della costruzione, sia alla base che sui ballatoi al primo e secondo piano sono state poste 16 lampade led da 27 W ciascuna, a luce bianco calda; sul ballatoio del terzo piano sono stati invece collocati 48apparecchi di illuminazione di ultima generazione con colore modulabile , che da ogni lato del gasometro insistono sulla finestra posta all'ultimo piano. In cima, 16 proiettori led sempre con luce a colore modulabile sono disposti lungo il perimetro della copertura per evidenziare la torretta sulla sommità. L'intervento complessivo impegna una potenza inferiore ai 3 kW, la stessa di u n'abitazione a uso civile.
Un po' di storia
Il gasometro entrò in funzione a Bologna nel 1930 ed era in grado di stoccare 30mila metri cubi di gas. La sua realizzazione fu necessaria per incrementare la capacità complessiva della città di Bologna, allora insufficiente in virtù del continuo sviluppo dell'erogazione del gas, gas che allora si otteneva con la distillazione del carbon fossile, che veniva poi stoccato in gasometri e distribuito alla città attraverso una rete di tubature sotterranee.
Il tipo di costruzione scelto fu quello detto "a secco", largamente diffuso all'estero ma ancora non sperimentato in Italia. L'involucro di forma prismatica con 16 facce, in lamiera, poggia su una base in calcestruzzo di cemento, il tetto è in ferro con cupola d'areazione. Alto 52 metri con un diametro di 30, lo spazio occupato dal gas era limitato nella parte superiore da un grande diaframma metallico mobile che si adattava alla quantità di gas contenuta e scorreva lungo le pareti interne, completamente lisce. All'esterno tre passerelle sono collegate tra loro da una scala che ruota attorno alla costruzione.
Due indicatori di volume esterni segnavano la quantità di gas immagazzinata, con un indice che scorreva lungo una scala graduata, comandato, mediante contrappeso, dal disco mobile interno. Come complemento al gasometro, fu realizzata anche una nuova tubazione di 2.700 metri che si allacciava alle reti preesistenti alle Porte Lame e Saffi. Il nuovo gasometro andava così ad alimentare la zona bassa di Bologna dove si verificavano le maggiori carenza di pressione all'ora di mezzogiorno. L'ultimo alto forno per la distillazione dal carbone fu spento il 7 ottobre 1960 e, per qualche anno, furono usati i gasometri per lo stoccaggio del nuovo gas metano. La città, infatti, cominciava ad essere allacciata alle condotte gas, prima tra i grandi centri urbani a metanizzare tutta la rete, e grandi cambiamenti tecnologici erano alla porte. Ben presto si vide che i gasometri non erano più adatti a queste nuove funzioni, anche per via delle caratteristiche del "nuovo" gas. Negli anni '70, dunque, si provvede a costruire nuovi impianti di stoccaggio e il gasometro venne dismesso.
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Si sono conclusi, a cura del Gruppo Hera, i lavori di rinnovo della rete acquedottistica nella frazione ferrarese. La nuova adduttrice in uscita dal potabilizzatore è strategica per l’affidabilità dell’intero sistema di distribuzione dell’acqua in città
Si sono conclusi nelle scorse settimane a Pontelagoscuro, in via Savonuzzi, i lavori di rinnovo della rete idrica che serve la frazione di Ferrara e i territori limitrofi. E’ entrata infatti in servizio la nuova condotta in uscita dal potabilizzatore, lunga circa 700 metri, che risolve le criticità che si erano verificate negli anni scorsi.
L’ intervento strutturale, per un investimento di circa 400 mila euro finanziati da fondi PNRR, ha una rilevanza strategica per la rete idrica ferrarese poiché permette di incrementare l’affidabilità dell’intero sistema acquedottistico cittadino.
Oltre alla nuova adduttrice con relativi allacciamenti, collegata al sistema principale di distribuzione dell’acqua potabile, sono stati installati nuovi gruppi di valvole di intercettazione e manovra in corrispondenza di ogni incrocio, che permettono una ulteriore distrettualizzazione della rete. Ciò permette di garantire, anche in caso di guasto, una gestione più efficiente del servizio, con minore impatto sulle utenze. Sarà infine ripristinato, nel rispetto dei tempi tecnici, il manto stradale in via Savonuzzi.
“La conclusione dei lavori della nuova condotta idrica in via Savonuzzi a Pontelagoscuro, risponde all’esigenza di garantire servizi affidabili e di qualità per tutti i ferraresi – afferma il Vicesindaco Alessandro Balboni –. Interventi come questo permettono di dare risposte concrete ai cittadini e confermano l’impegno dell’Amministrazione nel migliorare l’efficienza dei servizi e delle infrastrutture sul territorio comunale.”
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HERA SPA
Viale Carlo Berti Pichat nr. 2/4 - 40127
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