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Ambiente: il cuore pulsante della crescita del Piano al 2026
INVESTITORI
8/02/2023
Il Piano Industriale 2022-2026
Storie
Quasi 1,2 miliardi di euro: raddoppiano gli investimenti nell’Ambiente
Hera gode di una posizione competitiva di leadership nel business dell’Ambiente in Italia. Il nuovo Piano al 2026 disegna una strategia chiara: fare leva sull’ampia base impiantistica esistente e sulla capacità che il Gruppo ha di intercettare volumi di rifiuti annui per oltre 6,7 milioni di tonnellate per accrescere il vantaggio competitivo di Hera.
L’idea si colloca in un contesto che è favorevole da più punti di vista: il tema della salvaguardia dell’Ambiente attraverso un corretto trattamento e smaltimento dei rifiuti è sentito dai cittadini ed è una responsabilità legale per le imprese che li generano. Sia il nuovo quadro tariffario per il trattamento dei rifiuti urbani sia il PNRR del governo italiano contengono meccanismi che incentivano l’investimento nel business, mentre il trend dei prezzi di mercato continua da sei anni a essere positivo.
Come prenderà corpo, dunque, la strategia di Hera nel business dell’Ambiente? Attraverso un’espansione della capacità di trattamento, sia organica sia per linee esterne, che permetterà di coprire anche nuovi segmenti verticali, con tecnologie innovative di riciclo di materiali. Il raggio d’azione si amplierà anche a livello internazionale. La filosofia operativa? Offrire al cliente business un servizio a 360 gradi, di vero e proprio Global Waste Management, che include anche servizi di consulenza a elevato valore aggiunto.
Nel quinquennio del Piano Hera investirà perciò quasi 1,2 miliardi di euro nel business dell’Ambiente, con ricadute benefiche per il Pianeta, per i clienti e per gli azionisti della Società, considerati gli attraenti ritorni che un player solido e lungimirante come Hera è nella posizione di generare.

Hera ha già oggi una posizione di leadership nel settore Ambiente in Italia, con una base di impianti di trattamento e smaltimento rifiuti ben distribuiti sul territorio, una comprovata qualità del servizio offerto e un ruolo centrale come player dell’economia circolare. Il portafoglio di asset certificati su cui può contare Hera è unico, con nove impianti Waste-to-Energy, l’impianto nel bolognese che genera biometano con il trattamento di rifiuti organici e l’ineguagliata capacità di rigenerazione delle plastiche a valore aggiunto della controllata Aliplast, acquisita cinque anni fa e in forte espansione. Complessivamente, ogni anno già oggi Hera recupera circa il 90% dei materiali in ingresso, in linea con le normative europee, tra cui la Waste Framework Directive (WFD), che puntano a contrastare il Cambiamento Climatico attraverso una raccolta che minimizzi l’invio a discarica e favorisca il corretto trattamento dei rifiuti, in modo che questi ultimi possano essere rimessi in circolo nell’economia come prodotti rigenerati o come energia prodotta.
Nella cornice della normativa WFD si sono innestate nel tempo diverse direttive che riguardano segmenti specifici, come la Single Use Plastic Directive, che punta a ridurre il consumo di plastiche, o la Ecodesign Directive, che definisce i requisiti minimi di efficienza energetica per migliorare la performance ambientale degli elettrodomestici e dei dispositivi tecnologici e ingegneristici.
I clienti business hanno quindi oggi l’esigenza di smaltire i propri rifiuti in modo aderente ai principi della normativa, che prevede una responsabilità diretta del produttore fino al momento della consegna a un intermediario autorizzato, che, come nel caso di Hera, sia qualificato a dimostrare di avere favorito il ritorno in circolo del rifiuto stesso, secondo quanto richiesto dalla Extended Producer Responsibility.
Policy maker e regolatori hanno colto l’esigenza di creare misure che incentivino gli operatori del business della gestione dei rifiuti a investire per realizzare gli obiettivi previsti dalle Direttive Europee e quindi recepiti dalla legislazione italiana. Il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del governo italiano, mette in campo importanti fondi per incentivare il recupero di carta e cartone, la rigenerazione delle plastiche rigide e la diffusione di cassonetti smart, con diversi bandi di gara che sono già partiti e nuovi bandi che si apriranno nei prossimi mesi. D’altra parte, il nuovo sistema tariffario per il trattamento dei rifiuti urbani prevede il passaggio a una metodologia di calcolo simil-RAB, con un ritorno del 6%, oltre a un meccanismo di sharing dei ricavi prodotti dal riciclo e dall’energia prodotta.
Nella parte di business a libero mercato, Hera può inoltre trarre vantaggio dal continuo aumento dei prezzi dei servizi che ha avuto luogo in Italia negli ultimi sei anni, a causa dell’esiguo numero di impianti esistenti e dei complicati iter autorizzativi che scoraggiano la costruzione di impianti nuovi.
