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I dati semestrali legittimano ampi spazi di rivalutazione per il titolo Hera

Investor News

29/07/2026

Risultati Finanziari 1H2026

Titolo Hera

I dati semestrali legittimano ampi spazi di rivalutazione per il titolo Hera

I risultati della prima metà del 2026 dimostrano che Hera merita di trattare su multipli di Price/Earnings superiori a quelli attuali.

L’incremento dell’EBITDA del 7.5%, alimentato prevalentemente da fattori di natura ricorrente e con una forte concentrazione nei business regolati, si unisce a profilo finanziario che rimane solido nonostante gli elevati investimenti. La crescita degli utili adjusted, di circa il 16%, costituisce una solida premessa nel mantenere gli impegni assunti nel Piano Industriale in termini di Total Shareholder Return.

Il significativo aumento nello sviluppo delle infrastrutture e degli utili di questa Semestrale, è possibile che induca gli investitori a riconsiderare le attuali valutazioni su Hera non allineate al buon risultato, e apra la strada a un ulteriore recupero dei livelli di P/E, che oggi è intorno a 12,5 volte rispetto alle 14 volte di fine febbraio 2026. Il target price di consensus, pari a 4,52 euro, indica del resto che ai corsi attuali Hera offre uno spazio potenziale di rivalutazione di circa il 15%.

Questi alcuni degli spunti dalla conversazione che abbiamo avuto con Jens Klint Hansen, direttore responsabile delle Investor Relations del Gruppo Hera.

Jens Klint Hansen

 
 

Quali sono i fattori che stanno maggiormente influenzando i mercati finanziari in questo momento?

L’ulteriore escalation del conflitto in Medio Oriente resta il fattore di maggiore peso nel determinare la forte volatilità di un trend dei mercati azionari che rimane comunque di fondo impostato al rialzo.

Con il Brent che è nuovamente vicino ai 100 USD, sono diventate ancora più difficili da prevedere le decisioni delle Banche Centrali, che monitorano con attenzione l’andamento dell’inflazione nell’impostazione degli interventi di politica monetaria. I tassi dei titoli decennali, se guardiamo sia al Bund sia al Treasury, hanno comunque già avuto un’impennata nelle ultime sedute e sono ora ai massimi degli ultimi due mesi.

L’avvio della stagione dei risultati aziendali ha poi aggiunto ulteriori elementi di volatilità al quadro generale, di fatto portando a un ripensamento del cosiddetto “AI trade”. I risultati delle big tech in linea con le stime non bastano più: considerati i multipli attuali e, quindi, quanta parte della crescita futura è già incorporata nei prezzi di borsa, gli investitori vogliono sentire annunciare almeno una conferma delle guidance sugli utili insieme alle dichiarazioni di imponenti piani di capex e nell’AI..

Nel considerare l’andamento del quadro di riferimento, dobbiamo anche considerare che il FTSE MIB, l’indice delle blue chip del mercato italiano di cui Hera fa parte, è uno dei best performer da inizio anno in Europa, grazie al traino dei titoli Oil&Gas, tech e finanziari che lo compongono. La performance di Hera si confronta dunque con quella di un mercato italiano particolarmente brillante.

In questo contesto, che andamento hanno avuto le utilities?

Le principali utilities europee sono sui massimi o vicine ai massimi da inizio anno. Continuano infatti il movimento al rialzo che hanno avviato nell’autunno 2025, sulla spinta di elevati capex, che trovano giustificazione nell’andamento tonico della domanda di elettricità e dall’agenda delle politiche europee di decarbonizzazione. Per quanto una parte della crescita futura degli utili sia già stata incorporata nei prezzi delle azioni, le visibili prospettive di ulteriori miglioramenti negli EPS creano spazio perché il rerating possa proseguire.

Le utility italiane, invece, così come indicato dall’andamento dell’indice FTSE Italy All-share Utility, non hanno ancora recuperato in media i massimi di fine febbraio, anche se nel complesso continuano a mostrare un ragguardevole progresso, intorno al 10%, da inizio anno. Nel breve periodo è comunque innegabile che le tensioni sui tassi producano quantomeno una certa volatilità sui prezzi di tutte le utilities, considerato che le loro valutazioni sono fortemente sensibili ai livelli dei tassi di interesse impiegati nei modelli di Discount Cash Flow.

