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Più valore ESG per gli azionisti
investitori
27/01/2022
Il Piano Industriale 2021-2025
Titolo Hera
Il nuovo Piano al 2025 esprime una chiara equity story, che fa perno su un’accelerazione dei tassi di crescita dell’EBITDA e degli Utili per azione, ma anche sull’elevata visibilità dei fattori che ne trainano un percorso sempre più green.
Gli investitori avranno nuovi elementi per aggiornare la propria valutazione sul titolo Hera. E non solo per gli obiettivi indicati al 2025, che prevedono anche una più elevata remunerazione attraverso il dividendo grazie ai maggiori utili attesi, con un profilo finanziario che rimane solido.

Anche oltre l’orizzonte di Piano, Hera ha indicato chiaramente come il proprio percorso di crescita sia perfettamente innestato nel solco delle politiche dell’UE, che hanno la decarbonizzazione e la gestione sempre più responsabile delle risorse in cima alla propria agenda.
Approfondiamo questi temi con Jens Hansen, che è a capo delle Investor Relations di Hera.
Hera vs. FTSE MIB (base 4.1.2021=100)
Come pensa che investitori e analisti interpreteranno il nuovo Piano al 2025?
Guardando in primo luogo ai risultati preliminari dell’esercizio 2021, che rappresentano il punto di partenza del Piano al 2025, la comunità finanziaria potrà trovare una performance che è andata ben oltre gli obiettivi originariamente indicati a livello di EBITDA. Sulla base dei dati preconsuntivi, il buon livello atteso di Utile Netto permetterà al CdA, nella riunione di approvazione del Bilancio Annuale 2021, di proporre un dividendo 2021 di 12 centesimi per azione, in crescita del 9% rispetto a quello dell’esercizio 2020.
Se poi guardiamo oltre il 2021, certamente la stabilità del management – che negli anni ha assicurato una continua e fedele execution alla strategia di Hera – fornisce credibilità alla crescita prospettica indicata nel Piano.
La crescita di questo Piano si presenta peraltro molto visibile, essendo trainata da un’accorta allocazione del capitale, con una concentrazione degli investimenti di sviluppo nelle aree di business che offrono i più elevati ritorni prospettici.
Penso che da questo Piano emergerà con chiarezza come gli obiettivi al 2025 riflettano il chiaro disegno strategico di Hera: volere assicurare, da un lato, la sostenibilità ambientale che i policy maker e i clienti stessi richiedono e, dall’altro, interessanti ritorni per gli azionisti.
Che cosa prospetta Hera agli investitori con questo Piano per quanto riguarda la remunerazione attraverso il dividendo?
Gli investimenti pianificati sono destinati ad alimentare una robusta generazione di cassa. La crescita attesa a livello di EBITDA e di EBIT è previsto che si traduca in una crescita ancora più dinamica dell’ultima linea del Conto Economico, grazie a un’attenta gestione finanziaria e fiscale. Ed è proprio il tasso di crescita del 5,7% degli utili per azione a determinare un’analoga evoluzione del dividendo. Hera si impegna quindi a una distribuzione di utili più generosa nel periodo coperto dal nuovo Piano rispetto a quanto aveva previsto nel Piano precedente, a partire dal livello di 12 centesimi di euro che sarà proposto per il 2021: la Società prevede infatti di aumentare il DPS ogni anno nel periodo di Piano, fino ad arrivare a 14,5 centesimi nel 2025: questa politica continua a fornire un “floor” ai dividendi.
Quale lettura potranno dare gli investitori degli obiettivi di più lungo termine?
Dal Piano potranno vedere in modo molto chiaro che nel tempo aumenta l’incidenza dell’EBITDA a Valore Condiviso, che passa dal 40% del 2020 al 55% nel 2025, per raggiungere poi il 70% nel 2030. Non è un’ambizione velleitaria, come dimostra il fatto che abbiamo adottato, già a partire dallo scorso anno, la metodologia della “Science Based Target initiative” nel determinare il nuovo obiettivo al 2030 di riduzione del 37% delle emissioni Scope 1+2+3.
Oggi la sostenibilità è vista come un rischio per molte società quotate, considerati gli stringenti obiettivi che l’Unione Europea si è data nel percorso di decarbonizzazione. Hera come affronta questa sfida?
Da più parti è riconosciuto come le utilities siano tra le società maggiormente impattate dal rischio ESG. Per Hera, tuttavia, la sostenibilità non è né una nuova opportunità né tantomeno una minaccia. Non abbiamo infatti né infrastrutture di rete né alcun tipo di asset che siano messi in discussione dagli obiettivi “net zero”. Non dobbiamo impostare nuove politiche per ridurre le emissioni, perché abbiamo intrapreso questo cammino già 20 anni fa, sin dalle origini. Tant’è vero che il Piano è molto focalizzato sui benefici che saranno raccolti dallo Scope 3, ovvero dai miglioramenti che Hera va a stimolare o ad agevolare nei consumi dei propri clienti. Anche la crescita dell’EBITDA è fortemente trainata dai business incentrati sulla sostenibilità, come indica l’obiettivo appena citato per cui circa il 55% dell’EBITDA 2025 sarà a Valore Condiviso.
