Rendere potabile l'acqua con le nanotecnologie: ora si può!
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Rendere potabile l'acqua con le nanotecnologie: ora si può!
Scopri il progetto per il “removing e capture” dei microcontaminanti con materiali di recupero
I microinquinanti, o microcontaminanti, sono prodotti chimici come pesticidi, farmaci, medicamenti e altre sostanze organiche, presenti nelle acque in concentrazioni molto basse. Si tratta di sostanze pericolose per la salute umana e dell'ambiente, che monitoriamo costantemente e su cui svolgiamo attività di ricerca, per individuare meccanismi di rimozione e tecnologie di abbattimento efficaci.
"Removing e capture" dei microcontaminanti
Il progetto prevede l’impiego di materiali di recupero dalla produzione delle fibre cave per le membrane, come gli scaffold utilizzati in ambito medico, che combinati con il grafene, possono essere usati come materiale filtrante nel processo di potabilizzazione delle acque.
In questo modo, viene rimesso in circolo e data nuova vita a un materiale di grande valore, che altrimenti andrebbe perso come rifiuto di processo.
Sono stati eseguiti test di laboratorio che hanno messo a confronto materiali convenzionali, come il carbone attivo e materiali innovativi (PSU-GO, RGO, GNP, ecc.) per il trattamento della risorsa idrica della centrale di Pontelagoscuro (Ferrara).
Obiettivo del test era verificare l'efficacia di questi materiali nella rimozione di vari microinquinanti, quali: MIE (Micro Inquinanti Emergenti), ECs (Emerging Contaminants - Contaminanti emergenti) ed eventuali sottoprodotti dell’ozonazione, come i bromati.
I risultati hanno messo in evidenza l’efficacia di alcuni materiali filtranti.
L’impianto pilota avviato presso il potabilizzatore di Pontelagoscuro permette al gruppo di lavoro di attuare prove applicative in scala reale con concentrazioni variabili di ossido di grafene.
Oltre a Hera sono presenti CNR e Medica che hanno realizzato l’impianto grazie a un progetto LIFE della Comunità Europea.
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Il progetto “Non si butta via niente”, nato grazie alla collaborazione con Last Minute Market, spin-off dell’Università di Bologna, ha l’obiettivo di recuperare in modo strutturato le eccedenze alimentari prodotte da aziende nei Comuni coinvolti e destinarle a enti non profit del territorio che assistono persone in difficoltà.
I donatori aderenti al progetto provengono da tutta la filiera alimentare: grande distribuzione organizzata, mense aziendali e imprese di produzione alimentare. Partecipando all’iniziativa, si impegnano a gestire correttamente i beni donati, garantendo il rispetto delle condizioni di conservazione, trasporto, stoccaggio e utilizzo degli alimenti.
Gli enti beneficiari utilizzano i prodotti recuperati per offrire supporto alimentare a chi vive situazioni di disagio economico.
Il progetto è partito nel 2022 per volontà del Comune di Imola ed è stato poi esteso, grazie all’impegno delle Amministrazioni, al Comune di Bologna nel 2024 e al Comune di Modena nel 2025. “Non si butta via niente” rappresenta un esempio concreto di economia circolare: contribuisce a prevenire lo spreco alimentare, riduce la produzione di rifiuti, le emissioni di CO₂ e il consumo di acqua, generando al contempo un impatto sociale positivo a favore delle fasce più fragili della popolazione.
Dati Imola e Bologna 2024
Imola:
- Rifiuti evitati: 7,8 tonnellate
- Numero di enti beneficiari: 4
- Numero di pasti forniti: 14.000
Bologna:
- Rifiuti evitati: 273 tonnellate
- Numero di enti beneficiari: 10+
- Numero di pasti forniti: 425.000
Per maggiori informazioni
Comune di Imola:
https://www.comune.imola.bo.it/argomenti/ambiente/un-sbota-veja-gnet
Comune di Bologna:
https://www.comune.bologna.it/servizi/ambiente/aderire-progetto-non-si-butta-via-niente
Comune di Modena:
https://www.comune.modena.it/argomenti/transizione-ecologica/piani-e-progetti/economia-circolare/non-si-butta-via-niente
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