Questi brillanti andamenti del listino italiano e del settore utility come si confrontano con la performance del titolo Hera?

Penso che Hera sia stata trascurata dal mercato nell’ultimo periodo, anche se dai minimi di giugno raggiunti dopo lo stacco del dividendo abbiamo già recuperato quasi un 10%. Riteniamo comunque che i prezzi recenti, intorno a 3,9 euro, indichino un gap valutativo importante tra quello che il mercato è disposto a pagare Hera e il suo fair value.

Dopo la presentazione del Piano Industriale agli investitori, attraverso un lungo roadshow, a fine febbraio il titolo era arrivato a un livello di Price/Earnings di 14 volte, superiore a quello medio dei peer. A giugno il multiplo di Hera è sceso a 11,6 volte ma, per quanto si sia leggermente ripreso nel corso del mese di luglio, è ancora trattato su livelli molto cheap rispetto alla qualità e alla visibilità dei nostri utili, ovvero intorno a 12,5 volte.

Come vi spiegate queste penalizzanti valutazioni borsistiche di Hera?

Le ragioni sono difficili da indagare. Certamente il grande peso degli extra-profitti che in passato erano stati generati grazie a opportunità non più ripetibili ha in qualche modo reso meno immediate le valutazioni delle performance dei fondamentali nel 2026. Quel surplus di cash flow maturato negli anni passati è stato tuttavia accumulato e oggi costituisce una flessibilità finanziaria utile nel coprire la spesa dei futuri investimenti. In realtà, come emerge chiaramente anche dai dati della Relazione Semestrale 2026, stiamo già utilizzando quella flessibilità per continuare a crescere in maniera ordinata, in modo da accompagnare l’intensificazione degli investimenti con una continua creazione di valore. La crescita degli utili a due cifre di questi primi sei mesi dell’anno è infatti completamente allineata ai target di TSR che sono stati presentati nel Piano a gennaio scorso, così come lo è il profilo di rischio, considerato che la maggior parte dell’EBITDA deriva da business regolati e che la struttura finanziaria rimane estremamente conservativa.

Il mercato sembra inoltre non avere interamente percepito il potenziale del doppio motore di crescita di cui disponiamo, avendo noi da un lato molteplici occasioni di realizzare nuove operazioni di M&A e, dall’altro, visibili opportunità di investimento per accelerare lo sviluppo organico nell’ambito del nostro portafoglio multibusiness.

A fronte di questa misperception, quali iniziative avete preso?

Vogliamo testimoniare concretamente quanto crediamo che il titolo Hera sia sottovalutato: abbiamo perciò proceduto senza indugi a dare esecuzione al rinnovo del buyback fino a un massimo di 60 milioni di azioni, che è stato approvato dall’ultima Assemblea. Tra gli obiettivi del riacquisto di azioni proprie, c’è peraltro quello di potere controdiluire gli azionisti in caso di operazioni di M&A finanziati con scambi azionari.

Continueremo inoltre a rendere sempre più chiara la nostra comunicazione, in modo da consentire alla comunità finanziaria di potere costruire le proprie valutazioni sulla base di informazioni e dati che siano d’aiuto alla migliore comprensione possibile delle nostre performance. In questo senso c’è grande aspettativa da parte degli analisti per il fatto che in questa Relazione Finanziaria Semestrale per la prima volta la ripartizione dell’EBITDA consolidato viene rappresentata per area strategica d’affari e non per business: uno sforzo che ben si allinea con l’esigenza di potere disporre direttamente delle performance nelle Reti, nell’Ambiente e nell’Energy.

Cosa è cambiato nel consensus a valle della pubblicazione dei risultati del primo trimestre 2026?

Non ci sono stati cambiamenti, né nelle raccomandazioni né nei target price degli analisti, i quali rimangono fedeli alle view formulate a valle della presentazione del Piano Industriale. La media dei target price, che resta dunque pari a 4,52 euro, continua a essere molto distante dai corsi recenti, indicando spazi per una potenziale rivalutazione di circa il 15%.

Broker Rating Prezzo target (€)
Banca Akros Accumulate 4,30
Equita Sim Buy 4,80
Intermonte Neutral 4,40
Intesa Sanpaolo Neutral 4,40
Kepler Cheuvreux Buy 4,70
Mediobanca Outperform 4,50
Media   4,52

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