Gli importanti investimenti di Hera hanno ritorni visibili
Considerata la spinta delle politiche economiche e della regolamentazione, nel nuovo Piano al 2026 Hera ha deciso di fare leva sulla posizione unica con cui domina lo scenario del settore in Italia per investire con convinzione, rafforzando ulteriormente il proprio vantaggio competitivo. Alla base di questa decisione, una accurata valutazione dei ritorni che si possono raggiungere mantenendo un limitato profilo di rischio.
Per alimentare la spinta di sviluppo nel business, Hera ha previsto di investire nel quinquennio coperto dal Piano ben 1,18 miliardi di euro: un ammontare superiore di 100 milioni rispetto a quello indicato nel Piano presentato nel 2021. A fronte di questo impegnativo sforzo finanziario, Hera punta a raccogliere interessanti frutti in termini di EBITDA, che è infatti atteso crescere da 292 milioni di euro del 2021 fino a 441 milioni di euro nel 2026.
Il Piano prende forma, in primo luogo, attraverso i progetti di sviluppo di nuova capacità impiantistica. Una strada sarà quella di costruire due ulteriori impianti di biometano, estendere e rendere più efficienti le linee dei WTE esistenti, realizzando in particolare la linea 4 dell’impianto di Padova, ampliare il depuratore di Pozzilli e, infine, espandere le discariche di Cordenons, Loria e Serravalle.
Parallelamente, il disegno di Hera prevede di presidiare nuovi segmenti verticali, con la realizzazione di nuovi impianti PE_PET a Novara, impianti-pilota per PEHD a Modena nonché impianti per trattare la fibra di carbonio a Imola, nel cuore della Motor Valley italiana.
La parte restante dell’aumento di 150 milioni di euro sarà invece trainata dal contributo dei progetti di sviluppo per linee esterne, attraverso operazioni di M&A che vedranno come target operatori-chiave nei territori di riferimento per Hera nell’ambito di filiere complementari a quelle “core” per il Gruppo. Una prima operazione è peraltro già ampiamente configurata, con il closing dell’acquisizione di ACR Reggiani previsto entro fine marzo 2023.
La strategia di Hera prevede inoltre la creazione di partnership internazionali: una logistica cross-border è infatti imprescindibile per garantire uno sbocco sicuro ai rifiuti dei clienti business presso impianti di terze parti, se si vuole assicurare una pronta e completa risposta alla domanda in crescita, considerato il lungo iter autorizzativo necessario per l’apertura di nuovi impianti sul territorio italiano. Potere contare anche su una componente di intermediazione consente infatti di offrire al cliente un vero e proprio Global Waste Management, attraverso il quale Hera può coprire a 360 gradi le esigenze del produttore del rifiuto, a partire da una consulenza di elevato profilo.
La crescita di EBITDA che Hera ha indicato nel Piano al 2026 non si basa perciò solo su un ampliamento del perimetro di consolidamento o sul puro incremento della capacità degli impianti, ma trae un fondamentale contributo dal trend dei prezzi, atteso rimanere positivo, e da un favorevole effetto-mix, perché il Gruppo si aspetta di riuscire a cavalcare la crescente domanda di servizi innovativi, a maggiore valore aggiunto.
Non tutti gli operatori, tuttavia, avranno le medesime opportunità. Basti pensare all’elevata concorrenza che si è sviluppata nelle attività di recupero e rigenerazione dei rifiuti plastici: un ambito condizionato da importanti colli di bottiglia nell’approvvigionamento del rifiuto.
Essere un operatore integrato, che gestisce l’intero processo – dalla raccolta al trattamento, allo smaltimento e al riciclo – consente a Hera di potere prelevare direttamente i rifiuti dai clienti per trasferirli poi ai propri impianti di riciclo.
Operare in segmenti a elevato valore aggiunto protegge inoltre da eventuali fluttuazioni nel prezzo della commodity: nel caso di Aliplast, ad esempio, variazioni del prezzo del petrolio non hanno un’immediata ripercussione sulla redditività.
L’innovazione è da sempre una priorità strategica per Hera, ma cruciale in particolare in questo Piano che ne prevede l’ingresso in nuovi segmenti operativi. A questo scopo verrà rafforzata la partnership strategica già esistente con Maire Tecnimont nell’ambito delle plastiche, estendendola alla rigenerazione dei rifiuti plastici rigidi, che sono attraenti per gli elevati volumi. Nuove sperimentazioni potranno essere condotte inoltre direttamente dai laboratori di Hera facendo leva sui contributi offerti dal PNRR, con ricadute benefiche di cui Hera potrà poi continuare a beneficiare nel lungo periodo.

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