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Hera: un profilo borsistico che fa leva sull’affidabilità dei risultati
investitori
13/05/2026
Risultati Finanziari 1Q 2026
Titolo Hera
I numeri della prima Trimestrale confermano pienamente il profilo di Hera come società solida e credibile nel creare le premesse per una remunezione a doppia cifra dei propri azionisti, in termini di Total Shareholder Return.
L’impostazione del portafoglio di business multiutility e la strategia stessa, improntata a un attento presidio dei rischi, fanno di Hera un punto di riferimento sicuro per gli investitori che apprezzano i ritorni conseguiti nell’ambito di una gestione affidabile e prudente, a maggior ragione nelle turbolenze dell’attuale scenario esterno.
Ai prezzi cui è scambiata attualmente, Hera prospetta spazi di potenziale rivalutazione del 15% circa rispetto al target price medio di 4,52 euro espresso dagli analisti che seguono il titolo. Il rapporto prezzo/utili, inoltre, si attesta oggi intorno a 12,8 volte, rispetto alle 14 volte cui era giunto a inizio marzo, a seguito del roadshow per la presentazione del Piano. Anche queste ulteriori considerazioni, che includono elementi di tipo valutativo, indicano l’appetibilità dell’investimento in azioni Hera.
Approfondiamo questi aspetti parlandone con Jens Klint Hansen, direttore responsabile delle Investor Relations del Gruppo Hera.

Come si sta muovendo il mercato azionario in questa fase?
I listini sono mossi in questo momento da forze molto diverse tra loro: da un lato i timori sulle conseguenze che potranno avere i prezzi dell’energia più cari, a seguito del conflitto in Iran, e, dall’altro, le speranze di una rapida risoluzione del conflitto in Medio Oriente e il fascino degli orizzonti che si aprono con l’Intelligenza Artificiale.
Tutto questo nel mezzo di una earnings season che nel mercato americano per ora ha visto l’85% delle società battere le stime degli analisti, con conseguenti revisioni al rialzo di aspettative e target price da parte dei broker stessi. Leggermente diverso il sentiment in Europa, dove i timori di un impatto dei nuovi record del Brent sull’inflazione, sui tassi d’interesse e sulla crescita economica si associano all’incertezza sui nuovi dazi che l’amministrazione USA ha annunciato nei confronti delle produzioni europee nel settore automotive.
Come si sono mosse le utilities in borsa nell’ultimo periodo?
In generale le utilities stanno vivendo uno dei rally di maggiore portata degli ultimi 20 anni, trainate dall’aumento atteso della domanda di elettricità legato all’AI e dal ruolo-chiave che hanno nella transizione energetica. Tradizionalmente riconosciute come play difensivo per la stabilità della generazione di cassa che offrono, le maggiori utilities per capitalizzazione – pensiamo a Iberdrola, Enel o National Grid – hanno smesso di essere titoli bond-like e sono di fatto diventate titoli growth per la forte crescita degli utili attesi. Questo ha condotto anche a un re-rating dell’intero comparto, oggi divenuto ben più caro rispetto a un anno fa.
Come questo si confronta con la performance borsistica di Hera?
Hera ha sicuramente beneficiato di alcuni tratti generali favorevoli al settore, come quello di essere un abilitatore della transizione energetica per esempio, ma si è mossa prevalentemente riflettendo fattori company-specific, rimanendo aderente, anche per le caratteristiche dell’ultimo Piano presentato a gennaio, a un modello di utility dal controllato profilo di rischio.
I più elevati multipli cui tratta attualmente l’intero settore utility richiederanno del resto che da ora in avanti gli investitori selezionino le singole storie, piuttosto che percorrere semplicemente il tema delle prospettive del settore in generale. Da questo punto di vista, Hera, il cui prezzo era arrivato a trattare a 14 volte gli utili, quindi a premio rispetto ai peer, oggi offre interessanti spazi: dopo il recente storno, ora siamo infatti intorno a 12,8 volte, circa un punto sotto la media storica a 10 anni.
Ci sono state variazioni nel consensus a valle della pubblicazione dei risultati annuali 2025?
No, nessun analista ha cambiato le proprie valutazioni e neppure le raccomandazioni. Del resto, nel presentare il Piano a gennaio, avevamo già dato disclosure ad alcuni risultati preliminari per l’esercizio 2025, che sono poi stati confermati dai dati del Bilancio. Attualmente perciò, con un target price medio di 4,52 euro, ai prezzi recenti Hera offre un potenziale upside di circa il 15%.
| Broker | Rating | Prezzo target (€) |
| Banca Akros | Accumulate | 4,30 |
| Equita Sim | Buy | 4,80 |
| Intermonte | Neutral | 4,40 |
| Intesa Sanpaolo | Neutral | 4,40 |
| Kepler Cheuvreux | Buy | 4,70 |
| Mediobanca | Outperform | 4,50 |
| Media | 4,52 |
Lo scorso 29 aprile si è tenuta l’Assemblea Annuale degli Azionisti. Quali evidenze sono emerse da quell’evento?
