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Hera torna a trattare sui massimi storici
investitori
30/07/2025
Risultati Finanziari 1H 2025
Titolo Hera
A inizio giugno 2025 il prezzo del titolo Hera ha conquistato un massimo a 4,4 euro, al picco di un movimento al rialzo di ampio respiro (+29,7% rispetto a fine 2024).
Questo apprezzamento da parte del mercato ha riflesso un atteggiamento di maggior favore in generale verso i titoli utilities, che offrono visibili prospettive di crescita di lungo termine a fronte di multipli attraenti. Nello specifico, il forte rialzo ha premiato anche le caratteristiche di qualità e resilienza dei fondamentali di Hera, frutto di un collaudato modello di business e di una chiara strategia, realizzata con coerenza anche attraverso scenari imprevedibili e sfidanti.
Hera è tornata perciò, al 2 giugno, a trattare a 13,7 volte gli utili stimati per il 2025, contro le 11,6 volte cui trattava a inizio anno. La correzione delle ultime settimane, con prese di profitto che hanno fatto seguito all’intenso rally - in coincidenza con un ritrovato appetito per il rischio che ha spostato altrove l’interesse degli investitori - ha riportato le azioni Hera su un livello di Price/Earnings di circa 12 volte: esistono dunque chiari spazi per tornare a trattare su livelli di multipli più elevati, alla luce di un quadro prospettico ampiamente confermato dai risultati semestrali e al permanere dei visibili driver di lungo termine.
Approfondiamo questi aspetti parlandone con Jens Klint Hansen, direttore responsabile delle Investor Relations del Gruppo Hera.

Quale lettura possiamo dare all’evoluzione del titolo Hera in questa prima parte del 2025?
Il titolo ha toccato un massimo a 4,4 euro il 2 giugno scorso, di fatto recuperando per la prima volta il livello del precedente picco storico del febbraio 2020: un rally che fa segnare un rialzo del 30% circa rispetto ai 3,4 euro di fine 2024, sostenuto da significativi volumi. In un momento di elevata incertezza, con interpretazioni contrastanti in merito alle ricadute delle tensioni geopolitiche e commerciali sulle variabili macroeconomiche, si è dunque verificato quello che prevedevamo: gli investitori hanno operato un reshuffling dei portafogli e sono tornati a vedere aspetti attraenti del settore delle utilities, premiando in particolare alcune eccellenze, tra cui Hera.
Quali sono gli aspetti che hanno spinto gli investitori a riposizionarsi sulle utilities nel 2025?
È un settore che in generale beneficia dei tassi bassi, sia perché i rendimenti obbligazionari in forte discesa rendono attraenti i dividend yield che le utilities possono offrire, sia per le valutazioni più elevate che risultano nei Discounted Cash Flow models dall’applicazione di un minore costo del capitale. Non solo: le utilities sono un settore con visibili prospettive di crescita di lungo termine, grazie ai significativi capex che stanno dedicando alla realizzazione della transizione energetica. Questi investimenti, come nel caso di Hera, sono soprattutto concentrati nelle Reti regolate, che prospettano ritorni consentiti visibili. C’è forte consenso, soprattutto in Europa dove anche il sostegno politico alla transizione energetica rimane saldo, sul fatto che la domanda di elettrificazione sarà in forte crescita nei prossimi decenni: le utilities che hanno convincenti piani di investimento possono perciò contare su un driver di lungo termine che sosterrà la crescita degli utili.
In questo quadro molto favorevole per le prospettive di lungo termine, che cosa ha indotto gli investitori ad acquistare le utilities specificamente in questa fase?
In un contesto di massima incertezza, che ha reso difficile prevedere la domanda e la profittabilità in molte aree di business, dal lusso alle nuove tecnologie, le utilities sono apparse come un porto sicuro anche nel breve periodo, potendo contare peraltro su valutazioni borsistiche molto contenute, dato l’ampio sconto al quale trattavano rispetto ai livelli storici e rispetto al mercato in generale. Da queste considerazioni sui multipli sono poi scattati gli acquisti…
E quali sono i fattori che pensa abbiano fatto apprezzare il titolo Hera in particolare?
