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Dalla Corporate Governance alla Territorial Governance

Investor News

29/07/2026

Risultati Finanziari 1H2026

Storie

Dalla Corporate Governance alla Territorial Governance

Come le relazioni con i soci pubblici generano valore per Hera e per i territori in cui opera. Riprendiamo le fila della conversazione che avevamo avuto nella newsletter del marzo scorso con l’ingegner Roberto Gasparetto, a capo della Direzione Centrale per i Rapporti con Enti Locali del Gruppo Hera, con l’intento di approfondire i risultati emersi dalla recente indagine condotta tra gli Amministratori Locali e le indicazioni derivanti da un evoluto modello di what-if analysis: input di grande peso nel processo di Pianificazione Strategica di Gruppo.

Roberto Gasparetto

Negli ultimi anni Hera ha investito molto nel rafforzamento delle relazioni con i territori. Perché questo tema assume oggi una rilevanza strategica?

Per una multiutility come Hera, il tradizionale concetto di Corporate Governance può assumere una dimensione più ampia, che possiamo definire in termini di Territorial Governance. Operiamo, infatti, all'interno di un ecosistema composto da Comuni, cittadini, imprese, enti regolatori e soggetti sociali. I nostri soci pubblici non sono soltanto azionisti istituzionali: rappresentano le comunità locali nelle quali realizziamo investimenti, gestiamo infrastrutture e generiamo servizi essenziali.

In questa chiave, la relazione con i
territori rappresenta una componente
strutturale della nostra capacità di creare
valore sostenibile nel lungo periodo.


La Territorial Governance ci permette di arricchire la Corporate Governance nel momento in cui riconosciamo che la creazione di valore non dipende esclusivamente dalle scelte aziendali ma anche dalla nostra capacità di costruire e coltivare un dialogo continuo con i soggetti che rappresentano il territorio: in una proficua relazione con le istituzioni locali riusciamo infatti a creare strumenti di ascolto e di coprogettazione, che portano a un efficace allineamento della nostra strategia di investimento con le esigenze dei Comuni in cui operiamo.

Quando questa relazione funziona bene,
non solo rafforza la qualità delle nostre
decisioni di investimento, ma favorisce anche
la nascita di nuove opportunità di business.


Come si collega questo approccio alla creazione di valore pubblico?

Siamo profondamente consapevoli del fatto che gli investimenti che realizziamo nei nostri asset – che si tratti di reti, di impianti o di nuovi servizi – hanno impatti che vanno oltre il Bilancio di Hera: di fatto, aumentiamo la resilienza dei territori in cui siamo presenti, miglioriamo la qualità dell’ambiente, sosteniamo la competitività delle imprese locali e contribuiamo al benessere delle persone.
Possiamo affermare che Hera è parte integrante della value chain del territorio e viceversa. . La competitività di un territorio dipende anche dalla qualità delle infrastrutture energetiche, ambientali e idriche che lo servono. Allo stesso modo la capacità di Hera di creare valore dipende dalla vitalità economica e sociale delle comunità locali.
Questa interdipendenza genera una responsabilità particolare. Non siamo semplicemente fornitori di servizi; siamo un attore che contribuisce alla capacità del territorio di attrarre investimenti, favorire lo sviluppo delle imprese, affrontare la transizione ecologica e costruire resilienza.
Attraverso le continue interazioni con le istituzioni locali intercettiamo le nuove esigenze, orientando così la pianificazione verso obiettivi condivisi, con un evidente vantaggio in termini di controllo dei rischi.

In questo senso la relazione con i territori
è essa stessa un generatore di valore pubblico.


Lei parla spesso di Hera come "fabbrica diffusa". Cosa intende?

A differenza di molte realtà industriali concentrate in un unico sito produttivo, Hera è una grande fabbrica diffusa sul territorio. Le nostre reti, gli impianti, i cantieri, i centri operativi e le persone che lavorano ogni giorno nelle comunità locali rappresentano un sistema produttivo distribuito, capace di generare valore in modo capillare.
Questa peculiarità rende ancora più importante la qualità delle relazioni con gli stakeholder locali. La prossimità ai territori non è soltanto un elemento organizzativo: è una componente identitaria del nostro modello industriale.

Nella scorsa intervista ci aveva anticipato che stavate realizzando per la prima volta un’attività di ascolto delle amministrazioni locali. Quali sono le principali evidenze che ha prodotto?

