Gli oli vegetali Chef Express e Roadhouse dalla cucina al motore, nel segno del recupero
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Gli oli vegetali Chef Express e Roadhouse dalla cucina al motore, nel segno del recupero
Nel 2024 salite a 133 le tonnellate di oli alimentari esausti recuperate per produrre biocarburante. Coinvolti 220 ristoranti in tutta Italia

I risultati del progetto
Crescono ancora gli oli vegetali esausti (OVE) che dalle cucine del gruppo Cremonini finiscono nei motori come biocarburante per alimentare la transizione ecologica della mobilità personale. Nel 2024, infatti sono salite a oltre 133 le tonnellate di OVE trasformate in biocarburante grazie alla nostra collaborazione con il colosso della ristorazione, con un incremento del 4% rispetto all’anno precedente.
Il progetto riguarda 220 punti ristoro Chef Express, Roadhouse, Calavera e Wagamama distribuiti su tutto il territorio nazionale, con una più forte concentrazione in Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto.
Un processo certificato
Il processo inizia con separazione e stoccaggio degli oli di scarto nelle cucine di ogni ristorante da parte di personale appositamente formato da Cremonini. Questi scarti (ad esempio, gli oli di frittura) sono poi prelevati da noi nei ristoranti e sottoposti a un pretrattamento secondo i nostri rigidi parametri di qualità, che consente poi l’ingresso nelle bioraffinerie, dove avviene la trasformazione in biocarburante.
Curiamo inoltre trasparenza e tracciabilità dell’intero percorso, certificato da un istituto indipendente secondo lo standard AFNOR XP X30-901, il principale riferimento internazionale per l’implementazione di un sistema di gestione per progetti in ambito economia circolare.
L’impatto in termini di riduzione delle emissioni
L’utilizzo di biocarburanti prodotti da oli alimentari esausti ha permesso nel 2024 una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra lungo l’intera filiera di produzione del biocarburante di circa l’83% rispetto al carburante fossile di riferimento per i trasporti, con una mancata emissione di 378 tonnellate equivalenti di CO2 (rispetto alla medesima produzione da fonti fossili).
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Concluso il percorso di acquisizione del ramo d’azienda che si occupava delle attività di captazione, potabilizzazione e adduzione delle acque nei comuni di Marradi, Brisighella e integra la fornitura di Faenza

Dal 1° gennaio 2026, le reti e gli impianti dell’acquedotto dei Comuni di Marradi, Brisighella e di tutto il territorio di Faenza sono gestite direttamente dal Gruppo Hera.
La multiutility ha infatti concluso il percorso, avviato nel 2025 con la supervisione dell’ente di regolazione Atersir, di acquisizione del ramo di azienda della Società Acquedotto Valle del Lamone (SAVL) Srl, che fino al 31 dicembre 2025 si è occupata delle attività di captazione, potabilizzazione e adduzione delle acque ad uso potabile, andando così a completare la gestione integrata del servizio idrico nei tre Comuni: dalla captazione delle acque potabili fino alla depurazione finale dopo l’uso.
La società pubblica, partecipata all’85% dal consorzio CONAMI e dal restante 15% in quote di 5% ciascuno da parte dei tre Comuni, prima cedeva la propria acqua a Hera per la distribuzione a cittadini e imprese. Grazie all’acquisizione, ora la gestione dell’intero ciclo idrico sarà in capo alla multiutility: tale operazione consentirà, in particolare, di proseguire nel percorso di efficienza nella gestione del servizio idrico garantendo la piena integrazione delle attività di produzione dell'acqua potabile con le reti distributive, per offrire un servizio di qualità e continuativo ai cittadini e alle imprese del territorio.
Lato investimenti, Hera sta programmando 3,5 milioni di euro in 4 anni, funzionali alla manutenzione straordinaria di impianti e reti prima gestiti da SAVL, per rendere l’infrastruttura idrica più sicura e resiliente.
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