Questo Piano ha un profilo di rischio diverso dal precedente?
Anche se il nuovo Piano prospetta più crescita, in realtà il profilo di rischio non cambia. Investiamo infatti soprattutto in aree in cui vantiamo un forte posizionamento e possiamo contare su solidi vantaggi competitivi, con ritorni attesi non solo interessanti per dimensione ma anche molto visibili.
Per questa ragione ci attendiamo che gli impatti degli investimenti producano effetti leggermente migliorativi sul ROI, che passa dall’8,6% all’8,7% nell’arco del Piano, nonostante il 60% circa del Capitale Investito del Gruppo Hera sia in business regolati, che sappiamo essere penalizzati dai recenti tagli al WACC da parte dell’Autorità. Questi anni di pandemia hanno reso ancora più evidente la capacità di Hera di produrre buoni risultati anche in scenari sfidanti; anche quando i volumi del business del waste sono scesi a causa del fermo imposto alle attività di alcuni clienti industriali, i numeri di Hera si sono dimostrati effettivamente resilienti. D’altra parte, con la progressiva eliminazione delle restrizioni, abbiamo potuto sperimentare una ripresa dei volumi di gran lunga superiore a quella del PIL italiano.
Il Piano però vede Hera impegnata a investire in diversi business innovativi. Questo non aumenta il profilo di rischio?
Direi proprio di no. La selling proposition di Hera non è concentrata su nuovi servizi con ritorni ancora incerti. Anche se puntiamo a cogliere in misura sempre maggiore i benefici dell’innovazione tecnologica, operiamo in realtà in business consolidati, che conosciamo a fondo. Anche quelle attività in cui la nostra presenza è più recente, come nel caso del biometano, abbiamo già un impianto in funzione. Dove stiamo realizzando un’esperienza di frontiera, come nel caso dell’impianto che abbiamo in costruzione per il trattamento di rifiuti plastici, che permetterà di ricavare prodotti riciclati con proprietà analoghe a quelle dei polimeri vergini di origine fossile, facciamo comunque leva sulla tecnologia sviluppata da Maire Technimont, leader mondiale nel settore.
Proprio sulla base di tutte queste premesse, possiamo definire il Piano a “Net zero risk”: la strada che Hera segue per arrivare a essere “net zero carbon” è una strada chiara e lineare, che non prevede tentativi e nemmeno esperimenti, ma investimenti di grande visibilità.
La crescita indicata da questo Piano è superiore a quella del Piano precedente. Questo fatto non dipende in qualche misura da un atteggiamento più ottimistico?
Nonostante l’entità della crescita sia nettamente superiore rispetto al Piano precedente, queste stime rimangono prudenti, come sempre nella storia di Hera. Basti pensare che, sebbene l’M&A resti un caposaldo del percorso di crescita, i 300 milioni di euro di aumento dell’EBITDA prospettati sono essenzialmente raggiungibili su base organica.
A quali livelli si attesta oggi il target price medio degli analisti?
A valle della pubblicazione dei risultati dei primi nove mesi si è verificata una generalizzata revisione al rialzo delle stime e delle valutazioni degli analisti in copertura sul titolo Hera, per cui il target price di consensus è aumentato da 3,93 a 4,25 euro, con un range compreso tra un minimo a 3,9 euro e un massimo a 4,80 euro. Anche considerando il target price più basso, alle recenti quotazioni del titolo il potenziale di rivalutazione supera ampiamente il 10%. Il quadro delle raccomandazioni resta molto positivo, con la larghissima maggioranza di analisti che suggeriscono di acquistare le azioni Hera o si aspettano un’outperfomance del prezzo del titolo.
| Broker | Rating | Target Price (€) |
| Banca IMI | Buy | 4,80 |
| Equita Sim | Hold | 3,90 |
| Intermonte | Outperform | 4,30 |
| Kepler Cheuvreux | Buy | 4,10 |
| Mediobanca | Outperform | 4,30 |
| Stifel | Buy | 4,10 |
| Media | 4,25 |
Con la pubblicazione di risultati preconsuntivi 2021 in forte crescita e i target nettamente migliorativi del Piano al 2025, il mercato avrà nuovi elementi per valutare adeguatamente l’entità dei potenziali ritorni che il titolo Hera offre agli attuali livelli di prezzo, e come questi ritorni prospettici siano associati a un contenuto profilo di rischio.
Che tipo di equity story oggi rappresenta Hera?
Nonostante il titolo Hera sia ampiamente sottovalutato – come indica il gap con il target price di consensus ante-Piano di 4,25 euro – non siamo un titolo value. Non siamo nemmeno uno yield play, nonostante il dividendo 2021 sia stato rivisto al rialzo tre volte nell’ultimo anno e nonostante i dividendi prospettici crescano, in linea con il nuovo profilo di utili. Siamo invece una storia growth, con caratteristiche che escono rafforzate dai nuovi target al 2025.

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