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PSBO: Il gigante buono che protegge il mare di Rimini

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PSBO: Il gigante buono che protegge il mare di Rimini

PSBO: Il gigante buono che protegge il mare di Rimini

Grazie al Piano di Salvaguardia della Balneazione Ottimizzato, le spiagge di Rimini saranno balneabili al 100%. Scopri le tappe e i cantieri più importanti del progetto che protegge il mare

 

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Tenere pulito il mare e garantire la sua balneabilità è un’impresa complessa, ma non impossibile. A dimostrarlo è il Piano di Salvaguardia della Balneazione Ottimizzato (PSBO) di Rimini, la più grande opera di risanamento idrico attualmente in corso in Italia, a cui abbiamo lavorato insieme al Comune di Rimini, Romagna Acque e Amir. Un grande cantiere, e 14 siti, che sta cambiando letteralmente il volto di una città che, da oltre 60 anni, fa da sfondo alle vacanze di milioni di turisti, italiani e stranieri. 

Con un investimento pari a 270 milioni di euro, il progetto intende garantire la completa balneabilità del litorale riminese, eliminando le “acque nere” di tutti gli 11 scarichi a mare. Ridare a Rimini e a tutto il territorio un mare pulito, sano e trasparente è un passo essenziale per valorizzare e dare nuove prospettive all’intera comunità. Perché il mare non è solo un prezioso strumento per il traino dell’economia: è il luogo della nostra identità.

Piazzale Kennedy, dove tutto ha inizio

È sotto Piazzale Kennedy che ha inizio il grande lavoro del PSBO, il gigante buono che protegge il mare. In caso di temporale, infatti, il depuratore non è in grado di sostenere un volume così elevato di acque chiare e scure. Per non danneggiare l’impianto e per scongiurare allagamenti, queste acque vengono scaricate in mare, senza trattamento. Un’operazione che si traduce con il divieto di balneazione, con un impatto sull’ambiente, sulla salute e sull’economia del territorio.

Il PSBO evita questa eventualità grazie a un sistema di vasche grandi quanto 20 piscine olimpioniche, situate a 40 metri di profondità. Una prima vasca, dalla capacità di 14 mila metri cubi, raccoglie le acque di prima pioggia, mentre la seconda, da 25 mila metri cubi, è dedicata alla “laminazione”, cioè alla limitazione delle acque bianche convogliate a mare. Grazie a un meccanismo di ventilazione forzata, che conduce l’aria aspirata dalle vasche a un sistema di trattamento con tecnologia con carboni attivi, è inoltre possibile risolvere, in modo definitivo, il problema del cattivo odore. A “nascondere” questa complessa struttura è il belvedere di Piazzale Kennedy, con la sua architettura moderna e integrata al contesto cittadino.


Il depuratore di Santa Giustina, il “cuore” del PSBO

Una volta raccolta l’acqua nelle vasche, è dal sottosuolo di Piazzale Kennedy che inizia un vero e proprio viaggio, forse il più importante tra le attività che fanno capo al PSBO. Il sistema di vasche, infatti, è collegato a un impianto di sollevamento a deflusso, con una capacità di pompaggio di 18.000 litri al secondo: il depuratore di Santa Giustina. È questo il cuore del gigante buono di Rimini, che trasforma l’acqua rendendola, come dice una famosa canzone “azzurra e chiara”. Potenziato con una serie di interventi che hanno raddoppiato la sua capacità, il depuratore è oggi in grado di trattare tutte le acque reflue, cioè provenienti da scarichi domestici e industriali, del territorio riminese e dello stato di San Marino, servendo 560 mila abitanti durante la stagione estiva. Dopo aver separato le acque da sabbia e oli, ed eliminato i liquami utilizzando dei batteri denitrificanti (organismi che si cibano delle sostanze che li compongono), il depuratore rende trasparenti e pulite le acque di scarico grazie alle membrane microfiltranti, una tecnologia all’avanguardia che consente di catturare particelle microscopiche come virus e batteri.