Innanzitutto un segnale molto positivo è stato quello della elevata partecipazione. All’Assemblea sono stati presenti, in proprio o per delega, oltre 800 azionisti, che detenevano azioni per circa l’80% del capitale sociale di Hera. In quell’occasione abbiamo avuto interventi che hanno dimostrato un profondo apprezzamento per i risultati che il management e tutte le persone del Gruppo hanno conseguito in questi ultimi anni – risultati che hanno permesso agli azionisti di beneficiare di un Totale Shareholder Return che è andato anche oltre le aspettative originarie. Anche quest’anno, del resto, il prossimo 24 giugno Hera si appresta a pagare un dividendo di 16 centesimi di euro per azione, in crescita del 6,7% rispetto a quello precedente: una nuova pietra miliare nel percorso di distribuzione ininterrotta di dividendi che contraddistingue Hera dalla quotazione del 2003 a oggi.
In particolare gli investitori che hanno un esplicito impegno ESG nel proprio mandato gestionale e che hanno preso la parola durante l’Assemblea hanno espresso il proprio consenso sulla strategia che guida il Piano e confermato la propria fiducia nei confronti del leadership team di Hera, che proprio in quella sede di votazione è stato rinnovato alla guida della Società anche per il prossimo triennio.
Quali sono gli elementi che gli azionisti hanno indicato di apprezzare maggiormente nel profilo di Hera?
In un contesto incerto e volubile come quello in cui viviamo attualmente è importante per gli azionisti potere contare su un punto fermo come Hera. L’aspetto che vedono come rilevante è il fatto che la remunerazione che possono conseguire oggi e in futuro è il frutto di un oculato presidio dei rischi di breve e di lungo termine, che si riflette nella struttura del portafoglio di business e nella capital allocation. Dal loro punto di vista, le grandi risorse di disponibilità finanziaria che Hera ha creato con l’excess cash generato dalle opportunità temporanee colte nel passato rappresenta un grande valore. Non solo in termini di risorse che potranno essere attivate per ulteriori investimenti rispetto a quelli già inseriti nel Piano, ma anche a fronte di insidie che una crisi energetica, economica o finanziaria potrebbero creare.
Da questo punto di vista, la possibilità di espandere la leva è certo un’assicurazione, perché consente di fronteggiare i momenti di difficoltà. Basti pensare all’eventualità non remota di un contesto nel quale il prezzo dell’energia aumenta, le bollette divengono più care ed è richiesto alle utilities un temporaneo sforzo per sostenere il cliente attraverso una dilatazione del capitale circolante, che occorrerà quindi poter finanziare… Gli azionisti che ci sono fedeli da anni hanno compreso che questa flessibilità finanziaria che Hera ha a disposizione è allo stesso tempo anche un atout, che consente di giocare bene le proprie carte nei momenti in cui diversi operatori finiscono in crisi, essendo noi pronti a cogliere le nuove opportunità che emergono.
Lo scenario recente ha creato qualche timore sui possibili impatti dello shock energetico causato dalla guerra in Iran in termini di inflazione e crescita del PIL. Queste possibili conseguenze macroeconomiche come si rifletterebbero su Hera?
Hera ha già dimostrato più volte negli anni di riuscire ad attraversare e superare le crisi rimanendo indenne dal punto di vista dei risultati di Bilancio, grazie a un modello di business multiutility molto ben calibrato al quale siamo rimasti sempre fedeli. Se possibile, negli ultimi anni, abbiamo reso ancora più efficaci i presidi in termini di gestione del rischio. L’attuale struttura, con investimenti che stiamo sempre più concentrando sui business regolati, ci offre per le Reti una struttura di ricavi che è automaticamente indicizzata e indipendente dai volumi, ovvero dall’andamento del PIL. La componente di portafoglio legata al Waste Treatment può contare sulla forte posizione di leadership costruita per mantenere il pricing a livelli remunerativi e inelastico rispetto al PIL, vista la sottocapacità del settore. Il modo in cui gestiamo il business dell’Energy supply, infine, si caratterizza per la completa copertura del rischio di prezzo della commodity.
Questa struttura mette al sicuro le prospettive che avevamo indicato nel Piano Industriale presentato a gennaio. Certo, nel breve, siamo consapevoli di poterci trovare a fronteggiare un aumento del circolante a causa del nuovo scenario con un investimento finanziario: ma anche in quel caso, abbiamo adeguati spazi di manovra.

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