La survey, condotta direttamente dalle nostre persone, ha visto un tasso di adesione molto elevato, considerata l’ampiezza dei territori su cui siamo presenti e il numero dei Comuni che serviamo: circa il 90% dei sindaci ha infatti partecipato. L’indagine ci ha inoltre fornito riscontri molto positivi: gli intervistati hanno dichiarato di sentire Hera molto vicina, per l’attività svolta sul territorio, e di apprezzarne il management per il livello di qualificazione professionale.
Abbiamo anche ricevuto la sollecitazione a intensificare lo sforzo sul fronte dell’innovazione – un ambito in cui Hera già molto investe e produce, ma che dobbiamo, evidentemente, comunicare in modo più chiaro, dal momento che molte delle nostre innovazioni non hanno grande visibilità: spesso, infatti, consistono nella gestione sempre più “intelligente” delle infrastrutture di rete e degli impianti di smaltimento dei rifiuti.
Uno dei temi su cui i Comuni sono risultati più sensibili, inoltre, è quello dell’energia, per l’impatto che ha in termini di costi, insieme alle preoccupazioni sui possibili impatti del cambiamento climatico.

Quali sono le loro aspettative nei vostri confronti?

Dall’indagine è risultato che i territori
pongono su di noi aspettative importanti.


Desiderano realizzare con noi partnership sempre più strette nello sviluppo di nuove infrastrutture e si aspettano di vedere una sempre maggiore qualità dei servizi, in particolare nell’ambito della gestione dei rifiuti.

Questo cosa comporterà per voi?

Per Hera, in realtà, si tratta di proseguire lungo una strada già imboccata, con risposte già fornite ai territori attraverso il significativo aumento degli investimenti negli ultimi due-tre anni.

Dalla survey è emersa infine l’aspettativa
che Hera mantenga gli impegni presi nel Piano Industriale,
continuando a dimostrare affidabilità.


Ripeterete questa attività di ascolto degli stakeholder locali anche in futuro?

Certamente. L’intento è quello di realizzare la survey con cadenza biennale e di approfondire temi specifici anche a livello infra-annuale. Avremo così un processo sistematico di ascolto che si tradurrà in continui input per la Pianificazione Strategica.
A valle della realizzazione degli investimenti e delle nuove iniziative intraprese in linea con il Piano Industriale, andremo a misurare gli effetti prodotti dalla relazione con il territorio attraverso un sistema strutturato di KPI e di analisi di scenari.

Quali sono i sistemi di misurazione che avete a disposizione?

Nonostante le relazioni con il territorio siano un patrimonio intangibile di Hera, abbiamo compiuto uno sforzo per misurarne gli effetti tangibili nel modo più rigoroso possibile.
Abbiamo costruito sistemi di KPI molto articolati, che abbiamo declinato in modo specifico per ogni business del nostro portafoglio multiutility e per ogni tipologia di territorio - da quelli urbani, che ci aspettiamo vedano un aumento della popolazione, ai distretti produttivi, fino alle aree a rischio di spopolamento. Abbiamo poi applicato i nuovi modelli di what-if analysis che abbiamo messo a punto.
Grazie a queste analisi oggi possiamo valutare quale contributo la relazione istituzionale abbia apportato alla qualità delle decisioni, al livello di condivisione dei progetti, alla rapidità dei processi autorizzativi, alla reputazione aziendale e alla capacità stessa di realizzare investimenti efficaci, con il vantaggio di abbassare conseguentemente il profilo di rischio nei business di Hera.

In queste analisi non ci limitiamo
a misurare l’effetto dell'attività svolta, ma
quantifichiamo il valore generato per l'azienda e per i territori.


Quali sono le evidenze più interessanti emerse dai modelli di what-if analyis?

La domanda fondamentale che ci siamo posti è: come sarebbe stata l'azione del Gruppo in assenza di una relazione strutturata con il territorio?
Le analisi condotte hanno indicato che avremmo avuto una minore capacità di anticipare i bisogni delle comunità e una limitata condivisione delle priorità di investimento, con il probabile effetto di incontrare maggiori difficoltà nella gestione dei cambiamenti, di avere percorsi meno spediti nelle procedure autorizzative e una ridotta possibilità di valorizzare gli impatti generati.
Su molti progetti, senza comprensione delle esigenze e dei tempi del territorio, o senza avere canali di dialogo già aperti, ci saremmo trovati davanti a importanti difficoltà tali da pregiudicare talvolta gli investimenti più importanti.

Quello che è emerso in modo
inequivocabile è che la gestione attiva della
relazione non elimina la complessità, ma consente di governarla.


È dunque un fattore abilitante che rende più efficace e più sostenibile l'azione industriale.

Gli ulteriori elementi che ci ha fornito confermano dunque che la relazione con i soci pubblici e con le istituzioni locali non rappresenta un costo di contesto, ma un investimento strategico per Hera…

È proprio così: la nostra capacità di creare valore per gli azionisti, come multiutility, è strettamente connessa alla capacità di generare valore per i territori.
È in questo equilibrio che si realizza la nostra idea di Territorial Governance. Questa formulazione, a mio avviso, parla bene sia agli investitori sia agli amministratori pubblici perché lega governance, misurazione del valore, sostenibilità e ritorno industriale, in un'unica narrativa.

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