I cantieri più importanti del PSBO

Ripercorriamo insieme la storia di questo ambizioso progetto. Il raddoppio del depuratore di Santa Giustina, avviato nel 2013 e terminato nel 2015, ha rappresentato il vero kick-off del PSBO. Alla sua attività, che rappresenta il cuore di tutto l’impianto, è strettamente legata anche l’opera di riconversione dell’impianto di depurazione Marecchiese, con la funzione di laminazione delle portate dirette a Santa Giustina. Il 2014 ha segnato l’inizio di un’altra milestone importante: l’avvio delle attività di rimodellamento del sistema fognario di Rimini, che ha previsto il risanamento di Rimini Isola in un primo momento e, in seguito, la separazione delle reti fognarie di Rimini Nord. Quest’ultima, a completamento nel 2026, è un passaggio fondamentale dell’intero progetto, che coinvolge direttamente i residenti nell'area, chiamati ad allacciare correttamente lo scarico nelle nuove condotte di acque nere.

In parallelo, è stato concluso nel 2015 il lavoro della Dorsale Nord, collegamento tra il depuratore di Santa Giustina e quello di Bellaria, e nel 2018 le attività di scavo (microtunneling) della Dorsale Sud: grazie alla “talpa”, è stato possibile posare condotte sotto rilievi naturali, o strade di notevole importanza in centri urbani, senza la necessità di ampi scavi. Ulteriori interventi, come il collettore fognario Ausa, il canale scolmatore Mavone e il sollevamento fognario di via Santa Chiara, hanno permesso di ridurre in modo significativo il rischio di allagamenti in gran parte delle zone dell'abitato in cui questo problema è ricorrente. Inoltre, con il progetto di tombamento del Canale Ausa, che prevede la sua copertura artificiale, abbiamo messo a punto lo scorrimento delle acque nel tratto finale dal lungomare al mare in caso di apertura degli sfioratori, realizzando un percorso di pregio tra il lungomare e Piazzale Kennedy che rende più belli anche i bagni limitrofi.


Due nuovi belvedere, il PSBO avanza verso sud

A  partire dal 2025, il PSBO di Rimini entra in una nuova fase con l'avvio di importanti cantieri e progetti: prendono infatti il via i lavori per la realizzazione di due vasche di laminazione e prima pioggia - al Colonnella 2 (piazzale Arturo Toscanini) e alla fossa Rodella a Rivazzurra (Piazzale Artemisia Gentileschi) - opere fondamentali per la gestione delle acque meteoriche e la prevenzione degli allagamenti. E le novità non finiscono qui. Sopra le vasche, in un'area completamente riqualificata, saranno realizzati due splendidi belvedere integrati nel Parco del Mare. I belvedere offriranno una vista mozzafiato sul mare e si inseriranno armoniosamente nel contesto urbano, seguendo le linee del progetto del Parco del Mare.


I risultati che abbiamo raggiunto

A oggi, il cantiere è completato al 90% e ha già 'liberato' 8.000 metri di costa dal divieto di balneazione, che arriveranno a 12 mila metri a opera conclusa. Grazie a trattamenti di setacciatura e stoccaggio, sono stati inoltre recuperati oltre 20 mila metri cubi di sabbia per il ripascimento del litorale: l’operazione, che potremmo descrivere come una vera e propria “alimentazione” delle spiagge con l’apporto di nuova sabbia, consente di contrastare l’erosione della costa, seguendo i principi dell’economia circolare. Questi traguardi, insieme a tutti gli altri interventi previsti, hanno portato il PSBO a essere citato nel rapporto delle Nazioni Unite “SDG Industry Matrix: Energy, Natural Resources and Chemicals” (2017) come best practice legata agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030.

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Energy Park e agrivoltaico: modelli innovativi di sviluppo sostenibile

Iniziative innovative per produrre energia rinnovabile senza ulteriore consumo di suolo e favorire la transizione energetica e la decarbonizzazione.


 

Contribuiamo alla decarbonizzazione delle comunità promuovendo l’efficienza energetica e sviluppando impianti per la produzione di energie rinnovabili. L’obiettivo è creare sistemi energetici integrati e territoriali, dove produzione e consumo siano strettamente connessi. Da questa visione nascono progetti come gli energy park di Bologna e Faenza, l’impianto agrivoltaico di Cesena realizzato con Horowatt, e il parco fotovoltaico nel Ferrarese.
Iniziative innovative che puntano allo sviluppo di sistemi agrivoltaici avanzati, destinati a dare un contributo significativo alla transizione energetica in Emilia-Romagna.

Cos'è un Impianto Agrivoltaico?
Un impianto agrivoltaico combina la produzione di energia solare con l'agricoltura. I pannelli fotovoltaici sono installati a un’altezza tale da non interferire con le attività agricole, permettendo una doppia utilizzazione del terreno. Questa tecnologia rappresenta una soluzione innovativa per massimizzare l'efficienza energetica pur preservando l'uso agricolo dei terreni, rappresentando un esempio tangibile di sostenibilità e sinergia tra settori diversi.