Credo che essenzialmente sia stata la nostra formula imprenditoriale, portata avanti con coerenza nel tempo, facendo leva su un equilibrato mix di attività in portafoglio. Questa gestione a basso profilo di rischio di una base di asset di qualità ha dimostrato di potere generare risultati di bilancio resilienti a fronte delle crisi sanitarie, energetiche e finanziarie che si sono succedute. Gli investitori hanno portato il titolo a 4,4 euro riconoscendo un premio per come Hera ha superato le varie fasi di turbolenza esterna, continuando a centrare gli obiettivi del Piano Industriale e a preservare fondamentali in piena salute.
Nelle ultime settimane il titolo ha stornato, tornando ad appoggiarsi leggermente sotto i 4 euro. Come giudica questo movimento?
Dopo l’intensa corsa al rialzo dei primi cinque mesi dell’anno, era fisiologico che si verificasse una correzione. Credo che nelle ultime settimane si sia in qualche misura ridotto il pessimismo sulla crescita globale rispetto a quanto si era temuto tra marzo e aprile: questo ha spinto gli investitori a tornare in modalità “risk-on”, prendendo profitto sulle utilities per riposizionarsi sui titoli legati ai temi dell’innovazione tecnologica e sui finanziari. Ritengo comunque che i driver di lungo termine del settore utilities rimangano solidi: questo consentirà di recuperare livelli di multipli più alti che sono del tutto raggiungibili anche a fronte di un maggiore appetito per il rischio. Basti pensare che in apertura d’anno, il 2 gennaio 2025, a un prezzo di 3,5 euro e sulla base delle stime di consensus, Hera trattava a un Price/Earnings di 11,6. Il 2 giugno scorso, in corrispondenza del massimo a 4,4 euro abbiamo toccato un multiplo di 13,7. Al momento siamo di nuovo trattati appena sopra 12 volte gli utili stimati dagli analisti per il 2025: rispetto alla media degli ultimi 15 anni, pari a 15,5 volte gli utili, c’è ampio spazio per tornare a espandere i livelli di P/E.
Teniamo anche conto di un ultimo fattore: l’unico elemento che può in qualche maniera gettare un’ombra sulle prospettive degli utili del settore delle utilities è quello di una futura normalizzazione dei prezzi del gas e del carbone sui livelli di lungo termine, che potrebbe portare a una compressione dei margini operativi per alcuni operatori molto esposti sulla generazione. Questo rischio non impatterebbe Hera, che ha una posizione neutrale rispetto ai prezzi delle materie prime energetiche.
Come vedono questi spazi potenziali gli analisti in copertura su Hera?
Dopo la pubblicazione dei risultati del primo trimestre 2025, il target price di consensus è ulteriormente migliorato, passando da 4,17 a 4,27 euro. Gli analisti si sono equamente divisi tra giudizi neutrali e raccomandazioni di acquisto: un assetto che si spiega anche considerando che il titolo negli ultimi mesi è arrivato a superare il target price medio. Ai livelli di prezzo più recenti, il target price di consensus è tornato a indicare potenziali spazi di rivalutazione di oltre il 10%: una fotografia che comunque non riflette ancora le conferme sui solidi fondamentali offerte dalla Semestrale, con una qualità sempre più strutturale dei fattori a traino della crescita e con un intatto potenziale di firepower finanziario, dato il contenuto livello di leverage.
| Broker | Rating | Prezzo target (€) |
| Banca Akros | Accumulate | 4,20 |
| Equita Sim | Hold | 4,00 |
| Intermonte | Neutral | 4,20 |
| Intesa Sanpaolo | Neutral | 4,30 |
| Kepler Cheuvreux | Buy | 4,40 |
| Mediobanca | Outperform | 4,50 |
| Media | 4,27 |

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