Horowatt: la rivoluzione green dell’agricoltura 4.0 di Orogel
Horowatt, la NewCo costituita da Hera S.p.A. e OROGEL Soc. Coop. Agricola, realizzerà allo stabilimento cesenate del Gruppo Orogel un impianto agrivoltaico innovativo in grado di produrre circa 8 GWh ogni anno, energia autoconsumata per oltre l’80% dagli stessi stabilimenti della cooperativa agricola. L’impianto agrivoltaico si integrerà con quello di cogenerazione esistente, realizzato e gestito da Hera Servizi Energia. Si tratta di un’opera di grande rilevanza, sia per la riduzione dei costi energetici di Orogel sia per i benefici ambientali: si stima infatti che l’impianto porterà a un risparmio annuo di 2.000 tonnellate di anidride carbonica emessa.
Obiettivo di questo progetto è anche sperimentare una virtuosa coesistenza fra la tecnologia agrivoltaica e le coltivazioni agricole, senza consumare suolo e creando sinergie con le coltivazioni, che saranno protette dalle temperature eccessive e potranno godere di una maggior umidità dei terreni. I pannelli fotovoltaici saranno montati su strutture in metallo a un’altezza di circa 3 metri, sufficienti a consentire l’esecuzione di tutte le attività agricole sottostanti. Inoltre, grazie a una sofisticata automazione integrata con sensori sui terreni, i pannelli potranno essere orientati non solo per inseguire la rotazione del sole, garantendo la massima efficienza produttiva.

Urban Forest ed energia rinnovabile: gli Energy Park di Faenza e Bologna
A Faenza verrà realizzato l’Energy Park, un progetto innovativo che unisce la produzione di energia rinnovabile con la tutela della biodiversità. Si estenderà su circa 70 ettari a ovest della città e sarà composto da due elementi principali: un impianto agrivoltaico avanzato e una Urban Forest.

Anche Bologna si prepara ad accogliere un Energy Park all’avanguardia, promosso dal Gruppo Hera, che coniuga produzione di energia rinnovabile e valorizzazione ecologica del territorio.
L’intervento interesserà una superficie di circa 68 ettari nel quadrante nord della città, dove sorgeranno un impianto agrivoltaico e una nuova foresta urbana.
L’impianto agrivoltaico contribuirà in modo significativo alla decarbonizzazione, con un risparmio stimato di circa 6.000 tonnellate di CO₂ all’anno. A fianco, l’Urban Forest si estenderà su 20 ettari nella parte sud del lotto, articolandosi in diverse aree pensate per favorire la biodiversità e migliorare la vivibilità urbana.

Il progetto prevede:

  • Un’area di parco urbano con bosco e radure di circa 1,3 ettari, con oltre cento alberi.
  • Un prato rustico di 1,5 ettari, accessibile e naturale.
  • Un bosco della biodiversità su due superfici di 5,3 e 6,5 ettari, con circa 2.500 piante messe a dimora senza uno schema rigido, per creare un habitat spontaneo per la fauna locale.
  • Una zona di arbusti e prati su 6,8 ettari, con 900 arbusti, 2,8 ettari di prato rustico e 2 ettari di prato fiorito, pensati per attrarre impollinatori e arricchire la varietà vegetale.
  • Infine, circa 200 alberi in filari contribuiranno a definire il paesaggio e migliorare la qualità dell’aria.

Questo modello di parco urbano integrato rappresenta un esempio concreto di rigenerazione ambientale e produzione energetica sostenibile, in linea con la visione di Hera di creare sistemi energetici territoriali in cui produzione e consumo siano strettamente connessi.

Nel Ferrarese, un parco fotovoltaico per la produzione di energia green
Energia pulita ottenuta dal sole nelle campagne di Bondeno, nel Ferrarese: l’impianto, installato su una superficie di 9 ettari, ha una potenza di 9 MW e produce energia corrispondente al consumo annuale di 5 mila famiglie. A regime, permetterà di risparmiare quasi 6 mila tonnellate di anidride carbonica all’anno.
Questo progetto è parte integrante del nostro modello di generazione dell’energia distribuito, in cui la produzione di energia rinnovabile è vicina a chi la consuma, dai cittadini alle imprese.

Scopri di più sull'Energy park di Faenza


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